Attacco di panico e vacanze

Inserito lunedì 16 maggio 2011

Ogni anno, quando l’estate si avvicina, ricevo tantissime email da persone che mi condividono i loro dubbi, se partire oppure rimanere a casa, per paura che in vacanza, quando sono lontani possa sopraggiungere un brutto attacco di panico, alcuni sono demoralizzati perché, pur avendo prenotato il viaggio con gli amici, all’ultimo minuto non se la sono più sentita di partire, altri sono a disagio perché si sentono diversi da tutti i vacanzieri, che allegramente riempiono le località marine e montane, mentre loro rimangono sconfitti a casa in compagnia del panico, altri mi chiedono l’ultimo consiglio per avere la forza di salire sulla nave oppure sull’aereo…..

Così mi sono venute in mente tutte le difficoltà che regolarmente ho vissuto,  – durante il periodo in cui ho sofferto di attacchi di panico-, nella stagione, che per gli altri era di ferie e di vacanze e che per me rimaneva di solitudine a casa, a studiare il “mio panico” ( Libro Ebook Panico Vinto!) .

Mi ricordo di un’estate critica, in cui alcune mie amiche, capitanate dall’ amica del cuore, persona molto attiva, energetica e positiva, non riuscendo bene a capire né ad accettare la mia condizione di prigioniera del panico, mi avevano convinta a partire con loro per un mese e a visitare il deserto del Sahara.

Che incubo!

Ricordo quella valigia colore verdone aperta da ben due settimane nel salotto di casa mia, che ogni giorno tentavo di riempire con qualcosa di nuovo da portare via: il foulard di seta, per evitare il mal di gola, il cappellino di paglia per il sole, i costumi da bagno, perché non si sa mai…i fermenti lattici, le scarpe per camminare….

Il tutto condito da continui “avanti e indietro mentali”e interrogativi: “Ce la farò? Riuscirò a gestire i miei attacchi di panico? Mi verranno anche in Africa? Forse no? Come mi comporterò? Sarò lontanissima da casa, chi mi aiuterà in un paese straniero, chi capirà che cosa mi sta succedendo, se vengo attraversata dal panico?”

Guardavo il biglietto aereo, ormai acquistato, sull’onda dell’entusiasmo della mia amica, con molta ambivalenza: da un lato sentivo che era una bella sfida da vincere, dall’altra mi sentivo scioccamente incastrata in una situazione che mi creava ulteriore ansia e tensione mentale.

Alla fine con coraggio, in una calda mattina di luglio, quando il mio tempo si era improvvisamente rallentato, dopo una notte completamente insonne, incalzata dalle continue telefonate agitate della mia amica,  che mi richiamava all’ordine: “Ma cosa succede… non sei ancora pronta, guarda che l’aereo non aspetta mica te! Sbrigati!” sono riuscita, con la morte nel cuore, a salire su quell’aereo.

In effetti non ero affatto pronta per partire, sì la valigia era perfetta, ma io non c’ero, perché non avevo scelto veramente di fare quel viaggio, mi ero adeguata a sfide che altre persone, avevano deciso per me.

Come è andata a finire?

Incredibile, ma solamente nel deserto, in quel silenzio assoluto, in quel paesaggio armonioso, che cambiava ora dopo ora, accarezzato dal vento, sono stata molto bene, tranquilla, in pace, libera dal panico.

REGALATI LA TUA VACANZA PERSONALE

Quello che ti propongo è di regalarti la tua vacanza personale, indipendentemente da quello che tutti gli altri fanno, senza seguire le richieste di amici, familiari, conoscenti e parenti.

Rimani fedele a te stesso!

Va bene così!

Non forzarti!

Puoi anche regalarti una semplice vacanza di SILENZIO E SOLITUDINE, come è per me in qualche periodo dell’anno, quando passo il tempo ritirata da sola nella casa di campagna, con l’unica compagnia dei due gattoni, a riposare dagli intensi impegni di lavoro e di famiglia.

UNA VACANZA DI SILENZIO E SOLITUDINE

E’ nel silenzio e nella solitudine che puoi comprendere che cosa veramente vuoi dalla vita, quali sono i tuoi fini importanti da realizzare, qual è il nuovo orientamento che vuoi dare al tuo percorso di crescita e di miglioramento della tua realtà esistenziale.

La vacanza di solitudine e di silenzio può essere fatta in cima a una montagna, nel deserto (non quello dei Tartari…mi raccomando!), ma può avvenire anche nel salotto di casa tua, nell’angolo del tuo giardino, in uno spazietto del tuo balcone, della tua terrazza.

Ti basta isolarti dalle telefonate, spegnere il cellulare, non prendere la posta nella casetta delle lettere, non rispondere alle email.

Puoi regalarti una vacanza dalle solite RESPONSABILITA’, che devi reggere durante tutto l’anno, una vacanza dai tuoi RUOLI, dalle tue solite IDENTITA’.

Puoi anche riempire un borsone con lo spazzolino da denti, qualche abito comodo e trasferirti semplicemente in un altro quartiere della tua città, a casa di qualcuno che sta volentieri in tua compagnia.

Se invece hai imparato bene a infischiartene del problema allora….parti, vai in vacanza anche lontano da casa, tanto sai che tutto il mondo è un’unica famiglia, di cui ti puoi fidare!

VACANZA IN CROCIERA

Scrive un caro lettore del Blog Antonio Amato di Napoli

“Io a settembre mi sposo e ho prenotato il viaggio di nozze la crociera con soggiorno a palma di maiaorca
se mi capita ke allimproviso mi assale l’attacco di panico come mi devo comportare grazie… è molto importante”

Rispondo così.
Caro Antonio Amato, ci sono buone notizie per te!

Intanto complimenti per aver raggiunto la bellissima meta evolutiva di condividere la tua vita con la tua compagna e di sposarvi.

E’una bella idea fare il viaggio di nozze in nave.

Le persone che hanno paura dell’aereo sono moltissime e appoggiano i loro timori su alcune condizioni vere che riguardano il viaggio a 8.000 metri circa di altezza: non si può scendere dall’aereo, non c’è l’aria fresca da respirare, non si può aprire una finestra, lo spazio dell’aereomobile è stretto, il posto dove devi sedere in cabina è numerato e fisso, c’è poco spazio per alzarsi e camminare, ci sono moltissimi momenti di noia, c’ è il ricordo che in passato alcuni aerei sono, putroppo, effettivamente caduti dal cielo per varie cause, a cui si aggiunge anche il timore degli attentati.

