Attacco di panico e vacanze

Ogni anno, quando l’estate si avvicina, ricevo tantissime email da persone che mi condividono i loro dubbi, se partire oppure rimanere a casa, per paura che in vacanza, quando sono lontani possa sopraggiungere un brutto attacco di panico, alcuni sono demoralizzati perché, pur avendo prenotato il viaggio con gli amici, all’ultimo minuto non se la sono più sentita di partire, altri sono a disagio perché si sentono diversi da tutti i vacanzieri, che allegramente riempiono le località marine e montane, mentre loro rimangono sconfitti a casa in compagnia del panico, altri mi chiedono l’ultimo consiglio per avere la forza di salire sulla nave oppure sull’aereo…..

Così mi sono venute in mente tutte le difficoltà che regolarmente ho vissuto,  – durante il periodo in cui ho sofferto di attacchi di panico-, nella stagione, che per gli altri era di ferie e di vacanze e che per me rimaneva di solitudine a casa, a studiare il “mio panico” .

Mi ricordo di un’estate critica, in cui alcune mie amiche, capitanate dall’ amica del cuore, persona molto attiva, energetica e positiva, non riuscendo bene a capire né ad accettare la mia condizione di prigioniera del panico, mi avevano convinta a partire con loro per un mese e a visitare il deserto del Sahara.

Che incubo!

Ricordo quella valigia colore verdone aperta da ben due settimane nel salotto di casa mia, che ogni giorno tentavo di riempire con qualcosa di nuovo da portare via: il foulard di seta, per evitare il mal di gola, il cappellino di paglia per il sole, i costumi da bagno, perché non si sa mai…i fermenti lattici, le scarpe per camminare….

Il tutto condito da continui “avanti e indietro mentali”e interrogativi: “Ce la farò? Riuscirò a gestire i miei attacchi di panico? Mi verranno anche in Africa? Forse no? Come mi comporterò? Sarò lontanissima da casa, chi mi aiuterà in un paese straniero, chi capirà che cosa mi sta succedendo, se vengo attraversata dal panico?”

Guardavo il biglietto aereo, ormai acquistato, sull’onda dell’entusiasmo della mia amica, con molta ambivalenza: da un lato sentivo che era una bella sfida da vincere, dall’altra mi sentivo scioccamente incastrata in una situazione che mi creava ulteriore ansia e tensione mentale.

Alla fine con coraggio, in una calda mattina di luglio, quando il mio tempo si era improvvisamente rallentato, dopo una notte completamente insonne, incalzata dalle continue telefonate agitate della mia amica,  che mi richiamava all’ordine: “Ma cosa succede… non sei ancora pronta, guarda che l’aereo non aspetta mica te! Sbrigati!” sono riuscita, con la morte nel cuore, a salire su quell’aereo.

In effetti non ero affatto pronta per partire, sì la valigia era perfetta, ma io non c’ero, perché non avevo scelto veramente di fare quel viaggio, mi ero adeguata a sfide che altre persone, avevano deciso per me.

Come è andata a finire?

Incredibile, ma solamente nel deserto, in quel silenzio assoluto, in quel paesaggio armonioso, che cambiava ora dopo ora, accarezzato dal vento, sono stata molto bene, tranquilla, in pace, libera dal panico.

REGALATI LA TUA VACANZA PERSONALE

Quello che ti propongo è di regalarti la tua vacanza personale, indipendentemente da quello che tutti gli altri fanno, senza seguire le richieste di amici, familiari, conoscenti e parenti.

Rimani fedele a te stesso!

Va bene così!

Non forzarti!

Puoi anche regalarti una semplice vacanza di SILENZIO E SOLITUDINE, come è per me in qualche periodo dell’anno, quando passo il tempo ritirata da sola nella casa di campagna, con l’unica compagnia dei due gattoni, a riposare dagli intensi impegni di lavoro e di famiglia.

UNA VACANZA DI SILENZIO E SOLITUDINE

E’ nel silenzio e nella solitudine che puoi comprendere che cosa veramente vuoi dalla vita, quali sono i tuoi fini importanti da realizzare, qual è il nuovo orientamento che vuoi dare al tuo percorso di crescita e di miglioramento della tua realtà esistenziale.

