Non evocare i sintomi dell’attacco di panico, non aprire la stanza di Barbablù

COME PER UNA BRUTTA MAGIA ECCO APPARIRE  L’ATTACCO DI PANICO

Scrive sul nostro Giardino-Blog Antonio 3, giovane titolare di due supermercati nella bella Napoli:

L’altro giorno ero andato alla cassa a sostituire una delle due cassiere, mentre ero lì si presentano altre persone che mi desideravano, quindi entro subito in una situazione di stress, ma fin qui ci siamo, bastava dire alle persone di aspettare qualche istante e poi si sarebbe risolto tutto, ma dato che sono una persona sensibile passo dallo stress al mini attacco di panico, perché come sapete si comincia ad ascoltare i sintomi che il nostro corpo avverte nella situazione di stress ed ecco che, come per magia l’attacco parte…

La tendenza a evocare e a richiamare i sintomi dell’attacco di panico è una cattiva abitudine da abbandonare prima possibile, perché è inutile e dannosa.

Ha il vero potere distruttivo di far riapparire gli attacchi di panico.

E’ un ‘azione mentale ed emozionale da non fare!

Nella fiaba settecentesca di Perrault “Barbablù” il ricco mercante, prima di partire per un lungo viaggio consegna un mazzo di chiavi alla moglie dicendo: “Eccoti le chiavi delle varie stanze, questa è la stanza del vasellame d’oro e d’argento, questa della stanza dei gioielli…e quest’ultima chiave apre uno stanzino in fondo alla scala che porta in cantina. Ti proibisco di entrarci. Se disubbidirai te ne pentirai amaramente!”

Naturalmente la moglie di Barbablù non seguì l’indicazione del marito e d’improvviso le venne una gran voglia di dare un’occhiata subito, prese la piccola chiave, la infilò nella toppa, aprì la porta e…

E’ molto importante, come approfondisco nel mio libro “Panico Vinto!” educarti con disciplina a non aprire la porta, che ti fa precipitare nei sotterranei bui del passato, nelle stanze dei ricordi appena dimenticati, dove sono ancora fresche le immagini di te stesso in preda al panico, in balia dei sintomi spaventosi.

Non c’è nessuno che ti impone di non aprire questa porta, sei tu che puoi scegliere di tenerla chiusa per sempre.

E’ una sfida con te stesso, un impegno a non compiere in quei momenti di stress l’azione più sbagliata che potresti fare, la più inutile, semplicemente non andare verso quella porta!

Nella vita quotidiana ci sono tante cose belle da fare, da creare, da realizzare e ce ne sono altre da non fare.

Faccio un esempio semplice: come non dobbiamo bere la bottiglia di candeggina, come non dobbiamo attraversare a piedi l’ autostrada, perché si rischia di morire, così ricordare, evocare, richiamare il ricordo degli attacchi di panico è una azione molto pericolosa, da non fare!

In quei momenti critici di stress, di paura è come se ti trovassi davanti a un bivio e non sai dove andare, non ti ricordi più che cosa devi fare.

Proprio in quei momenti veramente difficili, scegli di non seguire i movimenti vorticosi dei ricordi passati spiacevoli, che ti riporteranno indietro, che ti faranno rivivere le vecchie orribili sensazioni della stanza proibita di Barbablù!

TUTTO DIVENTA IRREALE E PERDO LA PERCEZIONE DEL TEMPO PRESENTE

Scrive ancora Antonio 3: “Mi sento in una situazione la quale mi potrebbe far perdere il controllo, la paura mi assale e la mia sicurezza svanisce , tutto diventa irreale, perdo la percezione del tempo presente e mi sento subito quel bambino indifeso…

La de-realizzazione è una bruttissima sensazione di irrealtà, è un attimo che sembra eterno, in cui ci sentiamo sospesi dal mondo normale e reale.

Lo spazio in cui ci troviamo diventa incerto, instabile e strano, il tempo è sospeso.

In questo brutto momento sentiamo di non esistere e la nostra vita si spezza a metà.

La percezione di noi stessi e del mondo attorno a noi inizia a dissolversi.

Ci sentiamo estranei alla normalità, protagonisti infelici di un brutto film, dove il vero protagonista diventa il panico, un Veleno Arraffatutto, che sparge dappertutto la polverina del sonno, avvolgendoci nel terribile incantesimo che ci sospende dalla vita, dalle nostre vere mete evolutive da realizzare.

