Attacchi di panico e ansia anticipatoria: l’attesa del nemico

agorafobia e ansia anticipatoria

L’ansia è l’anticipazione apprensiva di un pericolo oppure di un evento negativo futuro, accompagnata da sentimenti di angoscia oppure da sintomi fisici di tensione.
Gli elementi che creano tensione e ansia possono appartenere sia al mondo interiore sia al mondo esterno.

In entrambi i casi lo stato d’animo che si vive è quello dell’ATTESA del NEMICO.
Il nemico è l’attacco di panico, che può apparire quando e come vuole, in totale indipendenza dalla nostra volontà.
Per spiegare in modo semplice  e pratico l’ansia anticipatoria userò il romanzo di Dino Buzzati “Il deserto dei Tartari”.

Nella Fortezza Bastiani, posta ai confini dell’Impero austro-ungarico, nella pianura chiamata deserto dei Tartari, Giovanni Drogo e i suoi militari continuano a vivere seguendo le norme rigide della disciplina, anche se da molti anni non c’è più stato nessun attacco da parte dei nemici. Continua a leggere

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Come vincere la paura di uscire di casa

Nel disturbo di panico con agorafobia viviamo la paura che nuovi attacchi di panico possano ripresentarsi nuovamente proprio là dove sono già accaduti oppure nei luoghi  da dove è difficile scappare e che comunque sono lontani da casa.
Ci sentiamo smarriti  nello spazio attorno a noi, mentre dentro di noi avviene un terremoto di  sensazioni sgradevolissime che ci fanno temere di perdere completamente il controllo, di svenire, di diventare strani e irreali, fino forse a impazzire.
E’ la paura che tutto ciò possa ripetersi ancora una volta che ci rende sempre più difficile uscire di casa. Continua a leggere

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La paura nello spazio:l’attacco di panico con agorafobia

ansia

L’agorafobia, che è l’aspetto più invalidante del disturbo di panico è legata alla categoria esistenziale dello SPAZIO.
Mentre l’ansia, come scrivo nell’articolo sottostante, è legata al TEMPO, l’agorafobia non ha nulla a che vedere con il sentiero del tempo in quanto appare quando siamo nello spazio.
Non è la paura irrazionale DELLO spazio, ma la paura di perdere se stessi NELLO spazio.
Durante l’attacco di panico con connotazione agorafobica ti sembra di perdere il tuo corpo, la tua stabilità fisica e psichica,  ti senti traballare e diventare poco reale.
Il termine agorafobia di fatto non è perfettamente congruente.
Vediamo perché.
La fobia è una paura irrazionale, avvolta da ansia e da repulsione, verso certi animali, persone, cose.
Ad esempio nella claustrofobia viviamo la paura dei  luoghi chiusi, tipo ascensore, porte girevoli in banca, nella idrofobia abbiamo paura dell’acqua, nell’aracnofobia dei ragni, nella ofidiofobia dei serpenti, nella cinofobia dei cani, nella glossofobia di parlare in pubblico, nella aereofobia abbiamo tanta paura di volare… Continua a leggere

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Ansia e stress: come controllarli nella nostra vita?

Esiste una relazione tra ansia e stress?
Sì, esiste ed è molto evidente!

Intanto premetto che l’ANSIA è il sottofondo, il rumore sordo, ma costante che sottende silenziosamente sia l’ATTACCO DI PANICO, sia l’AGORAFOBIA.

E’ come una tovaglia, che copre il tavolo dove giochiamo la nostra vita, su cui successivamente viene ricamato, in rilievo, il panico e la terribile paura di sentirsi smarriti nello spazio.

L’insonnia è spesso un effetto dell’ansia.
Le sgradevoli sensazioni diurne e notturne di soffocamento sono segnali di un livello alto di ansia, presente nella nostra vita.

Mentre l’agorafobia è legata alla categoria dello SPAZIO, l’ansia è legata alla categoria del TEMPO.
Bisogna affrontarle in due modi differenti. Continua a leggere

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Attacchi di panico e stress

Il nostro stile di vita può velocemente diventare disordinato e stressato a causa di eccessive responsabilità,  troppo lavoro, troppo tempo trascorso in modo nervoso per spostarci in macchina oppure in treno, troppe relazioni impegnative, troppa tensione nel gestire l’invio e la lettura delle email, nell’ usare sempre nuove tecnologie del computer, dei cellulari, dei palmari.