La vacanza di solitudine e di silenzio può essere fatta in cima a una montagna, nel deserto (non quello dei Tartari…mi raccomando!), ma può avvenire anche nel salotto di casa tua, nell’angolo del tuo giardino, in uno spazietto del tuo balcone, della tua terrazza.

Ti basta isolarti dalle telefonate, spegnere il cellulare, non prendere la posta nella casetta delle lettere, non rispondere alle email.

Puoi regalarti una vacanza dalle solite RESPONSABILITA’, che devi reggere durante tutto l’anno, una vacanza dai tuoi RUOLI, dalle tue solite IDENTITA’.

Puoi anche riempire un borsone con lo spazzolino da denti, qualche abito comodo e trasferirti semplicemente in un altro quartiere della tua città, a casa di qualcuno che sta volentieri in tua compagnia.

Se invece hai imparato bene a infischiartene del problema allora….parti, vai in vacanza anche lontano da casa, tanto sai che tutto il mondo è un’unica famiglia, di cui ti puoi fidare!

VACANZA IN CROCIERA

Scrive un caro lettore del Blog Antonio Amato di Napoli

“Io a settembre mi sposo e ho prenotato il viaggio di nozze la crociera con soggiorno a palma di maiaorca
se mi capita ke allimproviso mi assale l’attacco di panico come mi devo comportare grazie… è molto importante”

Rispondo così.
Caro Antonio Amato, ci sono buone notizie per te!

Intanto complimenti per aver raggiunto la bellissima meta evolutiva di condividere la tua vita con la tua compagna e di sposarvi.

E’una bella idea fare il viaggio di nozze in nave.

Le persone che hanno paura dell’aereo sono moltissime e appoggiano i loro timori su alcune condizioni vere che riguardano il viaggio a 8.000 metri circa di altezza: non si può scendere dall’aereo, non c’è l’aria fresca da respirare, non si può aprire una finestra, lo spazio dell’aereomobile è stretto, il posto dove devi sedere in cabina è numerato e fisso, c’è poco spazio per alzarsi e camminare, ci sono moltissimi momenti di noia, c’ è il ricordo che in passato alcuni aerei sono, putroppo, effettivamente caduti dal cielo per varie cause, a cui si aggiunge anche il timore degli attentati.

Sono poche per fortuna, in confronto, le persone che hanno paura della nave.

navevivida

Ecco alcuni vantaggi che vedo, a favore di chi soffre di attacchi di panico, quando si avventura in una crociera sul mare :

1. la nave è simile a una grande casa che, onda su onda, solca il mare, non è per aria come l’aereo;

2. sulla nave vivono molte persone dell’equipaggio, che hanno il fine di rendere tranquillo, rilassante e divertente il soggiorno dei suoi passeggeri, è una piccola famiglia a cui ti puoi affidare e da cui puoi ricevere tutte le attenzioni che desideri;

3. sulla nave puoi respirare tanta aria buona e sana;

4. sulla nave ci sono molte occasioni di distrazione: cene, giochi. balli, piscine, solarium all’aperto, ecc…ovvero la tua attenzione non è sensibile alla noia, perchè ci sono tante cose nuove e interessanti da conoscere;
5. a parte il Titanic, non sono numerose le navi che sono affondate, quindi sulla nave ti puoi sentire sicuro;

6. sulla nave puoi chiaccherare con molte persone, se lo desideri, in modo molto libero, rispettando i tuoi tempi. Se provi affinità con qualcuno puoi approfondire la conoscenza e creare un’amicizia, se non ti trovi bene a chiaccherare con una persona, puoi scegliere liberamente di non frequentarla;

7. tu vivi in una meravigliosa città marina, che è Napoli, quindi hai già affinità con i profumi e i colori del mare;

8. tu sarai sposato, quando farai la crociera e quindi accanto a te ci sarà tua moglie con la quale potrai parlare e condividere tutto quello che vivi interiormente, che vedi e che senti.

sul mare

Quindi regalati questa vacanza, porta l’attenzione al piacere di farla, alla bellezza del mare all’alba e al tramonto, all’armonia dei colori del cielo e del mare, alla pace che la vista dell’orizzonte dona .