Sono poche per fortuna, in confronto, le persone che hanno paura della nave.

navevivida

Ecco alcuni vantaggi che vedo, a favore di chi soffre di attacchi di panico, quando si avventura in una crociera sul mare :

1. la nave è simile a una grande casa che, onda su onda, solca il mare, non è per aria come l’aereo;

2. sulla nave vivono molte persone dell’equipaggio, che hanno il fine di rendere tranquillo, rilassante e divertente il soggiorno dei suoi passeggeri, è una piccola famiglia a cui ti puoi affidare e da cui puoi ricevere tutte le attenzioni che desideri;

3. sulla nave puoi respirare tanta aria buona e sana;

4. sulla nave ci sono molte occasioni di distrazione: cene, giochi. balli, piscine, solarium all’aperto, ecc…ovvero la tua attenzione non è sensibile alla noia, perchè ci sono tante cose nuove e interessanti da conoscere;
5. a parte il Titanic, non sono numerose le navi che sono affondate, quindi sulla nave ti puoi sentire sicuro;

6. sulla nave puoi chiaccherare con molte persone, se lo desideri, in modo molto libero, rispettando i tuoi tempi. Se provi affinità con qualcuno puoi approfondire la conoscenza e creare un’amicizia, se non ti trovi bene a chiaccherare con una persona, puoi scegliere liberamente di non frequentarla;

7. tu vivi in una meravigliosa città marina, che è Napoli, quindi hai già affinità con i profumi e i colori del mare;

8. tu sarai sposato, quando farai la crociera e quindi accanto a te ci sarà tua moglie con la quale potrai parlare e condividere tutto quello che vivi interiormente, che vedi e che senti.

sul mare

Quindi regalati questa vacanza, porta l’attenzione al piacere di farla, alla bellezza del mare all’alba e al tramonto, all’armonia dei colori del cielo e del mare, alla pace che la vista dell’orizzonte dona .

Educati a tenere il focus sulla meta e a distoglierlo dagli inutili, noiosi e distruttivi pensieri: ” E se mi venisse l’attacco…?” e sostituiscili subito con questo fine creativo .” Sulla casa- nave, in compagnia di mia moglie, della famiglia di bordo, del cielo e dell’acqua starò bene, molto bene!”

Buona crociera da sogno!

Vuoi condividere con noi come affronti le tue vacanze con il panico?

Copyright 2011 di Laura Bolzoni Codato. Tutti i diritti sono riservati.

QUI TROVI TUTTI GLI ARTICOLI della dottoressa Laura Bolzoni Codato, clicca qui per leggerli

Altri articoli interessanti:

  1. Ho avuto un attacco di panico e ho bisogno di aiuto
  2. L’imprevedibilità e l’incostanza dell’attacco di panico
  3. Quando ritorna l’attacco di panico: la spada nella roccia

53 Commenti for 'Attacco di panico e vacanze'

  1.  
    eddi
    16 maggio 2011 | 10:11
     

    Sin da giovanissimo (e non certo per paura del panico) la mia indole mi dettava la vacanza:

    niente mare, niente montagna, niente tour armato di macchina fotografica.

    I miei partivano e nessuno era piú felice di me che me ne potevo stare in casa a non far niente, o andare a zonzo con qualche amico, o metter su serate lunghissime durante le quali suonare, cantare o, semplicemente, far chiacchiere.
    Erano gli anni del Liceo.

    Non che mi rifiutassi di visitare le bellezze che l’Italia e il mondo ci offrono; questo ho trovato il modo – grazie anche al mio lavoro – di fare nei periodi in cui gli altri se ne stanno a casa o in ufficio.

    Poi, col passar del tempo, ho imparato a tradurre con il termine “vacanza” l’ “otium” dei padri latini.
    Oziare e lasciare che fosse la “curiosità inutile” a orientare i pensieri e le azioni.

    E mi sono reso conto che non avevo poi tutti i torti:
    la vacanza fatta perché “si fa” giacché “tutti la fanno” si traduce in un non sottovalutabile stress per molti (e per alcuni – gli abboffatori di professione – in un’altrettanto non sottovalutabile gastrite).

    In casa ho dettato le mie condizioni:
    sto bene se faccio la vacanza a modo mio; mia moglie sta bene se la fa a modo suo. La faccia, dunque, ma non pretenda che io la faccia a modo suo; cosí come non pretendo che lei la faccia a modo mio.

    Certo, se si decide di partire con la paura d’esser vittima d’un attacco di panico, meglio abbandonare subito subito una decisione per alcuni versi sciagurata; a meno che non si riesca a imporre a sé stessi di pensare unicamente a ciò che di salutare dalla partenza si può trarre.

    Pertanto, esorto chi legge a seguire alla lettera i consigli mai banali di una seria professionista come Laura Bolzoni; e fare sempre e soltanto ciò che in quel momento il nostro stato fisico, la nostra condizione mentale, la congiuntura particolare del momento, insomma, ci suggerisce.

    Io, che quest’inverno ho dovuto sciropparmi un infinito andirivieni Piemonte-Texas e ritorno, me ne starò coi miei animali nella “stanza degli spiriti”.

    Un saluto affettuoso alla nostra saggia dottoressa e a tutti gli amici.

  2.  
    leonardo
    16 maggio 2011 | 13:14
     

    Commovente e molto bello e vero!

  3.  
    Giorgia
    16 maggio 2011 | 22:40
     

    Salve,
    Sto attraversando un periodo della mia vita molto difficile con una costante ansia che mi fa vivere sempre con mille paure e quando sono da solo arriva proprio il panico e il pensiero di fare una vacanza in solitudine mi spaventa tantissimo.

  4.  
    Francesco
    18 maggio 2011 | 21:08
     

    bellissimo dott.ssa lei si ke è un angelo….

    dal suo libro ho capito molti comportamenti da seguire e non voglio raggiungere un terapeuta ke mi faccia domande strane,diverse da quelle ke mi fanno gli amici i genitori la compagna,voglio entrare io nella mia mente e scacciere tutti i brutti pensiere.

    Voglio stare tranquillo,fregarmene del panico,di quello ke mi succederà, di cosa succede nel mio corpo……ma arrivare in silenzio,senza farmene accorgere di LUI,alla sua origine:ossia la paura di stare male fisicamente di morire…ora basta perchè mi voglio godere la vacanza ke mi aspetta con i miei amici, grazie ancora

  5.  
    eddi
    19 maggio 2011 | 10:20
     

    Giorgia,
    mi permetto di darTi un consiglio di vecchio “panicista” (e scusami l’orripilante neologismo):

    non pensare alla vacanza solitaria.
    Come puoi fare a non pensarla?
    Decidendo semplicemente di non farla. Il momento non è a te adatto.
    Imita i bimbi:
    concentrati sempre e soltanto sul presente.
    Passato e futuro, per chi è nelle nostre condizioni, sono nemici da evitare con feroce decisione.