In quei momenti di irrealtà l’unica azione utile che puoi fare è materializzarti, è diventare reale a tutti i costi, uscire dalla nuvola dell’ incoscienza e spingere tutto te stesso attraverso i sensi fisici: guarda, tocca, annusa, ascolta, parla, ricorda che la consapevolezza e l’amore sono l’unico bene prezioso che Veleno Arraffatutto non è ancora riuscito a rubare!

Vuoi condividere con noi:

1. Quali sono le situazioni di vita in cui ti accorgi di diventare irreale e di perdere il tempo presente ?

2.  Andando indietro nel tempo passato, quale ricordo emerge, legato alle strane sensazioni simili a quelle che vivi adesso, quando ti senti irreale?

Buona ricerca!

Copyright 2009-2010 di Laura Bolzoni Codato. Tutti i diritti riservati

Ringrazio di cuore i lettori- fiori che hanno lasciato gli stupendi e profondi commenti: Francesca, Nicola, Michele, Chadisja, Paola, Antonio 3, Erika, Alessandra, Daniela, Lucia, Virginia, Nic, Simona, Eva, Elisa, Maria Letizia, Gian Piero, Pino, Gian, Federica, Roberta, Carmela, Michela, Desy, Franco, Laura, Pablo, Elena, Daniela 2, Alessandra 2, Antonio, Peppe, Sara, Greta, Salvatore, Sabina, Pippo, Arabella, Stella, Sergio, Nina, Gianna.

Questa voce è stata pubblicata in Attacchi di panico, sintomi panico e contrassegnata con , , , . Contrassegna il permalink.

310 risposte a Non evocare i sintomi dell’attacco di panico, non aprire la stanza di Barbablù

  1. PABLO scrive:

    Ciao, con queste email ci aiutate veramente tanto, complimenti veramente! ascolta una cosa volevo chiederti: personalmente ora soffro di ipocondria cioè ho sempre paura di stare male e penso ai soccorsi eventuali, all’ospedale piu vicino e quindi entro in ansia! come vincerlo?

  2. PAOLA scrive:

    Un altro splendido articolo della nostra amatissima dottoressa Laura Bolizoni Codato,un ennesimo spunto di riflessione per i nostri problemi,un’altra corda che ci ha lanciato per aiutarci a salire più velocemente in vetta.

    Ieri ero oberata di lavoro,come è normale che sia in questo periodo dell’anno,e ringrazio Dio per mandarmene così tanto!!!

    Non ho avuto neanche il tempo di pranzare,so solo che ad un certo punto ho avuto la sensazione spiacevolissima di non farcela,di non essere all’altezza,avevo voglia di piangere e di scappare,non sopportavo più le voci delle clienti,la loro insistenza,mi stavo scoraggiando quando invece me la stavo cavando benissimo,nessuna aspettava,erano tutte contente del mio lavoro…eppure io stavo crollando,stavo dando ascolto a quella vocina che mi diceva che non ce l’avrei fatta a reggere tutto quello stress…poi come per magia tutto si è dissolto ed ho continuato il mio lavoro serena e ridendo e scherzando con le mie clienti.

    Dottoressa il problema è che non ho capito o non mi sono resa conto di cosa mi sono detta per uscire da quella situazione,sono sicura di aver applicato qulcuno dei suoi ottimi consigli,ma in quel breve lasso di tempo non me ne sono resa conto e quindi se mi riaccadrà in questi giorni sarà punto a capo nel senso che sarò di nuovo in preda al mostro senza sapere come uscirne.

    Probabilmente la saggezza millenaria del mio corpo unita allo studio del suo metodo hanno fatto la differenza,ma io vorrei tanto raggiungere la consapevolezza delle cose per essere più forte ed avere realmente in mano l’arma per uscire dal problema.

    Ecco quindi che per rispondere ad una delle sue domande-situazioni della vita in cui divento irreale-sono tutte quelle dove sono sottoposta ad un forte stress,invece per quello che riguarda la seconda domanda per ora ho difficoltà a ricordare quali erano le situazioni in cui mi sentivo irreale,ma quando riuscirò a farle riaffiorare le scriverò subito in maniera che assieme a lei ed ai cari fiori si riesca a trovare una soluzione.

    Grazie a tutti di esistere e di essere così profondi e spontanei,vi auguro un felice Natale e che il 2010 sia l’anno in cui tutti noi riusciremo ad arrivare sulla vetta.

