L’attacco di panico e la paura degli altri: voglio diventare invisibile!

agorafobia

Mattia è un giovane studente universitario, che scrive sul nostro Blog : ”… Ho 24 anni e soffro di ansia e Dap, e da ormai un anno a questa parte la mia vita è cambiata, non riesco più ad andare all’università
non riesco a stare tra la gente, non riesco a stare lontano da casa, perchè ancora credo ai sintomi dell’ansia e del panico .ho timore della gente,
mi sento vulnerabile, penso che la gente possa pensare che c’è qualcosa che non va in me,quando sono in giro ho timore di incontrare qualche conoscente
è come se dovessi sempre essere perfetto e all’altezza di ogni situazione, come se non mi fosse concesso di sbagliare.”

Rispondo così a Mattia.

E’ molto importante che tu concluda con la meritata laurea il tuo ciclo di studi e che tu rimanga concentrato, in modo intenso e appassionato, sui libri e sugli esami.

Parallelamente a questo impegno di studio, ti occupi di risolvere a piccoli, ma costanti passi, l’ansia, la leggera fobia sociale e gli attacchi di panico, con tutti gli strumenti che hai già a tua disposizione.

Quando tu percepisci dentro di te la sensazione di disagio che ti comunica spiacevolmente che “c’è qualcosa di sbagliato in te” , inevitabilmente cadrai nel meccanismo opposto, che ti spingerà a “mostrarti perfetto”.

Tutte le volte che oscilli tra il non voler sentire che “deve esserci qualcosa di sbagliato in te” e il dover dimostrare agli altri esseri umani che “devi essere perfetto”, ti muovi tra un aspetto del nocciolo della personalità e il suo opposto complementare …perdi la naturalezza di essere semplicemente te stesso.

E’ da questi due opposti complementari che ti devi emancipare e liberare, non soltanto dall’ansia.

Come puoi fare?

Osserva dentro te stesso, quando ti senti giudicato dalle persone, senti la sgradevole sensazione di “sentirti sbagliato” e …appena si affaccia alla tua coscienza la sensazione di imperfezione, percepisci subito, con accuratezza la tua tendenza a reagire a questo giudizio negativo, fino a comportarti forzatamente “da perfetto”.

A questo punto …vai oltre questa vecchia e inutile trappola e rimani te stesso.

Accogli di andare bene così come sei e contemporaneamente mantieni l’impegno di migliorare quell’ aspetto del tuo carattere che TU, e soltanto TU, hai deciso di rendere migliore.

Sii fedele alla tua natura, non snaturarti, non adattarti ai modelli falsi, che ti tolgono la libertà.

 

FOBIA SOCIALE OPPURE TIMIDEZZA?

Il  30 marzo 2011 ancora il nostro Mattia scrive : “Grazie dottoressa per i suoi preziosissimi consigli e grazie per il tempo che investe in questo blog.
Considerato che mi sta dedicando un articolo e per darle più informazioni possibili su di me, le racconto un aspetto che mi ha creato qualche sofferenza, sperando possa essere utile.
Da bambino mi hanno sempre detto che ero timido, e me lo hanno fatto vivere male, molto di più di quello che effettivamente era. peraltro spesse volte questa convinzione è stata rafforzata dal fatto che mio padre si sostituiva a me e al posto di incoraggiarmi e aiutarmi ad affrontare le situazioni che mi “spaventavano”, le faceva lui al posto mio.(telefonate,parlare con qualcuno,sbrigare piccole commissioni ecc) Di conseguenza, ho sempre pensato di non essere come gli altri, ma inferiore,diverso, non capace a rapportarmi con le persone in modo corretto,come loro, non in grado di cavarmela da solo perchè timido. Da qui l’ansia di stare con e tra la gente, di mostrarmi come sono, di sentirmi in obbligo di dimostrare a me e alle persone che non sono timido, che ho sempre la risposta e la battuta pronta ecc.. “

Caro Mattia, l’ansia di essere giudicati dagli altri, che spesso caratterizza la fobia sociale e la paura di essere visti dagli altri, che è legata invece all’ attacco di panico sono diverse tra loro e non è semplice individuarne le caratteristiche e le differenze.