    Un abbraccio

  6.  
    eva
    27 maggio 2011 | 22:16
     

    sono capitata su questo blog cercando altro su internet.: stavo cercando risposte sul perchè mi ritrovo ad avere il panico da valigia e cos’ cliccando mi sono ritrovata qui. L’articolo è molto interessante. Non so se il mio sia un problema di attacco di panico, il punto è che quando devo partire, comincio ad avere “paura” della valigia. Paura forse è poco, mi sembra di essere come una mosca che cerca di uscire dalla finestra, ma non trovando l’uscita continua a sbattere contro i vetri. In quelle valige metterei la casa intera, maglie, pantaloni, scarpe per ogni evenienza: caldo, freschino, umidiccio, ventoso…..Il bello è che sono perfettamente cosciente dell’assurdità della cosa, ma non riesco a gestirla. Preparo liste molto razionali, ma le valige cominciano a circolare in casa mia almeno due settimane prima e l’ultimo giorno è il più devastante: comincio a riempirle di ogni cosa con la paura di non essere in grado di fronteggiare ogni evenienza. Il risultato è ansia orribile, senso di frustrazione, vago sentore (si fa per dire) di incapacità e consapevolezza che chi mi sta intorno mi consideri un po’ fuori di testa. Il bello è che il panico da valigia è enorme quando si parla di aereo, perchè c’è un peso da rispettare, un numero di bagagli massimo, la paura che ti perdano le valige, ………Sicuramente ci sarà qualcuno che ride, ma per me è un problema sul quale cerco di ironizzare e prendermi in giro, ma credetemi è un problema. Tra parentesi ho provato a chedere a chi mi sta intorno di aiutarmi a farle in modo di sentirmi più sicura, ma …..la risposta già la immaginate. Da cosa dipende tutto questo? E’ da classificare solo come ansia da aereo che trasferisco sul bagaglio? E’ panico? Che cosa è questa cosa che mi rovina tutte le vacanze e come posso aiutarmi?

  7.  
    Manuela
    28 maggio 2011 | 17:32
     

    Ciao Eva, anche io sai sono un pò come te, quando devo partire porto tutta casa con enormi risate di chi mi vede, ho sempre paura che mi manchi tutto infatti attendo una risposta anche io su questa cosa, ti abbraccio!

  8.  
    Dott.ssa Laura Bolzoni Codato
    28 maggio 2011 | 19:16
     

    Scrive Eva: “…quando devo partire, comincio ad avere “paura” della valigia. Paura forse è poco, mi sembra di essere come una mosca che cerca di uscire dalla finestra, ma non trovando l’uscita continua a sbattere contro i vetri…

    In quelle valige metterei la casa intera…”

    Anche la nostra Manuela scrive: “…quando devo partire porto tutta casa con enormi risate di chi mi vede, ho sempre paura che mi manchi tutto…”

    Care Eva e Manuela,

    partire per una vacanza può metterci di fronte a due sensazioni intense e ambivalenti: da un lato c’è la gioia, che deriva dalla voglia di godere di un meritato momento di riposo e di cambiamento della routine quotidiana e dall’altro lato c’è la paura di uscire dalla propria zona di conforto, che è fatta di abitudini casalinghe, che acquietano e rassicurano, anche se restringono il nostro orizzonte di vita.

    La zona di conforto segna mentalmente i confini dentro i quali ci sentiamo più sicuri e oltre i quali ci troviamo ansiosamente a disagio, quasi in pericolo.

    E’ come se i muri della nostra casa, che ci proteggono dal mondo esterno, impedissero l’entrata di una nuova ventata d’aria fresca.

    In alcune persone i confini della zona di conforto sono spesso molto ristretti, così che scatta l’allarme interno appena hanno girato l’angolo di casa, in altre persone questo disagio scatta quando vanno oltre i dieci- venti chilometri di distanza.

    Voler portare con sé, racchiusa dentro la valigia, la propria casa è voler portare con sé tutte le nostre sicurezze, i nostri punti di riferimento, le nostre abitudini.

    E’ camminare similmente alla lumaca, che porta sempre con sé la sua casetta.

    La vacanza può diventare un’occasione di crescita, di miglioramento del nostro modo di vivere la vita e l’ambiente esterno, il “mondo fuori”.

    La vacanza può trasformarsi in una sfida, che ci permette di saltare fuori dal recinto, che sentiamo che ci protegge, ma che sappiamo perfettamente che non ci fa sentire liberi.

    La chiave per uscire dalla sicurezza casalinga è allargare gradualmente la nostra zona di conforto, osare un pochino di più, spingersi qualche metro, meglio qualche chilometro, più in là.

    Regalarsi non soltanto il viaggio, ma anche la novità di cambiare abitudine per qualche settimana, accanto alla geografia del paesaggio, che muta.

    Attenersi alla lista ragionata delle cose da mettere in valigia, mantenendo con amorevole fermezza la fedeltà all’elenco scritto sopra un cartoncino, che riporta tutte le cose indispensabili da portare via è un atto di cura e di rispetto verso se stessi, è dare valore alle nostre scelte dominando l’ansia, che va ignorata perché non è utile in quel momento.

    Mi ricordo di un caro amico, che un giorno mi propose improvvisamente di andare in vacanza con lui, mi invitò con entusiasmo a partire subito, così come eravamo, portando con noi soltanto il portafoglio con un po’ di soldi.

    Credo di aver smorzato il suo sorriso entusiasta guardandolo con un certo grado di preoccupazione, perché mi rispose: “ Se non sei disposta a partire subito senza niente, senza nemmeno lo spazzolino da denti, vuol dire che non vuoi farti travolgere dalla bellezza della libertà e dell’avventura!”

    Ogni volta che devo partire, e nella mia vita succede frequentemente, mentre apro la valigia mi viene in mente la proposta estrema del mio amico dallo spirito vagabondo, ma apro il cassetto dove da tanti anni giace una cartolina, dietro la quale c’è il mio infallibile elenco delle cose da introdurre dentro lo spazio che porterò con me in macchina e lo leggo attentamente.

    Mi attengo con disciplina amorevole a questo elenco, ragionato e collaudato, di oggetti da portare con me, permetto a quella parte di me che vorrebbe aggiungere “questo e quello”…di parlare liberamente, so che la ascolterò, ma non la seguirò perché riconosco che quella è la voce che parla dalla zona di conforto, che non mi lascerà libera di espandermi nello spazio, nella realtà esterna che è …oltre il giardino!