Educati a tenere il focus sulla meta e a distoglierlo dagli inutili, noiosi e distruttivi pensieri: ” E se mi venisse l’attacco…?” e sostituiscili subito con questo fine creativo .” Sulla casa- nave, in compagnia di mia moglie, della famiglia di bordo, del cielo e dell’acqua starò bene, molto bene!”

Buona crociera da sogno!

Vuoi condividere con noi come affronti le tue vacanze con il panico?

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54 risposte a Attacco di panico e vacanze

  1. eddi scrive:

    Sin da giovanissimo (e non certo per paura del panico) la mia indole mi dettava la vacanza:

    niente mare, niente montagna, niente tour armato di macchina fotografica.

    I miei partivano e nessuno era piú felice di me che me ne potevo stare in casa a non far niente, o andare a zonzo con qualche amico, o metter su serate lunghissime durante le quali suonare, cantare o, semplicemente, far chiacchiere.
    Erano gli anni del Liceo.

    Non che mi rifiutassi di visitare le bellezze che l’Italia e il mondo ci offrono; questo ho trovato il modo – grazie anche al mio lavoro – di fare nei periodi in cui gli altri se ne stanno a casa o in ufficio.

    Poi, col passar del tempo, ho imparato a tradurre con il termine “vacanza” l’ “otium” dei padri latini.
    Oziare e lasciare che fosse la “curiosità inutile” a orientare i pensieri e le azioni.

    E mi sono reso conto che non avevo poi tutti i torti:
    la vacanza fatta perché “si fa” giacché “tutti la fanno” si traduce in un non sottovalutabile stress per molti (e per alcuni – gli abboffatori di professione – in un’altrettanto non sottovalutabile gastrite).

    In casa ho dettato le mie condizioni:
    sto bene se faccio la vacanza a modo mio; mia moglie sta bene se la fa a modo suo. La faccia, dunque, ma non pretenda che io la faccia a modo suo; cosí come non pretendo che lei la faccia a modo mio.

    Certo, se si decide di partire con la paura d’esser vittima d’un attacco di panico, meglio abbandonare subito subito una decisione per alcuni versi sciagurata; a meno che non si riesca a imporre a sé stessi di pensare unicamente a ciò che di salutare dalla partenza si può trarre.

    Pertanto, esorto chi legge a seguire alla lettera i consigli mai banali di una seria professionista come Laura Bolzoni; e fare sempre e soltanto ciò che in quel momento il nostro stato fisico, la nostra condizione mentale, la congiuntura particolare del momento, insomma, ci suggerisce.

    Io, che quest’inverno ho dovuto sciropparmi un infinito andirivieni Piemonte-Texas e ritorno, me ne starò coi miei animali nella “stanza degli spiriti”.

    Un saluto affettuoso alla nostra saggia dottoressa e a tutti gli amici.

  2. leonardo scrive:

    Commovente e molto bello e vero!

  3. Giorgia scrive:

    Salve,
    Sto attraversando un periodo della mia vita molto difficile con una costante ansia che mi fa vivere sempre con mille paure e quando sono da solo arriva proprio il panico e il pensiero di fare una vacanza in solitudine mi spaventa tantissimo.

  4. Francesco scrive:

    bellissimo dott.ssa lei si ke è un angelo….

    dal suo libro ho capito molti comportamenti da seguire e non voglio raggiungere un terapeuta ke mi faccia domande strane,diverse da quelle ke mi fanno gli amici i genitori la compagna,voglio entrare io nella mia mente e scacciere tutti i brutti pensiere.

