La paura nello spazio:l’attacco di panico con agorafobia

ansia

L’agorafobia, che è l’aspetto più invalidante del disturbo di panico è legata alla categoria esistenziale dello SPAZIO.
Mentre l’ansia, come scrivo nell’articolo sottostante, è legata al TEMPO, l’agorafobia non ha nulla a che vedere con il sentiero del tempo in quanto appare quando siamo nello spazio.
Non è la paura irrazionale DELLO spazio, ma la paura di perdere se stessi NELLO spazio.
Durante l’attacco di panico con connotazione agorafobica ti sembra di perdere il tuo corpo, la tua stabilità fisica e psichica,  ti senti traballare e diventare poco reale.
Il termine agorafobia di fatto non è perfettamente congruente.
Vediamo perché.
La fobia è una paura irrazionale, avvolta da ansia e da repulsione, verso certi animali, persone, cose.
Ad esempio nella claustrofobia viviamo la paura dei  luoghi chiusi, tipo ascensore, porte girevoli in banca, nella idrofobia abbiamo paura dell’acqua, nell’aracnofobia dei ragni, nella ofidiofobia dei serpenti, nella cinofobia dei cani, nella glossofobia di parlare in pubblico, nella aereofobia abbiamo tanta paura di volare…

L’agorafobia  non è la  paura della grande piazza oppure del luogo aperto, anche se questo era il significato nella cultura greca, ma è la terrorizzante paura che deriva dal non sentire quasi più l’appoggio dei piedi sul terreno, le gambe che diventano mollemente leggere, il cuore che batte, il respiro che diventa irregolare, mentre sai che gli altri esseri umani ti possono guardare e accorgersi che c’è qualcosa che non va in te.

E’ una sensazione simile al naufragare nell’aria.

Improvvisamente lo spazio diventa nemico.

Rimanerci dentro è quasi insostenibile.

Sei lontano da casa tua, dalla tua “cuccia calda” e non hai proprio idea di come farai a ritornarci, perché ti senti veramente svenire e morire, in una dissoluzione percettiva che attraversa tutti i tuoi sensi fisici.

Di fatto non è dalla tua casa, intesa come abitazione, da cui ti senti lontano, ma dalla tua “casa interiore” , da te stesso, dalla tua natura profonda non fisica.

Ti senti smarrire nelle penetranti e sgradevoli sensazioni di panico, che interpreti erroneamente come segnali di una morte esistenziale quasi certa, anche se sai che non morirai, visto che sei sempre sopravvissuto.

Perdi la relazione con te stesso a causa della violenza dei sintomi dell’attacco, come accade alla fogliolina autunnale che si stacca dall’albero e vola in balia del vento, che …chissà dove la porterà.

Se ascolti le sensazioni finirai con l’identificarti e ti perderai.

Ti devi invece collegare con la parte stabile, forte e più profonda di te stesso, dove abita la consapevolezza.

Devi imparare a OGGETTIVARTI NELLO SPAZIO.

Lo spiego in modo semplice.
Quando sei fuori casa, all’esterno, tu ti trovi tra  il cielo e la terra sulla quale poggiano i tuoi piedi, grazie alla forza di gravità.

Per oggettivarti e uscire dal senso di irrealtà e di depersonalizzazione che ti avvolge quando vivi l’attacco di panico con agorafobia, hai bisogno di triangolare tre punti di riferimento: la terra che è sotto di te, il cielo che è sopra di te e l’individuo consapevole che è dentro di te.

Quando tu sei tranquillo a casa tua e passi da una stanza all’altra, andando dal salotto in cucina per berti una buona tazza di tè, NON PERDI TE STESSO.

SEI SEMPRE TU, solamente in stanze diverse.

E qui, fuori casa è la stessa realtà solamente che sei in una stanza all’aperto oppure in autostrada, al supermercato, alla posta, in banca, in treno.

Però sei ancora e sempre TU!

Hai solamente cambiato posto!

Non sei solo, perché c’è qualcuno che ti accompagna sempre, che non ti abbandona mai e che sei TU STESSO!

Portati nel tuo cuore.

Questa consapevolezza può veramente aiutarti molto.

Finchè non sarai fuori per sempre dal disturbo di panico con agorafobia, prendila così: nella vita di oggi ognuno ha i suoi problemi, c’è chi ha l’allergia primaverile ai pollini e chi ha l’agorafobia!