  9.  
    chadisja
    31 maggio 2011 | 16:24
     

    Ciao a tutti, siete sempre i miei preferiti, non ho mai avuto vicino delle persone con cui condividere i miei problemi e le mie ansie meglio di Voi.

    La mia vita è cambiata alla grande quasi nn riesco a credere…..ho salito tanti di quei gradini che mi sembra solo un sogno.
    Mi permetto di chiamare La Dott.ssa Laura Bolzoni Codato “LA MIA DOTT.SSA” mi ha talmente aiutato e pensare solo a leggere i suoi scritti, sono arrivata in alto.

    Mio padre proprio oggi ha subito il primo intervento all'”ISMET” DI PALERMO.
    E’ andato tutto bene, pensate ride e ha mangiato tutto quello che gli hanno offerto.
    Io purtroppo dall’ansia ho la febbre alta ma sto gestendo tutto meravigliosamente bene, grazie alle parole della Dott.ssa.
    Appena ho un attimo di sconforto vado sempre a rileggere i suoi consigli ed è una cosa meravigliosa dopo aver letto capire i valori ma quelli veri, quelli che stanno al di sopra della vita.
    Andare oltre alle sciocchezze di tutti i giorni è avere un livello e una soglia del dolore intendo quel dolore profondo che arriva dentro l’anima che supera tutto.

    Grazie Dott.ssa è sempre un grande piacere leggere i suoi scritti, lo faccia spesso ne abbiamo bisogno.

    Un abbraccio a tutti ma proprio tutti.

  10.  
    Dott.ssa Laura Bolzoni Codato
    31 maggio 2011 | 19:09
     

    Cara Chadisja,

    auguro tanto coraggio e tanta fortuna a te e al tuo adorato papà!

    Stai vivendo un’esperienza completamente nuova, dove dovrai attingere ad alcune tue abilità non ancora espresse.

    Forse non avrai subito la padronanza della situazionie, che deriva anche dalla conoscenza e dall’esperienza, come ti accade nel tuo bel regno delle calzature, all’interno del tuo negozio.

    Immagina di essere arrivata in una città nuova, in una realtà finora ignota, dove parti da zero e quindi anche le tue capacità appaiono minime, piccole.

    Ma vedrai che procedendo, passo doo passo, giorno dopo giorno in questa situazione ignota, diventerai sempre più abile e sicura di te.

    Infine, ricorda che questa nuova esperienza legherà ancora di più nell’affetto e nella fiducia te e tuo padre, perchè state creando una realtà comune, che vi unisce tantisimo!

  11.  
    Manuela
    31 maggio 2011 | 20:40
     

    Chadija cara, sono tanto falice per te e il tuo papà, continua così che sei grande, ti penso spesso e so che ce la farete benissimo!! Ti abbraccio forte e per favore tienici aggiornati!!

  12.  
    Ilaria
    1 giugno 2011 | 10:44
     

    Carissima dottoressa e cari lettori del blog,
    ho letto ieri per la prima volta questo spazio e i suoi articoli, ho deciso di ripostare qui questo commento visto che il post a cui l’avevo scritto era molto datato..volevo dirvi che mi sono profondamente commossa dopo avervi letti, e dopo aver ascoltato i file mp3.

    Ho 23 anni e mi sono laureata in Scienze e Tecniche Psicologiche pochi mesi fa. In questo periodo aspetto settembre per poter ricominciare le lezioni della specialistica.
    Sono arrivata all’articolo sulla “stanza di Barbablù” partendo dal link lasciato dalla dottoressa nell’articolo nel quale si riportava la storia di Sara, che preoccupata delle reazioni del suo corpo controllava ossessivamente il battito del suo cuore. Lo faccio anche io. Conto i battiti al minuto, spesso scoprendo che non sono affatto accelerati, anche se sento il cuore che mi scoppia nel petto. E anche io mi sono rivolta a un cardiologo, il quale mi ha detto che non ho alcuna patologia. Ma è come se non bastasse. Come se lui, il mio medico di base e i due staff di medici e infermieri che mi hanno “soccorsa” per due volte in un pronto soccorso romano (Roma è la città in cui studio, ma sono orginaria della Puglia) potessero aver sbagliato.
    E poi la derealizzazione, la sensazione di stare per svenire, di stare per “andare via”, chissà dove. Il bisogno di urlare, di correre, di gridare. Per dimostrarmi che ci sono ancora. Che sono qui e non vado da nessuna parte, che basta, sono stanca di piangere, sono stanca di avere paura, sono stanca di sentirmi fisicamente a pezzi.
    Ho iniziato da un mese un percorso di terapia, finalizzato più a conoscermi meglio che a risolvere questo problema: è un percorso che volevo fare da tempo, da tempo avevo la sensazione di essermi un po’ persa, di non essere più autentica, di non essere più io. Ammetterlo ad alta voce non è stato facile, anzi è stato triste, per me che dell’introspezione ho fatto uno dei punti cardine della mia personalità. Ma individuare l’origine del panico mi ha aiutata a riaprirmi verso la creatività, l’attenzione alle cose della vita. Spesso vedere la fine è ancora tanto difficile, mi trovo spesso a dirmi che non ce la faccio, mi trovo spesso a non sapere vedere la meta, a non riuscire a visualizzarla. Spero che questi articoli mi aiuteranno in questo e nella gestione dell’attacco di panico mentre cerca di occupare il mio spazio vitale.

    Questo blog è più che una risorsa sull’attacco di panico, è un vero e proprio luogo di motivazione a tornare alla vita che meritiamo di vivere. Grazie.