Spesso l’ ansia sociale, l’ attacco di panico con agorafobia, il disturbo evitante di personalità, la normale timidezza si mescolano tra loro e a volte creano una comorbità.

La fobia sociale può associarsi con altri disturbi d’ansia.

L’ANSIA SOCIALE

La persona che soffre di fobia sociale teme i rapporti con le altre persone perché il loro incontro rischia di trasformarsi in un esame.

Si sente osservata, giudicata  e valutata dagli altri.

Questo problema si manifesta nella tarda adolescenza e spesso l’ansia nei confronti degli altri e il tentativo di evitare i rapporti umani cresce con il tempo.

Uscire di casa e incontrare le persone diventa una lotta interna quotidiana, invisibile ma terribile.

La persona che ha un comportamento fobico tende a diventare evitante.

Sta sempre in guardia.

Non osa avvicinare gli altri.

Con facilità si sente ferito dal rifiuto.

E’ riluttante a entrare in relazione, a meno che non riceva una garanzia di accettazione.

Vive con un grande dolore la solitudine dentro di sé e si sente “fuori dalle cose”.

La paura degli altri si esprime nel comportamento con l’insicurezza.

La domanda che appare è : “Ce la farò?”

La paura degli altri si esprime nel comportamento con l’esitazione.

Il dubbio che appare è. “Ma …Forse….”

La paura degli altri si esprime nel comportamento con l’indecisione.

La domanda che appare è: “Vado? … Non vado?”

La paura degli altri si esprime nel comportamento evitante.

Anche chi soffre di attacchi di panico tende a evitare le persone e le occasioni sociali.

Tuttavia la sua paura, rispetto a quella che vive il fobico sociale è diversa, diventa la paura di essere visti durante l’attacco di panico.

Si teme che l’altro si accorga del nostro disagio interiore, che veda i sintomi che sentiamo in quel momento terribile.

Non si fa una diagnosi  di fobia sociale quando l’unico timore rispetto alle persone è rappresentato dall’essere visti durante un attacco di panico.

Naturalmente per capire se si soffre di fobia sociale e per avere una diagnosi precisa è necessario rivolgersi a un professionista, che valuterà una serie di sintomi e soprattutto analizzerà se tali sintomi persistono per un periodo di tempo prolungato ( specificamente per almeno sei mesi).

LA TIMIDEZZA

fobiasocialeGrande

La timidezza può essere interpretata come un’esitazione ansiosa, come un’inibizione all’azione e alla relazione,  dovuta alla paura.

La timidezza non è una malattia.

Personalmente  trovai molto utile il consiglio rivelato nel libro “Violetta, la timida”, che lessi da ragazza.

Ecco il consiglio, che la signora A. dà a Violetta: “ La timidezza condiziona tutte o quasi le tue azioni, mentre la volontà la eserciti di rado. Ne deriva che la volontà non esercitata si atrofizza, come si atrofizzerebbe un braccio, una gamba non usati, mentre si svilupperebbe sempre più la timidezza a cui lasci dalla mattina alla sera il campo libero. Dico bene?”

Violetta pensò: “Dice benissimo. Ma che ci potevo fare?”

La risposta della signora A. fu questa: “Il tuo compito è quello di affrontare ogni situazione che ti intimorisca o ti faccia soggezione, fino a vincerla. Quando nulla più ti farà paura o soggezione, a meno che non si tratti di un leone, sarai guarita dalla timidezza”.

Violetta disse: “ E a me non rimase che eseguire!”

Il metodo di Giana Anguissola, che è l’autrice del libro, impone di fare esattamente ciò che si teme di fare.

La timidezza si vince affrontando ciò che più ci fa paura, facendo proprio quello che non vogliamo fare, che temiamo di non poter fare.

VINCI TUTTO QUELLO CHE TI FA PAURA

timidezzabimbo

Ecco il mio consiglio per Mattia, per la dolce Claudia e per la simpatica mamma del Blog Manuela, che scrive: ”  In realtà ho paura che mi vedano star male, ho paura che mi giudichino diversa, io non ho mai guidato per esempio. Ho paura che i sintomi prendano il sopravvento vertigini iniziali e tachicardia. Se supererò lo scalino della gente sarò a un ottimo punto

Comunque Dottoressa, tante mie grandi paure sono migliorate o devo dire addirittura risolte grazie a lei e al suo libro. “

Anche se hai paura e disagio a incontrare le persone, sia perché sei timido sia perché hai paura che ti vedano mentre hai l’attacco di panico, scegli ugualmente di andare verso gli altri.