Rimane sempre meno tempo per noi stessi, per un momento intimo fatto di silenzio e di inutilità, per una passeggiata nella natura.

Ci sono quattro tipi di stress: fisico, ossidativo, emozionale, relazionale.

La reazione del corpo allo stress è caratterizzata dal cuore che batte più forte e più velocemente, dall’adrenalina, noradrenalina, cortisolo, che corrono nel sangue, che accelerano la respirazione e alzano la pressione sanguigna.

Lo stress ossidativo nasce dallo smog,  da un eccesso di fumo, di alcool, di cibo.

Lo stress emozionale deriva da un addensarsi di sentimenti, di reazioni, di stati d’animo, che dobbiamo reprimere oppure subire per tanto tempo, senza poterli esprimere e lasciar andare.

Lo stress relazionale deriva dall’avere rapporti superficiali, formali con le persone dove non ti senti compreso, accettato e amato.

E’ molto importante che scegli di controllare il livello di tensione e di ansia presente nella tua giornata, che alterni momenti in cui vedi tante persone a momenti in cui non parli con nessuno, momenti in cui devi rappresentare te stesso in varie identità, a momenti in cui stai in pantofole.

Prenditi cura di te: se riconosci di avere la natura sensibile di un fiore delicato come il tulipano e il papavero, non voler vivere come un cactus spinoso! Continua a leggere

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Il panico non è una malattia


Chi soffre di attacchi di panico, di ansia e di agorafobia non è malato fisicamente , né mentalmente!

Chi ha il “problema panico” vive le proprie giornate, spesso per molti anni, in compagnia di numerosi sintomi spiacevoli, invalidanti, terribili sia a livello fisico, sia a livello psicologico, ma non è colpito da una malattia incurabile.Iniziamo a conoscere e a comprendere i sintomi.

Se non ci fossero i terribili e spaventosi sintomi fisici, ai quali seguono poi le interpretazioni psicologiche e mentali, il panico sarebbe quasi “sopportabile”, potrebbe essere analizzato e trattato come un qualsiasi altro disturbo , risolvibile con la psicologia , la psicoterapia , terapie varie .

Allora perché non si guarisce tanto facilmente e tanto velocemente ?

Perché i farmaci agiscono per un po’ calmando i sintomi, ma non risolvono definitivamente il problema, anzi spesso creano effetti collaterali che prima non c’erano e creano una dipendenza fisica e psicologica , che diventa un problema in più , che si aggiunge al disagio grave e ingombrante del panico?

La risposta è che il panico, gli attacchi di panico, l’ansia, l’agorafobia possono svanire solamente se, accanto allo studio delle cause che lo hanno provocato e delle circostanze che lo hanno favorito (descrivo le dieci circostanze nella newsletter gratuita che invio alle persone che richiedono l’mp3 gratis e sviluppo in modo approfondito la natura del disturbo di panico nel mio Ebook Panico Vinto!) individuiamo la VERA ORIGINE CHE LO HA GENERATO.

Se la causa originaria degli attacchi di panico non è trovata e sconfitta, il panico si ripresenterà ancora nella nostra vita, quando meno ce lo aspettiamo, magari dopo un paio d’anni, che avevamo iniziato a stare bene e speravamo di essere usciti per sempre da questo terribile incubo.
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Senza volerlo, senza saperlo siamo noi a perpetuare il meccanismo sgradevole degli attacchi di panico

Gli attacchi di panico, non sono qualcosa che accade dentro di noi , anche se sentiamo i sintomi, anche se percepiamo il disagio, ma sono qualcosa che, senza saperlo, senza volerlo, perpetuiamo.

Qualcosa che noi, quasi a comando creiamo.

Mi spiego meglio, con un esempio personale.

Nei lunghi anni, in cui ho sofferto di panico, mi accadeva questo: ad esempio, mi trovavo al ristorante, stavo bene, ero contenta, mi sentivo a mio agio e…..improvvisamente appariva nella mia mente un pensiero distruttivo che diceva più o meno così: “E se mi venisse l’attacco?”

Ecco che, come i pompieri che si mettono a correre al suono della sirena che dà l’allarme per spegnere l’incendio, i sintomi ben noti del panico, si presentavano in forma smagliante.

Completi, i soliti, classici, inconfondibili sintomi dell’attacco di ansia e di panico.