    Ilaria

  13.  
    Ilaria
    1 giugno 2011 | 13:48
     

    Ciao ancora a tutti! Continuo a scrivere perchè continua la mia epslorazione del blog e del libro della dottoressa.
    Nel leggere i passi da compiere per vincere il panico, l’esercizio della propria libertà di scelta verso la vita e la sua bellezza, mi sono accorta di aver già più volte intrapreso il percorso e più volte ancora di averlo interrotto. Mi sono laureata con il massimo dei voti dopo un mese di attacchi di panico continui, con un’esposizione brillante. Sono tornata a casa malgrado l’ansia mi mangiasse durante tutte le ore del viaggio in auto. Sono stata male, ho fatto il mio giro dai medici, dal cardiologo, quando il mio medico mi ha proposto un antispasmico con un calmante non ho accettato, e i dolori psicosomatici che mi avevano accompagnata fino a quel giorno sono finiti. Ho capito l’origine della mia ansia. Ho capito cosa non andasse quando sono iniziati gli attacchi di panico, ho capito l’origine della paura, ho capito quali sono i miei desideri, quali i miei bisogni e cosa non mi permettesse di raggiungerli. Ho capito il mio limite, che è stata la convinzione che gli altri fossero più importanti di me. Che la loro serenità fosse più importante della mia. Avevo perso la gioia di esserci per gli altri perchè faceva stare bene me, dando troppa importanza a rispondere alle loro aspetttative relative alla mia capacità di rendermi utile o di essere presente. Mi sono ritrovata a dire durante un attacco “al diavolo, nessuno è mai morto per un attacco di panico, andiamo avanti. continuiamo a parlare di questa cosa che fa così male, mi libererà” e avevo ragione. MI sono ritrovata a guardare il panico in faccia, a rendermi conto che veniva fuori proprio quando lavoravo sulla parte di me che aveva perso l’autentcità, proprio quando mi rendevo conto che non ero più unita, che avevo perso dei pezzi per strada. Ho capito tutto questo, ho intrapreso un percorso per recuperare l’autenticità che avevo perso, e poi sono caduta di nuovo. Nell’ansia anticipatoria, nella paura del dolore, nella paura dei pensieri legati ad esso, nella paura della paura. Ora voglio stare qui. Leggere le vostre storie che danno tanto coraggio, condividere i miei successi e i miei fallimenti, rileggere ancora il libro e appuntare tutto quello che mi ha dato una scossa, mi ha fatto vedere una strada nuova per gestire questo problema. Voglio tornare a Roma, voglio rivedere i miei amici, voglio godere della mia famiglia, stare vicina a mia sorella durante il suo esame di maturità e progettare con lei il suo arrivo nella mia casa da universitaria che tra quache mese sarà anche sua. Voglio vivere i miei 23 anni. Senza che la paura di ciò che non c’è mi impedisca di farlo.

  14.  
    Senso78
    2 giugno 2011 | 12:14
     

    Carissima dott.ssa
    bentrovata. Oggi voglio porle una domanda che credo coinvolga la maggior parte delle persone che soffrono di attacchi di panico. Cosa succede quando gli attacchi di panico si trasformano in attacchi d’ansia che durano anche per diverse ore? E’ quello che sta accadendo a me che avevo risolto anche grazie al suo libro il problema degli attacchi di panico ma adesso soffro di un generale stato d’ansia e tensione muscolare spesso meno violento ma che sfocia in forti crisi d’ansia in situazioni stressogene che si protraggono per ore. Cosa fare in questo caso quando la domanda che rimugina nel cervello è: e se questa tensione così forte, se questa tachicardia così prolungata mi procurasse dei danni al cuore?
    Grazie per la risposta che sono certo gioverà a molte persone qui nel blog.

  15.  
    giulia
    2 giugno 2011 | 16:16
     

    devi semplicemente non pensarci, non alimentare il pensiero e piano piano passa caro senso 78 è tutto frutto della tua mente

  16.  
    Dott.ssa Laura Bolzoni Codato
    2 giugno 2011 | 16:38
     

    Bentornato Senso 78!

    Scrivi: “Oggi voglio porle una domanda che credo coinvolga la maggior parte delle persone che soffrono di attacchi di panico. Cosa succede quando gli attacchi di panico si trasformano in attacchi d’ansia che durano anche per diverse ore?
    E’ quello che sta accadendo a me che avevo risolto anche grazie al suo libro il problema degli attacchi di panico ma adesso soffro di un generale stato d’ansia e tensione muscolare spesso meno violento ma che sfocia in forti crisi d’ansia in situazioni stressogene che si protraggono per ore.”

    Ti rispondo.

    Nell’articolo “Come iniziare un percorso per uscire dagli attacchi di panico: alcuni consigli utili” (clicca qui per leggere ) scrivo: “Liberazione dal panico significa essere liberi definitivamente e indipendenti dall’attività del vulcano sotterraneo sempre attivo che è acceso dentro di noi, significa non avere più a che fare con i sintomi spaventosi, significa non avere più alcuna sconfortante ricaduta.”

    L’ansia è una paura oppure un allarme congelato di fronte a un passato pericolo vero, che ha cessato di essere minaccioso, ma continua a essere immaginato come tale.

    La persona ansiosa ha spesso un atteggiamento di auto rimprovero, di auto invalidamento e tende a diventare un po’ “nemica di se stessa”, quasi fosse preferibile opporsi a se stessa, piuttosto che incontrare un “nemico esterno”.

    A volte, quando gli attacchi di panico scompaiono dalla nostra vita, come è successo fortunatamente a te, può accadere che rimanga viva l’attività del vulcano interiore.

    Similmente alla solfatara del bellissimo Vesuvio, dove le fumarole sbuffano ancora oggi, all’interno della caldera.

    Le fumarole mostrano che il vulcano non è spento, ma ha delle zone ancora calde e attive.

    Per rimanere in tema di vacanze, che è la dominante di questo articolo, ti voglio condividere questa mia intuizione e riflessione.

    Durante un viaggio in Grecia, dopo una traversata da incubo, sopra una piccola nave, che saliva su e giù tra le onde dell’agitato mare Egeo, arrivai finalmente a terra sul porto della splendida isola di Santorini.

    A quel tempo, diversi anni fa, si risaliva verso il centro dell’isola solamente a dorso di mulo.

    Mentre attendevo i simpatici animali, contemplavo la bellezza delle acque color smeraldo del Golfo.

    Un turista, che nella vita faceva il geologo, vedendomi così affascinata dalla natura, volle spiegarmi, con entusiasmo, che quello che appariva sotto l’acqua del mare davanti a noi era il Golfo della Caldera, che si era formato circa tremila e settecento anni fa, quando delle rocce che sovrastavano la camera magmatica del vecchio vulcano erano precipitate a causa della potente eruzione.

    Urlava contento: “ Qua in fondo al mare, sepolto dall’acqua c’è il vulcano, che è morto per sempre!”

    In quel momento, un po’ frastornata dal mal di mare sofferto durante la notte e dalla novità del posto, non compresi bene come potesse accadere che un vulcano di fuoco fosse diventato un buco vuoto e profondo d’acqua.

    Ma quando la mia vita incominciò a essere fortemente disturbata dai terremoti emozionali, fisici e mentali degli attacchi di panico mi ricordai della natura del vulcano, che ogni tanto improvvisamente si risvegliava ed eruttava fuoco.

    Compresi che il magma bollente sottostante al vulcano aveva un movimento e un’energia simile all’energia vitale ed evolutiva, trattenuta nella mia vita.