Vedrai ne verrai fuori, come è stato per me e come racconto nel Libro Ebook Panico Vinto!

Concludo questa prima parte sull’agorafobia lasciandoti questo semplice, ma efficace piccolo esercizio per aiutarti a oggettivarti nello spazio.

Vai con coraggio, tenendo stretto te stesso nel tuo cuore, in un posto dove ci sono delle persone e fai attenzione a non attirare la loro attenzione.

Se non te la senti di andare da solo, va bene che ti fai accompagnare per le prime volte, da qualcuno che ti vuole bene.

Porta con te un piccolo quaderno per scrivere degli appunti.

Puoi rimanere in piedi, ma puoi anche sederti su una panchina.

Senti bene i piedi che appoggiano e aderiscono al terreno.
Durante questo esercizio possono accadere delle esperienze belle, curiose, interessanti, accetta qualsiasi cosa succeda.
E’ anche possibile che le prime volte non succeda nulla di particolare e va bene così.

Indirizza la tua attenzione su una persona che vedi come punto fisso e determinato.

Poi sposta l’attenzione al cielo infinito.

Se è nuvoloso guarda “attraverso le nuvole”.

Poi, riporta lo sguardo sulla stessa persona oppure su una persona diversa.

Poi di nuovo al cielo infinito.

Cerca di sentire lo spazio infinito nel cielo.

Fallo più volte, lavora in questo modo fino all’intuizione che scriverai sul tuo quadernetto.

Vai, prova, ti sono vicino!

Assapora questa uscita come un bambino con la bicicletta nuova….e con un aquilone appeso al manubrio….

Copyright 2007-2009 di Laura Bolzoni Codato. Tutti i diritti riservati.

Vuoi raccontare come è stata la tua uscita nelle” stanze all’aperto”?

Vuoi parlare della tua agorafobia?

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60 risposte a La paura nello spazio:l’attacco di panico con agorafobia

  1. Mariano scrive:

    Ho 21 anni ed è quasi un anno che soffro di agorafobia, non ho capito ancora da cosa è dovuto. Il primo pensiero quando scendo è “non vedo l’ora di tornare a casa”. I primi 50 passi tutto bene, poi 100 una mano in tasca sudata stringendo le gambe poi 500 mancanza d’aria si sfoca la vista ti senti debole, 1000 passi , ma chi sono io? ma dove sto? ma è tutto vero?…. Il mio unico rimedio è l’alcool, è proprio quando sto ubriaco mi domando ma perchè… perchè quando bevo non succede!?! allora capisco che è solo frutto della mia immaginazione ti senti felice in quel momento pensando “vaiii!! è andato via!!! ti senti più sicuro con te stesso ecc ecc, ma poi il giorno dopo ti rendi conto che l’alcool non ti aiuta affatto anzi aumenta la paura degli spazi aperti (personalmente) allora sai che penso a 20 anni questo problema?!? figuriamoci a 30. Ma una parte del mio cervello sa che ce la posso fare.

  2. Giovanni scrive:

    ciao è da quando avevo 17 anni che ho iniziato ad isolarmi in casa dopo aver avuto i primi segni di disturbo fuori all’aperto. Adesso ho 24 anni è l’agorafobia mi blocca, ho paura di uscire perchè sò che avrò quei fastidi che mi sfiniscono come se avessi fatto i 100 metri di una corsa! Le piazze o le strade ampie mi terrorizzano xkè temo un malore, datemi qualche consiglio se c’è qualcuno che è uscito da questo problema

  3. Katia scrive:

    Sono tre anni che combatto contro quel mostro. A volte, non so perché, non mi viene, a volte mi uccide. Inutile spiegare le sensazioni perché per tutti sono le stesse. Prendo molte benzodiazepine, ma a volte e come bere acqua. In questo periodo continuo a piangere perché la mi vita è veramente limitata, lavoro casa, casa lavoro. In questi posti mi sento sicura, come tutti, però ho notato che in certi negozi non mi viene in altri non riesco neppure a varcare la soglia. Poi una cosa strana che mi assicuro sempre che ci sia un posto da sedersi e una volta individuato mi calmo. Quando cerco di sforzarmi a superare questa sensazione, quando esco dal posto mi sento come se avessi scalato una montagna e mi rifugio in macchina. Lì riprendo fiato, ma per tutto il giorno, oltre a sentirmi sconfitta, mi sento stanchissima.
    Grazie per avermi ascoltato. Katia