    Voglio stare tranquillo,fregarmene del panico,di quello ke mi succederà, di cosa succede nel mio corpo……ma arrivare in silenzio,senza farmene accorgere di LUI,alla sua origine:ossia la paura di stare male fisicamente di morire…ora basta perchè mi voglio godere la vacanza ke mi aspetta con i miei amici, grazie ancora

  5. eddi scrive:

    Giorgia,
    mi permetto di darTi un consiglio di vecchio “panicista” (e scusami l’orripilante neologismo):

    non pensare alla vacanza solitaria.
    Come puoi fare a non pensarla?
    Decidendo semplicemente di non farla. Il momento non è a te adatto.
    Imita i bimbi:
    concentrati sempre e soltanto sul presente.
    Passato e futuro, per chi è nelle nostre condizioni, sono nemici da evitare con feroce decisione.

    Un abbraccio

  6. eva scrive:

    sono capitata su questo blog cercando altro su internet.: stavo cercando risposte sul perchè mi ritrovo ad avere il panico da valigia e cos’ cliccando mi sono ritrovata qui. L’articolo è molto interessante. Non so se il mio sia un problema di attacco di panico, il punto è che quando devo partire, comincio ad avere “paura” della valigia. Paura forse è poco, mi sembra di essere come una mosca che cerca di uscire dalla finestra, ma non trovando l’uscita continua a sbattere contro i vetri. In quelle valige metterei la casa intera, maglie, pantaloni, scarpe per ogni evenienza: caldo, freschino, umidiccio, ventoso…..Il bello è che sono perfettamente cosciente dell’assurdità della cosa, ma non riesco a gestirla. Preparo liste molto razionali, ma le valige cominciano a circolare in casa mia almeno due settimane prima e l’ultimo giorno è il più devastante: comincio a riempirle di ogni cosa con la paura di non essere in grado di fronteggiare ogni evenienza. Il risultato è ansia orribile, senso di frustrazione, vago sentore (si fa per dire) di incapacità e consapevolezza che chi mi sta intorno mi consideri un po’ fuori di testa. Il bello è che il panico da valigia è enorme quando si parla di aereo, perchè c’è un peso da rispettare, un numero di bagagli massimo, la paura che ti perdano le valige, ………Sicuramente ci sarà qualcuno che ride, ma per me è un problema sul quale cerco di ironizzare e prendermi in giro, ma credetemi è un problema. Tra parentesi ho provato a chedere a chi mi sta intorno di aiutarmi a farle in modo di sentirmi più sicura, ma …..la risposta già la immaginate. Da cosa dipende tutto questo? E’ da classificare solo come ansia da aereo che trasferisco sul bagaglio? E’ panico? Che cosa è questa cosa che mi rovina tutte le vacanze e come posso aiutarmi?

  7. Manuela scrive:

    Ciao Eva, anche io sai sono un pò come te, quando devo partire porto tutta casa con enormi risate di chi mi vede, ho sempre paura che mi manchi tutto infatti attendo una risposta anche io su questa cosa, ti abbraccio!

    • Dott.ssa Laura Bolzoni Codato scrive:

      Scrive Eva: “…quando devo partire, comincio ad avere “paura” della valigia. Paura forse è poco, mi sembra di essere come una mosca che cerca di uscire dalla finestra, ma non trovando l’uscita continua a sbattere contro i vetri…

      In quelle valige metterei la casa intera…”

      Anche la nostra Manuela scrive: “…quando devo partire porto tutta casa con enormi risate di chi mi vede, ho sempre paura che mi manchi tutto…”

      Care Eva e Manuela,

      partire per una vacanza può metterci di fronte a due sensazioni intense e ambivalenti: da un lato c’è la gioia, che deriva dalla voglia di godere di un meritato momento di riposo e di cambiamento della routine quotidiana e dall’altro lato c’è la paura di uscire dalla propria zona di conforto, che è fatta di abitudini casalinghe, che acquietano e rassicurano, anche se restringono il nostro orizzonte di vita.

      La zona di conforto segna mentalmente i confini dentro i quali ci sentiamo più sicuri e oltre i quali ci troviamo ansiosamente a disagio, quasi in pericolo.

      E’ come se i muri della nostra casa, che ci proteggono dal mondo esterno, impedissero l’entrata di una nuova ventata d’aria fresca.

      In alcune persone i confini della zona di conforto sono spesso molto ristretti, così che scatta l’allarme interno appena hanno girato l’angolo di casa, in altre persone questo disagio scatta quando vanno oltre i dieci- venti chilometri di distanza.