    A volte l’ansia sottostante traboccava e sfociava, a seconda delle situazioni, in attacchi di ansia, a volte in attacchi di panico.

    Tu hai letto il mio libro “Panico Vinto!” e conosci come è andata a finire, per fortuna, questa intensa esperienza con gli attacchi di ansia e di panico.

    Ti confermo che da quel lontano e meraviglioso giorno in cui il panico ha liberato, completamente e definitivamente la mia vita dalla prigione, in cui la manteneva limitata, non ho mai più percepito il “magma bollente del vulcano”.

    E’ molto importante che ti prendi cura di te stesso, controllando il livello di ansia, di stress e di responsabilità che vivi quotidianamente.

    Ti invito a rileggere l’articolo: “Ansia e stress come controllarli nella nostra vita” ( clicca qui per leggere) nel quale spiego la relazione che esiste tra ansia e stress.

    Nell’articolo scrivo: “L’ANSIA è il sottofondo, il rumore sordo, ma costante che sottende silenziosamente sia l’ATTACCO DI PANICO, sia l’AGORAFOBIA.

    E’ come una tovaglia, che copre il tavolo dove giochiamo la nostra vita, su cui successivamente viene ricamato, in rilievo, il panico e la terribile paura di sentirsi smarriti nello spazio.

    Per avere il controllo positivo della tua vita, è indispensabile avere il controllo del tuo tempo.

    Per farlo devi avere un PROGRAMMA.

    Programmare è l’arte di organizzare e di mettere in ordine il tempo.

    Ti consiglio di crearti il tuo orario giornaliero che sia aderente a un vero stile di vita che ti piace e che ti dona armonia ed equilibrio.

    Rimani sempre fedele a questo stile di vita, in cui alterni momenti di attività sociale a momenti di solitudine e di silenzio interiore.

    Ricordati di rilassare ogni tanto i muscoli del corpo, non abusare troppo dell’energia fisica.

    Educati a mantenere equilibrate tutte le dimensioni, quando riconosci che stai diventando troppo “mentale”, scendi nel corpo, ascolta le emozioni che provi in quel momento, lascia fluire più intensamente l’energia vitale attraverso tutti i tuoi sensi.

    Ascolta di più, guarda di più, tocca di più, annusa di più, assaggia intensamente un sapore che ti piace.

    Se ritiri troppo i sensi, caro Senso 78, cadi nelle fumarole del Vulcano, che non possono che staccarti dalla realtà vera.

    Non seguire quello che la paura interna e l’ansia ti propongono, perché sbagliano clamorosamente e non portano messaggi utili da ascoltare.

    Esci dalla “materia mentale” e scegli di diventare VIVO e AMICO, non nemico di te stesso!

  17.  
    Manuela
    2 giugno 2011 | 16:42
     

    Ciao Senso 78, molto interessante la tua domanda, spero che la Dottoressa ci risponda presto, io posso solo consigliarti un pò di respirazione circolare, o diaframmatica, aiuta tanto. Oppure qualche calmante erboristico o omeopatico, ti abbraccio!

  18.  
    Alexandra
    2 giugno 2011 | 19:12
     

    Ciao a tutti!!!
    Volevo scrivere della mia esperienza con le vecanze…ma avrei da dire troppe cose!!! Perchè nonostante tutto continuo a voler accontentare gli altri senza ascoltarmi veramente? Perchè qualcuno mi ha detto che “faccio i capricci” ed ora ho una tale confusione in testa che non mi permette di capire quando dovrei ascoltarmi e quando mi sto invece comportando da bambina.
    Ma non c’è nessuno che me lo può dire.Ora ho capito.Sono io che devo ascoltare, devo abituarmi a “sentire” di più, a non voler trovare una risposta a tutto con la razionalità malata che mi attanaglia!!!!

    Questo blog è stato la mia salvezza, un nuovo inizio, mi ha insegnato un modo di affrontare le mie crisi di panico in maniera diversa…

    Vorrei poter partecipare ad un seminario, però intanto mi rileggo le pagine del libro e continuo a leggere le vostre lettere, e mi ritrovo dentro alle vostre parole, perchè siete così speciali quanto lo sono io.

    Qualcuno mi ha detto che è stata una fortuna essermi trovata in questa situazione…il panico mi ha fatto capire che c’è qualcosa che sbaglio, non è una sfiga che mi sono ritrovata a vivere così senza spiegazione!!!

  19.  
    Senso78
    3 giugno 2011 | 10:58
     

    Su internet campeggiano le dichiarazioni, in fatto di panico ansia e depressione, di fior di professori che da decenni studiano e curano il problema. Perna, Cassano, Sorrentino sono solo i più autorevoli ma la lista è lunga. La maggior parte di essi sono daccordo nel sostenere che dal panico si esce definitivamente SOLO con una adeguata cura farmacologca integrata magari con una psicoterapia cognitivo comportamentale. Quando leggo queste dichiarazioni e penso alla mia situazione sono preso nella morza di un grande punto interrogativo. Ma è possibile che cambiando il modo di pensare cambi anche lo squilibrio chimico che nel cervello è la causa di queste patologie? Credo sia davvero una bella domanda. Se penso a Lei Dott.ssa Bolzoni direi che la risposta è decisamente si. Ma se penso a me direi che la risposta è no. Eppure la forza di volontà non mi manca, il coraggio di provare, e riprovare e ancora c’è sempre. Eppure sono ancora qui a combattere con crisi d’ansia che ad oggi purtroppo ancora mi impediscono di lavorare, studiare uscire serenamente e ultimamente persino farmi la doccia. Non so, rileggo ancora il suo libro Dot.ssa ma credo di avere bisogno ancora di una sua risposta, di una sua visione. Spero mi risponderà. Un abbraccio!

  20.  
    Manuela
    3 giugno 2011 | 15:24
     

    Senso 78, anche io pensavo che si postesse uscire da questo incubo solo con i farmaci, ne ho fatto uso per un pò, ma poi ho capito grazie alla Dottoressa come ci si deve comportare, ci riesco, ma a volte anche io come te dimentico come fare e mi faccio travolgere dall’ansia………Non dimenticare di distogliere la tua attenzione, quando ti succede, cambia rotta al tuo pensiero, leggi, scrivi, parla, telefona…..(insomma hai capito!! Non dimenticarlo……) Ti abbraccio forte!