Permettiti di assaggiare con coraggio  tutte le relazioni, anche se senti i tuoi limiti interiori e l’imbarazzo.

Fallo con la semplice libertà con cui provi un paio di scarpe.

A volte la scarpa avrà il tuo numero di piede esatto, a volte ti starà stretta e non ti farà sentire  a tuo agio, allora tu rispetterai questa verità di te e rimarrai per poco tempo con quelle persone che “ti stanno strette”, che senti che ti giudicano, che non ti comprendono e non ti accettano.

Ripeti a te stesso con amore e con rispetto, quando ti trovi davanti a una persona:

Io sono.
Io vado bene.
Tu vai bene, puoi esserci. Non cercherò di cambiarti.

IO MI RISPETTO.
IO TI RISPETTO.
IO RISPETTO LA VITA.

donnesiguardano

La paura degli altri persiste in noi, perché in passato siamo stati traditi, delusi, forzati, abusati, negati, iperprotetti dalle persone.
Se oggi comprendiamo il vero motivo di questa vecchia paura e rispettiamo gli altri, facendoci rispettare contemporaneamente, la paura volerà lontano!

Ti auguro di muoverti con fiducia nello spazio e tra le persone, anche quando hai l’attacco di panico.

L’attacco di panico è invisibile agli occhi, spesso distratti, delle persone, non serve che tenti di diventare invisibile tu!

Vuoi condividere con noi :

Quando vivi l’attacco di panico hai paura che gli altri ti vedano?

In che modo hai paura degli altri?

Copyright 2011 di Laura Bolzoni Codato. Tutti i diritti sono riservati.

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503 risposte a L’attacco di panico e la paura degli altri: voglio diventare invisibile!

  1. nanà scrive:

    ho letto il suo articolo, e la storia del ragazzo 24anne…mi rispecchio in tutto ciò che prova. Il suo incoraggiamento, dottoressa mi ha provocato un pianto di liberazione, pertroppo devo dire momentaneo, però è un gran bell’inizio, una sensazione piacevolissima anche se sofferente, nel potermi “sentire” in quello che realmente sono e che per paura non riesco a lasciar andare..

  2. eddi scrive:

    Condivido l’articolo poiché ho rivisto me stesso bambino prima, giovane, poi, maturo infine.

    Certo che, nel momento in cui avevo l’attacco di panico, temevo gli altri mi vedessero!
    Oggi mi pare ridicolo tutto questo, dal momento che gli altri manco ti notano, perché non ti sono né amici, né nemici, ma semplicemente estranei.

    Forse è questa la chiave per decidere di muoversi nonostante tutto:
    i nostri simili hanno altro cui pensare.
    Sinanco i nostri cari, sovente, hanno altro cui dedicare la loro attenzione.

    Siamo noi a falsificare la realtà.

    Circa poi la timidezza cui Mattia fa cenno, non sempre essa è la causa.
    Tornando a me stesso, per esempio:
    da bambino non ero timido, anzi piuttosto sfrontato.
    Eppure ansia, agorafobia e panico mi sono stati amici, sin troppo!
    E questo perché ci pensò mia madre buonanima a scipparmi quella (poca o molta) autostima che avevo di me.
    Acqua passata.
    Sebbene l’amarezza non passi mai: matura pur essa, e guardi alle cose con distacco, e con la pace interiore che deriva dall’osservare il mondo e i suoi difetti armato di pazienza e comprensione.

    Certo, il papà di Mattia sbagliava a sostituirsi a lui. Un errore dettato dal troppo amore, che pur esso è a sua volta dettato dall’ansia?
    Perché sono i genitori ansiosi a fare i figli ansiosi.

    Mi sono persuaso, col tempo, che C.G. Jung avesse visto giusto:
    altro che scuole per i ragazzi; ci vorrebbero scuole per i genitori!

    Un abbraccio forte a tutti.