      Voler portare con sé, racchiusa dentro la valigia, la propria casa è voler portare con sé tutte le nostre sicurezze, i nostri punti di riferimento, le nostre abitudini.

      E’ camminare similmente alla lumaca, che porta sempre con sé la sua casetta.

      La vacanza può diventare un’occasione di crescita, di miglioramento del nostro modo di vivere la vita e l’ambiente esterno, il “mondo fuori”.

      La vacanza può trasformarsi in una sfida, che ci permette di saltare fuori dal recinto, che sentiamo che ci protegge, ma che sappiamo perfettamente che non ci fa sentire liberi.

      La chiave per uscire dalla sicurezza casalinga è allargare gradualmente la nostra zona di conforto, osare un pochino di più, spingersi qualche metro, meglio qualche chilometro, più in là.

      Regalarsi non soltanto il viaggio, ma anche la novità di cambiare abitudine per qualche settimana, accanto alla geografia del paesaggio, che muta.

      Attenersi alla lista ragionata delle cose da mettere in valigia, mantenendo con amorevole fermezza la fedeltà all’elenco scritto sopra un cartoncino, che riporta tutte le cose indispensabili da portare via è un atto di cura e di rispetto verso se stessi, è dare valore alle nostre scelte dominando l’ansia, che va ignorata perché non è utile in quel momento.

      Mi ricordo di un caro amico, che un giorno mi propose improvvisamente di andare in vacanza con lui, mi invitò con entusiasmo a partire subito, così come eravamo, portando con noi soltanto il portafoglio con un po’ di soldi.

      Credo di aver smorzato il suo sorriso entusiasta guardandolo con un certo grado di preoccupazione, perché mi rispose: “ Se non sei disposta a partire subito senza niente, senza nemmeno lo spazzolino da denti, vuol dire che non vuoi farti travolgere dalla bellezza della libertà e dell’avventura!”

      Ogni volta che devo partire, e nella mia vita succede frequentemente, mentre apro la valigia mi viene in mente la proposta estrema del mio amico dallo spirito vagabondo, ma apro il cassetto dove da tanti anni giace una cartolina, dietro la quale c’è il mio infallibile elenco delle cose da introdurre dentro lo spazio che porterò con me in macchina e lo leggo attentamente.

      Mi attengo con disciplina amorevole a questo elenco, ragionato e collaudato, di oggetti da portare con me, permetto a quella parte di me che vorrebbe aggiungere “questo e quello”…di parlare liberamente, so che la ascolterò, ma non la seguirò perché riconosco che quella è la voce che parla dalla zona di conforto, che non mi lascerà libera di espandermi nello spazio, nella realtà esterna che è …oltre il giardino!

  8. chadisja scrive:

    Ciao a tutti, siete sempre i miei preferiti, non ho mai avuto vicino delle persone con cui condividere i miei problemi e le mie ansie meglio di Voi.

    La mia vita è cambiata alla grande quasi nn riesco a credere…..ho salito tanti di quei gradini che mi sembra solo un sogno.
    Mi permetto di chiamare La Dott.ssa Laura Bolzoni Codato “LA MIA DOTT.SSA” mi ha talmente aiutato e pensare solo a leggere i suoi scritti, sono arrivata in alto.

    Mio padre proprio oggi ha subito il primo intervento all'”ISMET” DI PALERMO.
    E’ andato tutto bene, pensate ride e ha mangiato tutto quello che gli hanno offerto.
    Io purtroppo dall’ansia ho la febbre alta ma sto gestendo tutto meravigliosamente bene, grazie alle parole della Dott.ssa.
    Appena ho un attimo di sconforto vado sempre a rileggere i suoi consigli ed è una cosa meravigliosa dopo aver letto capire i valori ma quelli veri, quelli che stanno al di sopra della vita.
    Andare oltre alle sciocchezze di tutti i giorni è avere un livello e una soglia del dolore intendo quel dolore profondo che arriva dentro l’anima che supera tutto.