    Un abbraccio

  3. fabiola tota scrive:

    concreto, verissimo, bello da pensare

  4. NIC scrive:

    Cari fiori, gentile Dottoressa, molto bello il blog natalizio…

    Oggi , purtroppo, ansia alle stelle.
    Sono uscita da sola nel pomeriggio per alcuni regali di Natale, ma sono scappata dopo mezz’ora da un centro commerciale un po’ esasperata, dopo avere fatto alcuni acquisti.
    Sono giù sia per quel ragazzo, che perchè arriva Natale e sono sola sentimentalmente, anche perchè spesso ho incomprensioni con le sorelle.
    Inoltre al lavoro i titolari sono buzzurri, l’altro giorno sono rientrata da due giorni di influenza e due titolari manco mi hanno salutata.
    Per il lavoro io ci metto impegno anche se non so fare tutto… e sono molto rispettosa, ma dall’altra parte ho persone caratterialmente disturbate, con le quali ho a che fare, la titolare poi è uno stress vivente, dei giorni non lascia in pace un attimo!

    Aiuto, stasera esco a mangiare qualcosa con un amico, però sono al topo dell’ansia…
    help!

    Un abbraccio

    Nic

  5. chadisja scrive:

    Grazie Dott.ssa aspettavo intrepida la sua email l’ho trovata molto interessante.

    Io ho superato tante cose insieme ai suoi consigli, l’unica cosa che ancora non ho smaltito bene è quando mi capita di sbattere le parti del mio corpo, mi spiego meglio: ogni volta che sbatto la testa oppure altre parti come le braccia o le gambe ecc.. mi sento salire un’ansia terribile, calorie e pensieri assurdi come: adesso sto male devo andare da un medico, mi sento irreale in quel momento mi sento strana ed è come se non fossi io ma fuori di me, mi sento in aria.

    All’inizio facevo molta fatica per riprendermi adesso di meno pero’ ancora nn capisco perchè questa paura.
    E’ come se in quel momento nessuno puo’ aiutarmi xchè ho sbattuto. Cerco di razionalizzare il tutto mi faccio 100.000 discorsi mentali ed alla fine riesco a calmarmi dicendomi che in fondo ho solo sbattuto lo fanno tutti quindi nn c’è motivo di avere paura.

    Ho notato che se mi impegno a nn dar retta ai pensieri negativi quel senso di ansia diminuisce ma nn sempre è facile devo allenarmi ancora tanto.
    Rispondo alla seconda domanda:in passato mi sentivo irreale quando andavo a fare compre da sola, avevo paura di sentirmi male e anche qui nessuno poteva aiutarmi, mi capitava anche quando sentivo fuoriuscire le mie solite extrasistole, erano un panico che ancora ricordo, sudavo fredda e paura tremenda.

    Per fortuna adesso quando li sento faccio un respiro profondo e tutto riprende come se non fosse successo nulla.

    Uff…..che difficle vivere si potrebbe stare meglio ed invece no.
    Spero di mettere in atto anche questo consiglio, nn voglio aprire quella stanza nn mi interessa, nn fà piu’ per me, ho superato tante ma tante cose in questi mesi insieme a Lei e a voi cari amici e non mi và di ritornare in dietro.

    Devo fare quello che voglio io e non quello che vuole lui.

    Il mio fine è quello di vivere serenamente e di superare i problemi appena si presentano e non quando ancora non esistono.

    Grazie per questa riflessione molto utile.

    Immagino che per lei è un lavoro faticoso ma sono felice ogni volta che leggo un articolo nuovo, grazie.

    Ciao amici fiori spero di leggervi presto.

  6. Michele scrive:

    Carissima Dottoressa, Carissimi Amici Fiori!
    Evviva, un nuovo, meraviglioso articolo!!!

    La semplicità, la chiarezza e la dolcezza delle parole della nostra amata Dottoressa Laura Bolzoni Codato sono veramente straordinarie…porto sempre con me “Panico Vinto!” e, qualche giorno fa, mi è anche venuta l’idea di stampare e raccogliere insieme gli articoli del blog, proprio come formassero un nuovo libro, ma scritto proprio da tutti tutti, perché ovviamente sono inclusi anche tutti i commenti!

    E così, vi porto sempre con me, e il fatto che mi siate sempre vicini mi fa sentire felice!