  4. m.alfredo scrive:

    volevo dire che questo blog mi aiuta moltissimo: quando leggo mi sento bene e sono fiducioso che prima o poi i disturbi passeranno. Vorrei che nei momenti bui di ansia e ( presumo crisi di panico), qualcuno mi stesse vicino e mi parlasse con quelle parole fiduciose che la dottoressa manifesta nei suoi interventi sul blog. Ma so che ciò non è possibile, e quindi faccio il possibile per ricordare gli insegnamenti che fin’ora ho letto.
    non voglio descrivere qui le mie crisi, volevo solamente esprimere un immenso grazie alla dottoressa e a tutti voi: il parlarne potrebbe essere controproducente, ma anche la solitudine della malattia è altrettanto invalidante. Ciao a tutti e speriamo in un futuro migliore

  5. F. Katia scrive:

    Volevo solo dire che anch’io soffro di agorafobia. Cerco di mettercela tutta e a volte riesco anche a stare in un supermercato per mezzoretta, ma poi cominciano a tremare le gambe, non coordino più le cose o persone intorno a me, voglio solo raggiungere la mia auto e dentro mi sento sicura,
    dopo piango perchè penso che è l’ennesima sconfitta e non guarirò mai. Penso che qualche volta che sono riuscita a stare in mezzo alla gente è stata solo fortuna, perchè il giorno dopo era tutto come prima, paura, paura, paura……..Sono 3 anni che vivo questa situazione, non ne posso più. Ciao a tutti e buona fortuna a tutti.

  6. Cristina scrive:

    Buongiorno a tutti. Soffro di questo terribile disturbo dall’età di 22 anni. Ora ne ho 40… A scatenarlo, all’epoca, fu il rifiuto di proseguire la carriera scolastica che mio padre aveva deciso per me. Da piccola cercavo in tutti i modi la sua approvazione e, ogni sua critica mi scavava un gran vuoto e un gran dolore. Non è un cattivo padre, ma il suo affetto era poco evidente e se lo deludevo andavo incontro a umiliazioni. Se mi facevo male da bambina anziché rassicurarmi mi faceva sentire in colpa perché non ero stata attenta. Mia madre invece ha un carattere dolce ma non si sa imporre, sembra che si estranei pur di non iniziare una discussione. Non sopporto questo suo subire, e il mio senso di ribellione é alla fine esploso col panico. Vorrei essere libera di fare ciò che voglio, ma la mia paura spesso mi frena. É come se fossi condizionata dalla mia paura, come un detenuto che si sente perso senza il suo carcere. Ha andatura ciclica. Dopo la nascita di mio figlio e dopo aver ripreso a lavorare era pian piano scomparsa. Prendevo mezzi, uscivo da sola senza problemi. Ora ci son di nuovo dentro fino al collo. Voglio essere una buona madre per mio figlio. Ho sempre rifiutato la terapia con farmaci, ma devo ammettere che ora sono stanca e sto seriamente considerando di frequentare un centro specializzato. Non voglio trasmettere paure a mio figlio. Ora mi sta anche causando sintomi fisici come problemi agli occhi, e non posso permettermi di rovinarmi la salute. Ho anche pochissima fiducia nella gente. Ho purtroppo avuto delle sgradite sorprese nella vita: ambienti di lavoro popolati di personaggi squallidi, il lavoro perso perché non ero stata abbastanza amichevole e compiacente col capo e… Oltretutto ero incinta e sono stata lasciata a casa dopo molti anni. Ora sono di nuovo in una situazione che non mi piace, un altro ufficio, stesse mansioni… Un capo dispotico e incontentabile, con cui cerco di evitare qualsiasi confronto, ma trovo insopportabile la sua maleducazione e la sua prepotenza. E non sono l’unica… Quindi non é una mia visione esagerata. Detesto la gente maleducata, che se ne infischia degli altri. Mi viene una gran rabbia. Ho avuto però la forza di chiudere con dei parenti tremendi, al contrario dei miei genitori che li hanno sempre assecondati, ottenendo in cambio solo amarezze, ferite e rifiuti. Mi sono ribellata e li ho mandati elegantemente a stendere. Con grande sorpresa mia madre mi ha imitato…! Mio padre no, sempre asservito. Mio figlio é stato la mia forza. Voglio essere una madre ottima. Non si solo provarci. Chissà se riuscirò mai…

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