  21.  
    Ilaria
    3 giugno 2011 | 16:37
     

    Salve a tutti,

    questa mattina ho ricominciato a leggere più approfonditamente il libro della dottoressa e ho individuato dei punti rispetto ai quali ho alcune domande, che mi piacerebbe condividere con voi:

    1. La dottoressa afferma che più il dolore è indefinito, nascosto e non comunicato e più siamo esposti all’attacco di panico. Ciò vuol dire che continuare a sviscerare ciò che nel passato ha fatto male può aiutare nell’elaborazione e nel superamento dell’attacco di panico, oltre che nella maggiore conoscenza di noi stessi? Io per prima ho trovato giovamento nel parlare dell’evento che ha scatenato il mio primo attacco di panico, ma quando è il momento di andare oltre, invece di continuare a mettere insieme le informazioni sulle emozioni, i vissuti e gli eventi?

    2. La dottoressa scrive inoltre che mentre la mente è rilassata affiorano alla coscienza gli eventi spiacevoli e non elaborati del passato, in modo che questi possano trovare un’elaborazione, un’integrazione. E’ quindi possibile che in questo periodo di rielaborazione di me stessa e dei miei modi di relazionarmi, la mia mente stia rielaborando delle vecchie delusioni emotive, risalenti anche alla mia infanzia, e che tutto questo si stia manifestando sotto forma di attacco di panico? A questo punto la risoluzione passa sia dalla consapevolezza di me durante l’attacco che dalla conoscenza autentica di me stessa come percorso di maturazione personale?

    RISPONDO AD ALEXANDRA

    Alexandra anche a me hanno detto che l’attacco di panico è stato un bene.. e sinceramente adesso lo penso anch’io: sto facendo un percorso di conoscenza di me che altrimenti non avrei mai potuto iniziare, troppo presa dalle cose di tutti i giorni. E’ stato come se il mio corpo mi avesse chiesto di fermarmi e capire cosa mi stesse accadendo, cosa stesse accandendo alle mie emozioni e alle mie relazioni. Magari è un punto di partenza un po’ forte, un po’ rude.. ma è quello che abbiamo: il prossimo passo sta nel capire cosa vuole dirci, quale significato si nasconde dietro di lui. Ti auguro tutta la serenità necessaria per poterlo fare!

  22.  
    giulia
    3 giugno 2011 | 21:51
     

    si senso 78, non ci crederai ma la mente ha questo potere, arriva dove i farmaci non arrivano, ma da soli nn è facile ci vuole un buon psicoterapeuta che ne capisca di anasli transazionale nn lo psicologo qualunque, credimi è possibile la forza l’abbiamo dentro di noi e sa da soli nn ci riusciamo qualcuno deve darci una mano….baci

  23.  
    Senso78
    4 giugno 2011 | 10:21
     

    Grazie Manuela e Giulia per i vostri commenti. Probabilmente è vero, la mente ha un potere immenso. Ma quando sotto la doccia mi inizia a battere il cuore a mille e si chiude il petto e quasi non riesco a respirare la vedo dura a distrarmi a meno che non mi porti qualcuno sotto la doccia con me :) La psicoterapia l’ho già provata: sia dinamica, che analitica, che cognitivo-comportamentale ma poco o nulla. Il problema è che io dal panico ero riuscito ad uscirne ma adesso si è trasformato in un generale stato d’ansia non provocato da situazioni specifiche e che ovviamente mi fa cadere in forti attacchi d’ansia quando poi devo affrontare situazioni di per se stressogene. E questo mi provoca forti stati di tensione i quali mi causano tachicardie che perdurano a volte anche per un giorno intero. Questo passaggio sintomatico dal panico all’ansia generalizzata con forti attacchi d’ansia appunto mi pare più difficile da gestire perchè non si delinea come un evento circoscritto e ben definito nel tempo come un attacco di panico ma diventa quasi un nuovo modo d’essere difficile da sradicare. Come posso fare? Qualcuno si riconosce in questi sintomi?

  24.  
    Dott.ssa Laura Bolzoni Codato
    4 giugno 2011 | 15:03
     

    Caro Senso 78,

    ti ho lasciato una lunga risposta, che trovi alla base della tua prima domanda lasciata in data 2 giugno 2011.

    Qui rispondo riguardo alla paura che ti coglie sotto la doccia e che forse ha una lieve sfumatura claustrofobica.

    Ti può essere utile, prima che si chiudano le porte del box della doccia, arieggiare un attimo il bagno e respirare lentamente e profondamente due tre volte l’aria, mentre rimani affacciato alla finestra.

    Lascia intanto che l’acqua scenda e poi ti tuffi con gioia sotto la cascata.

    Tenta di rimanere insieme a te stesso, nel tempo presente, senza cadere nel gioco distruttivo dell’ansia.

    Assapora intensamente tutte le sensazioni che provi in quel momento, come forse ti accadeva da bambino, quando giocavi nella vasca da bagno: senti la purezza dell’acqua che accarezza la pelle del tuo corpo e lo lava, senti il rumore dell’acqua che è simile a quello di una piccola cascata, senti la dolcezza del massaggio che fa il sapone sulla pelle, annusa il profumo dello shampoo…

    Vivi intensamente, con tutti i cinque sensi fisici ben aperti e attivi, questo tuo piccolo monento di purificazione e di relax.

    Non guardare le porte del box, non ascoltare la paura, rimani con te stesso, in tua compagnia, senza abbandonarti!

  25.  
    Senso78
    4 giugno 2011 | 20:13
     

    Carissima Dott.ssa!
    Che piacere rileggerla dopo tanto tempo.

    Ho scorso con estrema attenzione le splendide parole che mi ha riservato nei due articoli. Saranno per me motivo di profonda riflessione ma soprattutto azione.

    In questo periodo, preso nella morsa dell’ansia continua ho perso un pò di contatto con la realtà e come Lei dice bene anche con me stesso. Ho riperso la capacità di immaginare la mia vita senza la paura. E questo è come sabotare da solo ogni azione che provo a fare per liberarmi dall’ansia perchè infondo è solo un tocco timido, indeciso, contro un gigante forte e dalla voce stentorea. Si inizia a percepire la normalità nella propria fragilità e quindi anche la mente si adegua a questo limite e reagisce di conseguenza.

    Sento che la liberazione dall’ansia sarà qualitativamente più difficile che dal panico. L’ansia diventa lentamente uno stile di vita, una seconda pelle, un ritmo biologico. Non è facile scalzarlo. Non è più un momento ben definito nel tempo come il panico. Ma si dilata spesso occupando tutta la giornata con picchi qui e la a seconda delle situazioni. E’ una nuova forma mentis.