  3. Manuela scrive:

    Dottoressa cara, grazie tante per lo splendido articolo che ci ha dedicato, ci sto provando, è dura però, soprattutto senza gocce, a volte mi persiste l’ansia anche per molto anche se non mi è venuto il panico…A volte riesco…….Crede nel mio caso sia meglio contattare uno specialista? Come sa non ho avuto precedenti esperienze positve in merito e trovare Dottori come lei è praticamente impossibile!! Dottoressa quando può mi faccia sapere anche se dalla depressione si può uscire in modo naturale! Grazie la abbraccio fortissimo!! Grandissima L A U R A !!!!!

  4. Manuela scrive:

    Eddy, comunque hai proprio ragione sui genitori, mia madre è un tipo molto ansioso, infatti io sono così.

  5. giulia scrive:

    Grazie cara Dottoressa, è tutto vero quello che ha scritto, chi si trova a disagio in mezzo agli altri nasconde qualcosa di buio nel nostro passato che non abbiamo elaborato è come un grosso macigno che abbiamo dentro di noi e non riucisamo a liberarci, sa cosa mi succede oggi? Che quando mi trovo ad avere delle crisi di ansia automaticamente si risveglia qualcosa in me e ricordo che questi momenti gli ho già vissuti da ragazzina, ignarla di averli provati, ricordo che qualndo facevo le medie stavo, ma non sempre, da sola evitavo gli altri mi sentivo la paura di essere derisa, e ora non so perchè si affacciano di nuovo questi dubbi, poi nell’età adolescenziale ho soffertomolto di solitudine, ad un certo punto sono rimasta senza amici e la paura poi di ritrovarne altri mi faceva paura per paura di essere tradita di nuovo, come era già successo, insomma ora da grandi è difficile superare di nuovo tutto questo anche perchè ora ne sei consapevole…cmq grazie, e come Manuela Le chiedo anch’io genitilmente di parlarci un pò della depressione, perchè purtroppo con l’ancisa e il panico poi è inevitabile che si affacci anche questa brutta bestia, confidiamo in una Sua gentile risposta….ancora grazie

  6. giulia scrive:

    mi scusi gli errori ma stamattina mi formicolano un pò le mani e non sento bene i tasti

  7. Roberta scrive:

    L’articolo mi rispecchia nella maggior parte dei punti tranne che sulla parte della timidezza. A me la timidezza è stata ‘appioppata’ da piccola senza che ci fosse in realtà. Sono sempre stata una ragazza robusta, forte sia fisicamente che con un carattere forte, dopo il primo attacco di panico quattro anni fa è cambiato tutto.
    Mia madre ha sempre trovato la timidezza come una giustificazione nei miei confronti. Non volevo uscire, è perché ero timida. Non facevo facilmente amicizia, ed ero timida. Non ha mai pensato che potessi avere un mondus operandi differente da lei. Sta di fatto che questo fardello della timidezza mi si è impiantato nel cervello così tanto che ho cercato sempre di essere l’opposto. Alle superiori organizzavo le uscite, all’Università ho creato un gruppo studio, solo per dimostrare e dimostrarmi che non ero timida, solo che non lo volevo veramente. Non volevo avere tutta quella gente intorno, sono una tipa che ama la compagni ma in solitaria. Finite le superiori sono scappata in una università abbastanza lontana dalla mia città natale solo per iniziare da sola cercando di non commettere gli stessi errori e non portarmi la nomina di timida marchiata sulla fronte. Il primo anno va benissimo sebbene la gente si fosse fatta un’dea di me che tutt’ora non mi piace, quella del leader forte e che non ha bisogno di nessuno.
    Per fare un esempio, se in appartamento qualcuno si ammalava ero la prima ad aiutare, ma se mi ammalavo io si dava per scontato che riuscissi a cavarmela da sola. Ho fatto il martire della situazione per un anno e mezzo perché pensavo di dover essere la più forte perché è così che mi vedevano gli altri. Mi sono annullata in pratica.