Dopo anni di questo gioco mi sono resa conto che ERO IO A RICREARLI, ero io a farli apparire a “comando”. Continua a leggere

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La perdita del tempo presente e il senso di irrealtà nell’attacco di panico

RISPONDO A ENZO.

Ogni volta che ci accade un evento doloroso la dimensione del corpo, dei sentimenti e della mente si fondono insieme, come se si pastrociassero insieme, tre diversi colori che diventano una macchia confusa e multicolore.
In questo collasso di aspetti diversi della realtà, che si fondono erroneamente insieme, mentre dovrebbero rimanere distinti e separati, io interpreto in modo errato la realtà.
Questa interpretazione errata della realtà, si spalma su tutti gli aspetti della mia vita e mi porterà a confondere la dimensione del corpo con quella della mente oppure quella dei sentimenti.

Un esempio tipico è questo:sento ansia e apro il frigorifero e mangio. Mi sento depresso e guardo una fiction alla televisione, cioè ho un problema nell’area emozionale e cerco di risolverlo in quella fisica mangiando.

Quando io non ho integrato,compreso e accettato completamente l’evento doloroso del passato,vivo nel tempo passato, ovvero PERDO IL TEMPO PRESENTE, mi sento irreale (attacco di panico) ,poco presente nel qui e ora.
Regredisco senza accorgermi, cammino indietro lungo il mio sentiero del tempo, torno nel tempo passato.

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Attacco di panico: come nasce a quattro anni, l’esperienza di Enzo

Cara Laura, considero gli attacchi di panico e le fobie un problema psicologico e non una malattia.

Sono stato colpito dal primo attacco di panico all’età di 4 anni.

Ero al mercato settimanale con mia madre e mia sorella più piccola. Afferravo con la manina destra il passeggino di mia sorella e non lo lasciamo mai, così come mi aveva raccomandato mia madre. Quella volta, però, per una ragione che non ricordo bene, lasciai il passeggino e rimasi da solo nello spazio aperto del mercato. Mia madre non si accorse di me e si allontanò.Quando capii che ero rimasto solo e abbandonato fui colto da un attacco di panico (adesso so per certo che si trattava di panico). Pensai che ero rimasto solo e abbandonato e non avrei più rivisto mia madre, mio padre, mia sorella e tutti i miei parenti. Pensavo a come fare per ritornare a casa da solo ma mi rendevo conto di non esserne in grado.

Ero disperato e mi giravo intorno alla ricerca di mia madre. Provavo una paura fortissima, un senso di smarrimento.

Non so quanto tempo passò, forse un paio di minuti, ma per me fu un’eternità. Ad un certo punto mi accorsi che mia madre era ritornata e tirai un sospiro di sollievo. Purtroppo mia madre non mi rassicurò a sufficienza perché era preoccupata. Questo è solo l’inizio! Saluti, Enzo

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Panico e l’arte di non ferire

Rispondo così a Eloisa, giovane studentessa di 20 anni .

Cara Eloisa,
quello che probabilmente è rimasto inciampato nella tua mente del tuo passato sono le tante ferite che hai ricevuto e che, per errore, hai fatto anche tu.

Scegli di cambiare da subito in questo, mettendo il “non ferire-rispettare te stessa e gli altri” come primo valore nella tua vita. Possiamo crescere veramente se creiamo attorno a noi un clima di comprensione, di accetatzione, dove le critiche, la violenza verbale, fisica, mentale è tenuta fuori.

Impegnati in questo bellissimo progetto di non ferire, tieni un diario segreto in cui quotidianamente scrivi le ferite che hai fatto a tuo padre, a tua madre, agli amici, al fidanzato. Per sentire che la vita merita di essere vissuta, questo tuo passato turbolento va pulito, come ? Impegnandoti a fare bene quello che stai facendo adesso: la relazione con il tuo fidanzato, con i tuoi genitori, i tuoi studi.

Prova a chiedere scusa alla tua amica per cuore.

Questa piccola parolina “Scusa” riapre magicamente tutte le porte della relazione.

Quando noi feriamo fisicamente, verbalmente, mentalmente con giudizi e crititiche, ci sentiremo in colpa, perchè la nostra vera natura è essere buoni, è avere amore e cura per gli altri esseri umani.
Quando iniziamo un percorso di miglioramento e tentiamo di essere gentili con gli altri, sentiremo di meritare, saremo più contenti e soddisfatti di noi stessi e della nostra vita.
Ti sostengo in questo tuo viaggio verso il migliorare te stessa e la tua realtà.
Ottima la facoltà di psicologia, bellissima la missione di aiutare gli altri a conoscere se stessi, a realizzare i fini della propria vita, a integrare aspetti dolorosi e non compresi del passato: ti auguro di realizzare questa meta di laurearti con il massimo dei voti.