    Ed ora, le risposte…

    1. Quali sono le situazioni di vita in cui ti accorgi di diventare irreale e di perdere il tempo presente ?

    Non saprei dirlo precisamente…Di solito mi è capitato più volte, in diverse situazioni, di sentirmi tale.
    Ad esempio, non ho mai sofferto di agorafobia, eppure mi capitò di sentirmi irreale mentre ero in mezzo ad una gran folla.
    Fortunatamente riuscii a riprendermi e mi diedi due o tre colpetti sul petto, come a dire “Michele, svegliati!
    Tu non sei assente in questo mondo!
    Tu sei qui, ora!”.
    Altre volte mi è capitato di sentirmi irreale il mio corpo avvertiva delle sensazioni che gli erano nuove, ma assolutamente normali: ad esempio, una semplicissima fitta intercostale mi faceva “immaginare che…”, e così ecco che creavo intorno a me tutto quell’universo percepito, e sentivo di non essere più me stesso, che ero nel caos, nel nulla…anche se, in realtà, ero lucidissimo. Così lucido che non associavo affatto questi sintomi al panico, ma al dolore che avevo avvertito!

    2. Andando indietro nel tempo passato, quale ricordo emerge, legato alle strane sensazioni simili a quelle che vivi adesso, quando ti senti irreale?

    Per fortuna, oggi queste sensazioni di irrealtà sono scomparse.
    Ma prima, quando io stesso le richiamavo, la mia mente tornava subito indietro a pensare a tutto il girotondo di sintomi ad esse legati: “oh no…adesso arriva quella brutta sensazione di irrealtà…ecco, mi sento strano; mi sento leggero leggero, quasi fossi fatto d’aria…aiuto, avverto una terribile fitta alla bocca dello stomaco…ho la bocca asciutta…comincio a tremare…” e via di seguito. E tutto si riconduceva, per un attimo, al pensiero di non farcela, di morire…cosa che, ovviamente, è durata per un bel po’ di tempo. Ma di cui poi ho compreso il “gioco” e ho cominciato ad infischiarmene!

    Prima di tornare sui libri, vorrei salutare la carissima chadisja: ho letto con attenzione il tuo commento, ed ho visto che anche tu, all’arrivo di un’extrasistole, ti spaventavi. Ebbene, con il mio panico e la mia ansia, arrivarono anche le extrasistole, tanto più che furono queste stesse a mettermi in allarme e a correre da un cardiologo per una visita completa. Il cardiologo in questione si rivelò essere una persona splendida, praticamente un padre più che un dottore, e ascoltò con calma tutto, ma veramente tutto ciò di cui avevo timore. Gli dissi addirittura che ero arrivato al punto di contare quante extrasistole avessi al giorno, e più il numero cresceva e più mi spaventavo.
    Con una sfumatura di tenerezza, mi disse non solo che ero stato uno sciocco, ma che qualsiasi cosa, anche una formica, con l’ansia tende ad assumere le dimensioni di un dinosauro.

    Quindi, per eliminare almeno in parte le extrasistole (dico in parte perché trattasi di un evento assolutamente normale, che tutti hanno, ma c’è chi le avverte di più e chi meno) avrei dovuto prima di tutto eliminare l’ansia associata ad esse. Cosa che ho fatto.

    E, di fatto, ora ne avverto decisamente poche (mi capita quelle volte in cui sono terribilmente stanco o, comunque, agitato per un esame), e se le sento faccio anch’io un bel respiro e niente più!

    Un abbraccio, carissimi!

  7. massimo scrive:

    buongiormo e’ la prima volta che scrivo ma conosco la Dott.ssa per il suo libro e ho ascoltato la sua voce con l’mp3, ed e’ prorio questa che mi ripeto tutte le volte quando ho l’ansia ” l’attacco di panico lo genero io”

    Lo sforzo e’ tanto a volte sembra di star bene e poi nel momento piu’ bello basta il cuore che batte piu’ forte basta un dolore a un braccio, molto banale, che subito torna la PAURA, che ringraziando Dio riesco a gestire (anche con la respirazione) quel tanto da non andare in crisi, anche perche’ come al solito ci si mette pure l’agorafobia che ancora oggi mi blocca e non mi permette liberamente di fare una bella passeggiata e questa forse la cosa che mi fa piu’ male.