    Ho avuto il primo attacco di panico durante un viaggio a Londra (non mi è mai mancata la voglia di esplorare nuovi posti, ora lo trovo estremamente difficile), ero in fila per entrare all’acquario quando ho avuto la sensazione che il cielo mi cadesse in testa, come se il mondo si stesse restringendomi addosso. Soffocavo ed avevo mal di stomaco e il mio primo pensiero è stato quello di correre a nascondermi. E così ho fatto. Ho saltato la fila scusandomi in mille lingue differenti e mi sono nascosta in bagno fino a quando non mi sono sentita pronta ad uscire. Al primo episodio non ho dato peso, infatti ho continuato il viaggio normalmente. Ritornata all’Università è iniziato il dramma. Stessa situazione di Londra, ero in fila e di colpo mi manca l’aria e mi sento circondata. Scappo in bagno e poi torno a casa. La prendo come un’influenza e dopo tre giorni esco. Salgo sul tram e di nuovo quella sensazione di vuoto ai polmoni. Mi costringo a stare su quel maledetto mezzo ma dopo, quando torno a casa, non ci esco più per due settimane, fino a che, dopo chiamate a medici e famigliari, getto la spugna e torno nella mia vecchia città.
    Ora sono passati quattro anni da allora, vorrei dire di aver ripreso in mano la mia vita ma non è così. Non mi fido più del mio corpo, ho paura che mi tradisca. Come ho già detto sono una ragazza robusta e do sempre l’impressione di potermi mangiare il mondo ma il mio fisico esterno non rispecchia quello che sono dentro. Cerco di far uscire la mia parte debole e fare ciò che voglio ma a quel punto tutti si chiedono perché mi comporto così.

    A questo punto non credo di aver mai conosciuto la vera me stessa ma lo vorrei tanto. Come vorrei ritornare a viaggiare e andare ai concerti, ed anche prendermi la patente. Ma sembrano tutte cose così difficili, vorrei poter badare a me stessa. Vorrei non sentirmi regredita ad una bambina. Vorrei conoscere gente nuova ma allo stesso tempo ho paura di mostrami debole. Vorrei sapere chi sono ed accettarmi.

  8. Alexandra scrive:

    Pochi minuti per condividere con tutti voi cari amici le parole della Dott.ssa che ogni volta sanno tirare fuori da me il meglio delle situazioni…
    Io il mio problema penso di averlo capito ed ora che i miei genitori sono in su con l’età mi sento male a pensare che sia colpa loro…però è proprio così…un’adolescenza rubata passata a prendermi delle responsabilità che non mi competevano, compresa quella di fare da madre a mio fratello minore perchè mia mamma si era messa in testa di fare a 40 anni una vita che con i figli è un po’ difficile fare…mi ricordo ancora tutte quelle notti passate da soli io e mio fratello di appena 8 anni in quella casa isolata con tutti i rumori e il vento che soffiava forte e noi che dormivamo per terra nel salotto perchè era il posto più silenzioso della casa…
    Scusate lo sfogo ma ho bisogno di tirare fuori altrimenti scoppio…
    Grazie a tutti che ci siete…anche oggi ho superato momenti difficili, che spero piano piano non torneranno più…

  9. Manuela scrive:

    Buongiorno a tutti amici miei, in effetti pensando bene a quello che dice la Dottoressa sulle delusioni che ci hanno dato gli altri beh… Io ne ho avute molte, quando ero bambina nonostante fossi figlia unica, avevo molti amici, poi in adolescenza, mi sono sentita un pò più sola, in seguito verso i vent’anni avevo un pò di amici, che quando mi sono sposata ho perso soprattutto per colpa loro perchè non si erano comportati molto bene, ora li ho ritrovati un pò in chat e devo dire che sono un pò cambiati ma non tutti, ora hanno anche dei figli, mi piacerebbe rincontrarli ma con questi sintomi faccio fatica……Poi c’è stato anche un mio parente che mi ha dato una delusione grande ma che poi ho perdonato!! Ora di amici, non ne ho solo conoscenti e parenti, dico conoscenti forse perchè tendo a non approfondire l’amicizia e non frequentarli per questo problema o per paura che mi tradiscano di nuovo.. ho dei cugini che visto che sono figlia unica, da piccoli frequentavo moltissimo, ora non più e questo mi fa star male, ma ognuno ha la sua vita, a volte mi invitano questo mio stato mi impedisce di andare….Frequento sopratutto parenti, ma poco anche loro. Speriamo di migliorare!

  10. Manuela scrive:

    Per quel che riguarda i genitori, sono stati specialmente mia madre ansiosi, e mio padre cercava di proteggermi un pò troppo forse!

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