Il panico si vince in due e la via più veloce per iniziare ad abbandonarlo è impegnarsi a “non ferire” chi è in relazione con noi.

Copyright 2007-2009 di Laura Bolzoni Codato. Tutti i diritti riservati.

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Panico e respiro: la condivisione di Antonella

Cara dott. Bolzoni,

ieri sera, dopo tanti tentativi andati a vuoto nei giorni passati, finalmente sono riuscita a mettere in pratica la respirazione circolare.Sa che ha proprio ragione?

Una volta che inizi non vuoi più smettere!!Mi sono girata e rigirata nel letto fino alle 3.00 almeno, cercando di addormentarmi, ma proprio non riuscivo…

Era più forte di me: continuavo e voler respirare in quel modo e, soprattutto, a voler sentire coscientemente come la respirazione lasciasse scorrere giù fino alle gambe e poi ai piedi (ho avverrtito una specie di formicolio) ogni tensione.

Un’altra cosa ho notato:un senso di freschezza alla “bocca dello stomaco” (per farmi capire: la sensazione che si percepisce subito dopo aver lavato i denti), concentrata in una pallina,che era lì, sul punto di esplodere e coinvolgere l’intero corpo con questa sensazione, di infonderla dovunque in me, ma che non è riuscita ad arrivare al punto di rottura…Per il momento, riesco solo a farlo stando distesa.

RISPONDO AD ANTONELLA

Brava Antonella!
Continua ad esplorare il ritmo del respiro.
Puoi fare tutte le sere, se vuoi un po’ di respiro cosciente circolare, a occhi chiusi, non più di 15 minuti però.

Lascia che tutto quello che affiora in te emerga, apriti ad accoglierlo, respiralo e….lascialo andare!

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L’imprevedibilità e l’incostanza dell’attacco di panico

Ciao Laura Bolzoni,

qualche minuto fa, quando ho aperto il Blog, mi è parso di essere l’autrice della tua considerazione sull’imprevedibilità e l’incostanza degli attacchi di panico.

Come già accennato nelle mie mails, da anni soffro di questi bruttissimi sintomi, ma dopo aver scoperto questo sito……sembra che qualcosa sia un po’ cambiato.

Nonostante da qualche giorno fossi riuscita a “lavorare” bene il panico (e mi fossi convinta che andava meglio), ieri sera, in un momento di totale relax, dopo essermi alzata dal divano per un bicchiere d’acqua, per poi subito risedermi, ho iniziato a sentire il cuore battere in gola, quello strano calore al braccio sinistro, orecchie tappate, la sensazione di soffocamento stando supina……..il TERRORE di avere male al cuore, il solito terrore dell’infarto!

Una notte di sonno disturbato e questa mattina il risveglio con quel nodo in gola, male al costato, spossatezza, paura di perdere l’equilibrio.

La tentazione di stare a casa era forte ma, cercando di non pensaci, con fatica eccomi in ufficio, e dopo aver letto il Blog…..

sembrerà stupido ma, è come se veramente qualcuno sapesse cosa sento, cosa provo e mi aiuti a star meglio e MAGARI!! a guarire.

Spero tanto che questa giornata torni ad essere simile a quelle passate in modo tranquillo e mi scuso per essermi dilungata ma……per me era importante confermare il tuo articolo.

Ti ringrazio molto per quello che scrivi e fai a favore delle persone che soffrono come me.

Un abbraccio grande!

Tamara

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Rinascere dal panico

Cara dott. Laura Bolzoni,

Le spiego:

da quando sono approdata sul suo sito e le ho scritto quella lunga lettera, ho avuto la bellissima sensazione di “rinascere”.

In realtà, nel concreto, non ho ancora fatto nulla, non ho ancora iniziato a chiudere nessuna di quelle “porte”, dal momento che attendo sue indicazioni pratiche nella seconda parte della sua risposta alla mia lettera, eppure, il sapere di avere “incontrato” qualcuno che mi potesse capire e aiutare veramente, mi aveva messo dentro un coraggio e una grinta che non avevo mai provato.
Ma, soprattutto, per la prima volta nella mia vita credo, ho sperimentato la piena consapevolezza di esistere, di esserci…

Ed è stato bellissimo!!!