    Grazie Dott.ssa Laura Bolzoni Codato la sua presenza e le voci di tutti sono per me importanti.

    auguri

  8. Paola G. scrive:

    Buongiorno Dott.ssa Laura Bolzoni ,

    Grazie per questo ennesimo articolo utile a chi come noi cerca un faro per arrivare al porto…

    Il suo articolo cade a pennello proprio a me che in questi giorni sto rivivendo l’inferno degli attacchi di panico.

    Mi ripresento: mi chiamo Paola G., ho 38 anni, sono sposata ma non ho figli. Non ho particolari problemi di salute se non una sindrome di Hashimoto (ipotiroidismo) che curo.
    Soffro di attacchi di panico dal settembre 2006 dopo due lutti in famiglia avvenuti nel giro di due mesi (anche se in verita’ qualche attacco sporadico penso di averlo avuto anche prima).

    Nel 2006 mi sono rivolta ad una psichiatra che mi ha subito consigliato la cura con antidepressivi serotoninici che ho preso per circa un anno.
    Dalla fine del 2007 al giugno 2008 sono stata bene anche se qualche volta l’ansia si ripresentava soprattutto in contemporanea con stanchezza fisica e stress da lavoro.

    A giugno 2008 (con l’arrivo del caldo afoso) mi sono tornati dei forti attacchi. Con il consiglio della psichiatra ho ripreso i medicinali ed iniziato con una psicologa un percorso cognitivo comportamentale che non ho ancora terminato.

    Le esposizioni in autobus (luogo dove per la prima volta ho avuto attacchi di panico), stavano andando bene ma due settimane fa, cosi’ a ciel sereno un forte attacco e’ arrivato di sera, in CASA mia, nel MIO LETTO, i posti dove prima mi sentivo sicura al 100%.

    E’ stato un attacco fortissimo di 40 minuti durante i quali ho dimenticato tutte le tecniche imparate (respirare “bene”, rilassamento, distrazione, sacchettino dove respirare…).

    Mi sono sentita morire, come sempre: mancamenti, nausea, senso di affanno, tremori forti, i denti che battevano come fossi a – 30°, senso di smarrimento, rabbia, tristezza e depressione. ….non ne esco piu’!!

    Ho fatto ancora dieci passi indietro ed ora l’ansia e la paura non mi lasciano mai. La mia vita e’ ormai dipendente dagli attacchi dal 2006: i ricordi di cui lei parla mi assillano e trovo un po’ di tranquillita’ solo nella routine delle mie giornate.
    Ho degli sbalzi di umore pazzeschi e quando LUI arriva dimentico tutto e mi faccio letteralmente invadere.
    E’ una sensazione che non riesco a spiegare e francamente, penso sia diversa in tutti i soggetti.
    Io focalizzo il problema sullo stomaco tanto che sto sempre attenta al cibo (che non possa farmi male) e se dopo cena (solo dopo cena!!)inizio a pensare al cibo ingurgitato, la digestione si ferma automaticamente.

    Poi inizia il formicolio agli arti, senso di vomito, sto per morire, mi mancano le gambe….

    Cerco di respirare bene ma non riesco sempre a farlo perche’ il pensiero è fisso al senso di morte. Sono confusa, depressa e delusa anche perche’ oramai tutto quello che faccio e’ condizionato dal panico, dalle vacanze, al lavoro, dai viaggi alle cene fuori casa. Mi sembra di non riuscire ad uscire da questo vortice.

    Per quanto concerne i punti da lei evidenziati cara dottoressa Laura, le posso dire che :

    1. Quali sono le situazioni di vita in cui ti accorgi di diventare irreale e di perdere il tempo presente ?

    La sera, appena arriva lo scuro, perdo tutta la sicurezza e la serenita’ del giorno appena passato. Mi sento un’altra persona debole e indifesa anche a casa mia!

    2. Andando indietro nel tempo passato, quale ricordo emerge, legato alle strane sensazioni simili a quelle che vivi adesso, quando ti senti irreale?

    Un ricordo mi torna sempre in mente: il mio piu’ forte attacco di panico e’ successo una sera d’estate fuori da un ristorante dove avevo appena finito di mangiare, ero in preda al panico e l’unica cosa che stavo aspettando era un’ambulanza che non arrivava mai. Li mi sono sentita sul filo tra la vita e la morte …questo filo non sono piu’ riuscita a spezzarlo.
    Non sono piu’ tornata in quel ristorante e ad oggi evito di uscire a cena (solo a cena) perche’ quel ricordo e’ troppo forte e solo al pensiero rievoco l’attacco.