    Grazie Dott.ssa è sempre un grande piacere leggere i suoi scritti, lo faccia spesso ne abbiamo bisogno.

    Un abbraccio a tutti ma proprio tutti.

    • Dott.ssa Laura Bolzoni Codato scrive:

      Cara Chadisja,

      auguro tanto coraggio e tanta fortuna a te e al tuo adorato papà!

      Stai vivendo un’esperienza completamente nuova, dove dovrai attingere ad alcune tue abilità non ancora espresse.

      Forse non avrai subito la padronanza della situazionie, che deriva anche dalla conoscenza e dall’esperienza, come ti accade nel tuo bel regno delle calzature, all’interno del tuo negozio.

      Immagina di essere arrivata in una città nuova, in una realtà finora ignota, dove parti da zero e quindi anche le tue capacità appaiono minime, piccole.

      Ma vedrai che procedendo, passo doo passo, giorno dopo giorno in questa situazione ignota, diventerai sempre più abile e sicura di te.

      Infine, ricorda che questa nuova esperienza legherà ancora di più nell’affetto e nella fiducia te e tuo padre, perchè state creando una realtà comune, che vi unisce tantisimo!

  9. Manuela scrive:

    Chadija cara, sono tanto falice per te e il tuo papà, continua così che sei grande, ti penso spesso e so che ce la farete benissimo!! Ti abbraccio forte e per favore tienici aggiornati!!

  10. Ilaria scrive:

    Carissima dottoressa e cari lettori del blog,
    ho letto ieri per la prima volta questo spazio e i suoi articoli, ho deciso di ripostare qui questo commento visto che il post a cui l’avevo scritto era molto datato..volevo dirvi che mi sono profondamente commossa dopo avervi letti, e dopo aver ascoltato i file mp3.

    Ho 23 anni e mi sono laureata in Scienze e Tecniche Psicologiche pochi mesi fa. In questo periodo aspetto settembre per poter ricominciare le lezioni della specialistica.
    Sono arrivata all’articolo sulla “stanza di Barbablù” partendo dal link lasciato dalla dottoressa nell’articolo nel quale si riportava la storia di Sara, che preoccupata delle reazioni del suo corpo controllava ossessivamente il battito del suo cuore. Lo faccio anche io. Conto i battiti al minuto, spesso scoprendo che non sono affatto accelerati, anche se sento il cuore che mi scoppia nel petto. E anche io mi sono rivolta a un cardiologo, il quale mi ha detto che non ho alcuna patologia. Ma è come se non bastasse. Come se lui, il mio medico di base e i due staff di medici e infermieri che mi hanno “soccorsa” per due volte in un pronto soccorso romano (Roma è la città in cui studio, ma sono orginaria della Puglia) potessero aver sbagliato.
    E poi la derealizzazione, la sensazione di stare per svenire, di stare per “andare via”, chissà dove. Il bisogno di urlare, di correre, di gridare. Per dimostrarmi che ci sono ancora. Che sono qui e non vado da nessuna parte, che basta, sono stanca di piangere, sono stanca di avere paura, sono stanca di sentirmi fisicamente a pezzi.
    Ho iniziato da un mese un percorso di terapia, finalizzato più a conoscermi meglio che a risolvere questo problema: è un percorso che volevo fare da tempo, da tempo avevo la sensazione di essermi un po’ persa, di non essere più autentica, di non essere più io. Ammetterlo ad alta voce non è stato facile, anzi è stato triste, per me che dell’introspezione ho fatto uno dei punti cardine della mia personalità. Ma individuare l’origine del panico mi ha aiutata a riaprirmi verso la creatività, l’attenzione alle cose della vita. Spesso vedere la fine è ancora tanto difficile, mi trovo spesso a dirmi che non ce la faccio, mi trovo spesso a non sapere vedere la meta, a non riuscire a visualizzarla. Spero che questi articoli mi aiuteranno in questo e nella gestione dell’attacco di panico mentre cerca di occupare il mio spazio vitale.

    Questo blog è più che una risorsa sull’attacco di panico, è un vero e proprio luogo di motivazione a tornare alla vita che meritiamo di vivere. Grazie.

    Ilaria

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