Ho vissuto la meravigliosa sensazione del “so perfettamente di essere qui ed ora”, quella sensazione di essere saldamente ancorata alla realtà, istante per istante, e la grande concentrazione sui fatti quotidiani che inevitabilmente ne deriva e, cosa fondamentale, per la prima volta in assoluto, ho sentito veramente mio il problema, mi sono sentita fusa con esso, coinvolta ma non travolta.
da quello che è successo.

Grazie ancora per avermi ascoltata

Antonella dalla Sicilia

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Non poter programmare il domani

Devo essere sincera: più procedevo nella lettura più avevo la sensazione di averlo scritto io questo post…

E’ esattamente questa la cosa che più mi fa paura e più mi da rabbia: quel non poter programmare, quel non sapere domani, o anche solo fra qualche ora, come starò; se sarò in grado di mantenere un impegno, anche semplice, o meno; se avrò voglia di uscire fuori o starò barricata in casa, da mattina a sera stretta sotto le coperte del mio letto che per un po’ danno protezione e serenità ma che, dopo una giornata trascorsa così,non fanno altro che peggiorare quella sensazione di agitazione che ho dentro.

Poi ci sono i familiari che proprio non capiscono, che se mi vedono a letto me lo fanno pesare…

Così¬ sto ancora più male, sento che la mia vita mi sta sfuggendo di mano mentre io non ho la forza di fare nulla per molti giorni.

Ma c’è una cosa che più di ogni altra mi fa male in tutto questo, che mi tiene perennemente in bilico e in ansia: il fatto che l’imprevedibilità e l’incostanza proprie degli attacchi di panico si trasferiscano in ogni sfera dalle mia vita, anche in quella sentimentale.ho una bella storia d’amore ma, invece di pensare a costruire, devo ogni giorno lottare perchè non si sgretoli, perchè le paure che ho dentro non la intacchino.

Ed è dura, davvero!

Oggi sembra tutto bellissimo, perfetto,poi, all’improvviso, mi assalgono dubbi e paure…il suo viso mi sembra sconosciuto, i suoi tratti mi spaventano, i suoi piccoli difetti mostri da cui devo scappare…cari amici del blog,

a qualcuno di voi succede anche questo?

Copyright 2007-2009 di Laura Bolzoni Codato. Tutti i diritti riservati.

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Imprevedibili e inaspettati: così gli attacchi di panico entrano nella nostra vita

Oggi sono tappato in casa, domani riesco a uscire e mi sento normale e guarito, dopodomani ripiombo nel baratro.

Vi condivido la mia esperienza di quando la mia vita era abitata dal PANICO.

Uno degli aspetti più difficili da accettare e far accettare agli altri, nei lunghi anni di convivenza con il panico, è stato tentare di spiegare che cosa avessi, che cosa vivessi dentro di me e che gli attacchi di panico erano imprevedibili, inaspettati: oggi mi paralizzavano a casa , domani sparivano e io potevo uscire sorridente , a svolgere tutte le incombenze della vita quotidiana, dopo domani riapparivano più violenti di prima e mi tenevano prigioniera, tappata in casa magari per mesi interi.
Quello che gli altri mi rimandavano era questo:”E’ strano quello che ti succede. Stai mentendo, stai raccontando bugie, perché ti fa comodo, perché hai dei vantaggi secondari!”
Ricordo l’espressione diffidente e di rimprovero sul viso una persona a me cara, alla quale finalmente , dopo anni nell’inferno, ero riuscita con coraggio a confessare che soffrivo di attacchi di panico:”Non ti credo, perché non è possibile che in certi posti ti venga e in altri no, che alcuni giorni ce l’hai e altri no. Sei la solita esagerata, menti anche quando respiri”.

Come convincere gli altri che è tutto vero quello che si prova? Che è proprio così che si manifestano i DAP?Pericolante!
Ecco come mi sono sentita nei dieci lunghi anni in cui ho lottato per vincere il panico.

E TU?

CONOSCI E VIVI ANCHE TU QUESTA OSCILLAZIONE TRA MOMENTI DI BENESSERE E ATTIMI DI SCONFORTO , PERCHE’ IL PANICO RIAPPARE NELLA VITA?

CONDIVIDI SUL BLOG LA TUA ESPERIENZA.

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