    Ecco questo e’ tutto per ora.

    Grazie dei suoi consigli e nel frattempo auguro a lei e a tutti noi un sereno Natale…speriamo.

    Paola G.

    • Dott.ssa Laura Bolzoni Codato scrive:

      …cosi’ a ciel sereno un forte attacco e’ arrivato di sera, in CASA mia, nel MIO LETTO, i posti dove prima mi sentivo sicura al 100%.

      E’ stato un attacco fortissimo di 40 minuti durante i quali ho dimenticato tutte le tecniche imparate (respirare “bene”, rilassamento, distrazione, sacchettino dove respirare…).

      RISPONDO A PAOLA G.

      Mi dispiace per questo attacco di panico che è ritornato improvviso e violento nella tua vita, peggio ancora nella intimità della tua camera da letto, dove finora ti sentivi tranquilla e protetta.

      Quando l’attacco di panico si estende, come un ospite invadente e indesiderato, anche là dove non è per nulla gradito, vuol dire che qualcosa che dovevamo cambiare nel nostro stile di vita e nell’ integrazione del passato, è ancora vivamente presente nella medesima forma e continua a dare gli stessi segnali spiacevoli.

      E’ importante che mantieni la fiducia nelle persone a cui hai scelto di chiedere aiuto e che spieghi a loro in modo particolareggiato che cosa ti è successo esattamente quella notte, chiedendo direttamente una risposta alle tue paure e alle tue legittime domande.

      Prova a controllare la descrizione degli effetti collaterali dei farmaci che stai prendendo, spesso i farmaci antidepressivi combinati con gli ansiolitici, provocano dopo un certo periodo di tempo di assunzione gli stessi sintomi per cui vengono somministrati, ma in forma peggiore, ovvero più forte, più drammaticamente intensa.

      La psichiatra che ti ha in cura sicuramente saprà e dovrà risponderti in merito.

      In quei momenti così forti, in cui le sensazioni, come descrivi bene, sono molto scardinanti non serve nessuna tecnica per mitigare l’attacco di panico.

      Nessun espediente funziona.

      In quei momenti in cui sei SOLA DAVANTI AL NEMICO l’unico potere ce l’ha la consapevolezza, come descrivo qui sul Blog, negli articoli, nelle newsletter, nel Libro-Ebook Panico Vinto!

      In quei terribili attimi, che sembrano durare eternamente, sei veramente ESPOSTA davanti al BARATRO, di fronte all’ABISSO, all’IGNOTO.

      Anche se in questi momenti spaventosi ti senti morire, di fatto non è affatto così, sei estremamente VIVA, ENERGETICA, INTENSAMENTE EMOZIONALE.

      Questo “momento speciale” è simile a quello che ha vissuto l’alpinista Reinhold Messner , un momento di pericolo estremo, come scrivo nell’articolo “Come imparare dai fallimenti e andare oltre i propri limiti” (ecco il link http://www.panicovintoblog.com/attacchi-di-panico/attacchi-di-panico-con-e-senza-agorafobia-come-imparare-dai-fallimenti/ ), che tuttavia, può trasformarsi in un’occasione unica di esplorazione del proprio Io interiore.

      La solitudine acutizza la sensibilità e amplifica le emozioni, sempre.

      Questo è un dono.

      Allenati con coraggio, come una scalatrice estrema di vette innevate, a rimanere dentro questa solitudine sentendoti sempre più viva e sempre più vicina alla verità profonda di te stessa, piuttosto che moribonda e in preda a false interpretazioni della paura di morire.

      Ti auguro di trovare tanta forza e tanta ispirazione qui sul nostro prezioso Giardino Blog!

  9. ALESSANDRA scrive:

    Buongiorno a utti cari amici!

    Buongiorno cara dottoressa grazie come sempre per il nuovo articolo come sempre ci aiuta e sostiene.

    Per quanto riguarda le domande, le situazioni in cui mi sento irreale e perdo il tempo presente sono quelle situazioni che si presentano all’improvviso e quindi incontrare delle persone nuove o stare con tanta gente e sentirmi messa da parte ma ultimamente mi succede anche quando rientro a casa quando arriva la sera inizia ad imbrunire mi sento triste e rientrare a casa mi fa stare peggio o per lo meno stò meglio se rientro e sono sicura che i negozi sono chusi altrimenti sembra quasi che mi stò privando di un giro per i negozi e vedere gente forse perchè mi stò isolando talmente tanto per paura di stare male!!!

    In passato i primi segnali sono stati una forte ansia che mi impediva di fare km in macchina ma all’inizio non ho dato peso il primo vero attacco l’ho avuto una mattina di circa 6 anni fa quando con un’amica abbiamo percorso circa 80 km in macchina (guidavo io) per andare a vedere il rally mondiale organizzato in Sardegna, zona di campagna ovviamente tutto bene il viaggio parcheggiamo e dietro la ki macchina si forma una fila enorme di macchine parcheggiate era praticamente impossibile fare inversione era una stradina stretta di campagna…erano le 7 del mattino ad un certo punto sento delle persone che discutono si dice che ovviamente non si potrà andar via prima delle 15 perche ci sono km di macchine parcheggiate…aiuto panico e se stò male e voglio andar via!!!a piedi è impossibile!!!lasciare la macchina anche…ecco ora che lo ricordo stò ancora male.

    Ecco perchè la mia più grande paura nell’affrontare certe situzioni è quella di non poter scappare andar via giustificarmi con chi è presente, cara dottoressa mi aiuta a capire?

    Si cara Nic per fortuna ho un compagno che mi sostiene e mi capisce per questo ti dico che non devi disperarti troverai anche tu una persona che ti ama anche così come sei…noi non siamo malate siamo tanto tanto sensibili!!!!peccato siamo lontane perchè io nella quotidianeità non incontro persone che hanno il mio stesso problema e mi capiscono a parte la mia più cara amica che ne soffre ma fortunatamente è una grande riesce a gestirla meglio di me.

    Un abbraccio a tutti e benvenuti a Massimo e Paola G. che comprendo ed alla quale sono molto vicina

  10. antonio 3 scrive:

    buon giorno a tutti

    felicissimo di vedere l articolo con alcune descrizioni fatte da me sul panico spero possano essere di aiuto ,

    ragazzi sono a letto ho l influenza a caspiterina mi ha colpito e non vi dico è allucinante come influenza ,febbre alta,dolori fortissimi fino alle dita e un mal di gola tremendo sembra di avere un coltello nella gola poi sono nervosissimo perkè vorrei essere al lavoro invece sono al letto ,prendo almeno 5 medicinali diversi tra cui cortisone che mi provoca dei bei capogiri che poi sapete come si fa lo abbini con un po di panico e quindi tutto mi sembra peggio ma ormai si è capito ke siamo quasi sempre falsi con noi stessi quindi un calcio e via al panico è meglio pensare a guarire dalla febbre ke ha molto più importanza ke di quattro sintomi sciocchi inventati dalla nostra mente,non vi pare?

    volevo salutare i nuovi arrivati, purtroppo siamo in tanti ad avere questo problema ma fortunatamente tanti scelgono di cliccare su metodo naturale della dottoressa laura bolzoni codato ,perkè sono il primo ke avrei preso la strada dei medicinali, fortunatamente per ora e spero mai di prenderne, penso ke siano un ostacolo per la risoluzione del problema sono solo un motivo per far guadagnare soldi a ki gia ne ha troppi ,

    ragazzi la soluzione è qua con noi non fuori da noi è so quanto è dura farcela me ne rendo conto sulla mia pelle ,ma nello stesso momento sono felice di aver conosciuto la dottoressa laura bolzoni codato “una sorta di miracolo” ke è cosi disponibile per aiutarci nella risoluzione del problema rendendo il dolore del tragitto molto più sopportabile intervenendo al momento opportuno dandoci una scossa a svegliarci dal sogno quando in alcuni momenti ci immergiamo profondamente.

    volevo salutare paola”la parrucchiera “che come ho letto entra in difficoltà come me ma nello stesso momento trova la soluzione senza sapere come , ma io ho capito ke non hai bisogno di sforzarti a ricordare come hai fatto perkè è la stessa cosa se ti fai la domanda al contrario ,cioè come mi è venuto?

    quindi è un riflesso incondizionato del cervello il quale comincia ad abituarsi a rispondere al contrario ,quindi secondo me questo è un passo avanti,giusto?

    comunque un saluto forte e freddo a tutti propio tutti

    antonio3

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.