    Devo ammettere con un pò di imbarazzo che sono quasi due anni che non lavoro ed ho rifiutato nell’ultimo anno più du una occasione di lavoro per la paura di non farcela a combattere contro l’ansia. Proprio fra qualche giorno dovrei andare a Roma per un colloquio di lavoro e ricordando che l’ultima volta che ci sono andato lo scorso ottobre sono stato un intero giorno con un forte attacco d’ansia e una forte tachicardia… beh non sarà facile. Ma se resto fermo sarà anche peggio perchè non ne sono capace e perchè evitando ciò che fa paura servirà solo ad aumentarla. Quindi credo che stavolta non rinuncerò. Rileggerò ancora le sue parole. E ancora e prenderò il coraggio a due mani. Io rivoglio la mia libertà e sono disposto a tutto pur di riaverla. Le farò sapere come va.

    Intanto la ringrazio infinitamente per le risposte che mi ha dato. La abbraccio

  26.  
    giulia
    4 giugno 2011 | 22:53
     

    Ciao Senso 78, purtroppo di analisti bravi ce ne sono veramente pochi

  27.  
    angelica
    7 giugno 2011 | 21:09
     

    Sono felice di poter leggere di persone, che come me, lottano e ricadono nella paura di vivere! E’ una dura battaglia che ogni giorno e sin dal mattino ci prepariamo a dover fronteggiare con un nemico imprevedibile e tenace…anch’io come voi, amici, ho provato da diversi anni a combattere il panico e l’ansia devastante, ma mi ritrovo, dopo 20 anni di guerre, a rendermi conto di non aver vissuto un attimo di serenità. Solo concentrata a sentire il mio corpo, il mio cuore e tutto ciò che mi poteva aggredire. Sono tanto stanca….si avvicina l’estate e per me è una tragedia…la partenza è come andare a morire ogni volta.
    Anch’io, come qualcuno di voi, provo rabbia e anche odio per me stessa…..vorrei una grande amnesia che mi cancellasse il contenuto di questa mia mente devastata.
    Un saluto a Voi tutti ed in particolare alla Terapeuta, che combatte con elementi senza contenuto vitale!

  28.  
    giulia
    14 giugno 2011 | 09:08
     

    E grazie naturalmente anche ai preziosi consigli della Dottoressa che tanto ci aiutano e tanto ci aiuteranno grazie!!!!!!

  29.  
    Erika
    28 giugno 2011 | 11:17
     

    Ciao dottoressa Laura,
    stavo leggendo con interesse la risposta che ha dato a senso78, riguardo l’ansia costante che accompagna le giornate.

    In questo periodo è sempre presente nella mia vita, cerco in tutti i modi di affrontarla e capire cosa c’è da modificare nella mia vita per “scioglierla”, c’è questa sua frase che non ho ben capito:
    La persona ansiosa ha spesso un atteggiamento di auto rimprovero, di auto invalidamento e tende a diventare un po’ “nemica di se stessa”, quasi fosse preferibile opporsi a se stessa, piuttosto che incontrare un “nemico esterno”.

    Cosa intende con questo? che una persona ansiosa pretende di essere perfetta e per questo è molto severa con se stessa?
    Grazie per l’attenzione.

    Erika

  30.  
    Gabriella
    30 giugno 2011 | 10:50
     

    Buongirono ho letto molti articoli di questo blog e non mi sembra vero di riuscire a vedere una luce da questo brutto tunnel sel panico e delle crisi di ansia. Sono due anni che vado da uno psicologo ma gli attacchi di panico e l’ansia sono sempre più forti al tal punto di impedirmi di uscire e di vivere una vita serena con mio marito e con glia altri. Vivo nel terrore nelle angoscie nelle paure che non ci sono e tendo sempre a giudicarmi per qualsiasi cosa, mi do sempre le colpe per tutto , piango vorrei tanto avere i miei genitori vicini ( sono a milano ma nativa di roma) ho paura di uscire di camminare di viaggiare e tante altre cose….. spero che Lei Dott.ssa mi possa dare un consiglio……

    Grazie di cuore e complimenti per il BLOG perchè è bellissimo…..

  31.  
    Marco
    8 luglio 2011 | 17:05
     

    Ciao Senso 78.Non sei l’unico….purtroppo.Io sono di Roma,faccio il portiere in uno stabile a 2 km dall’ospedale,ho una moglie ed una figlia di 5 anni.Questo senso di paura generalizzata è invalidante.Non sai quante volte ogni giorno vorrei scappare al pronto soccorso.Ma io già faccio una cura farmacologica e terapeutica da dieci anni circa .Adesso ne ho 41.Dalla mattina che mi alzo prima della sveglia comincio a pensare.Mi è praticamente impossibile spostare l’attenzione da solo e comincio ad ascoltare il mio corpo,che inevitabilmente mi dà segnali negativi.La doccia?Non mi vergogno di dirti che se posso la evito lavandomi a pezzi.Perchè penso:e se mentre sono sotto il getto dell’acqua come faccio a scappare velocemente?Questo tutto il giorno di tutti i giorni.E mi demoralizzo perchè privo pure mia moglie e mia figlia delle cose più banali,perchè io ho paura.E mi incavolo perchè tanti suggerimenti che ho imparato in quei momenti non mi aiutano.

    C’è un bell’articolo tratto da un libro (iL DESERTO DEI TARTARI) della dottoressa Laura Bolzoni Codato sull’attesa del nemico.Spiega benissimo quello che noi facciamo e come ci struggiamo tutto il giorno.

    Ma spesso anche questa lettura non mi distrae.Poi mettici il caldo afoso di questi giorni,mettici la solitudine che il mio lavoro di portiere mi regala per parecchie ore al giorno relegato in tre metri quadri di spazio (e le ho provate tutte per distrarmi),mettici che il sabato e la domenica sono giorni in cui dovrei costruire le giornate in funzione della mia famiglia….ma evitare è la cosa che più ci riesce,nonostante la prescrizione numero 1 della terapia dice:EVITA DI EVITARE…ed ecco qui come Marco rimane ancorato al dolore del passato,si fà scippare il presente e non vede il futuro.Ma il tempo passa e non ci aspetta..Un abbraccio “fobico” da parte mia e del blog

  32.  
    Claudia
    22 luglio 2011 | 12:45
     

    Ciao a tutti!
    Quelle che ho letto sono sensazioni…che conosco molto bene…quel disagio, quella paura della paura…e se succede?, e se gli altri se ne accorgono??
    Per tanto tempo me ne sono vergognata, non ne ho parlato, ho cercato di capire da sola cosa mi stava accadendo…MA, è stato sempre peggio, fino a che sono arrivata ad assumere il Cymbalta su consiglio del mio neurologo…ora che ho speranza, fiducia, ho comunque paura degli effetti della sospensione…leggo di voi …forti e comunque “lontani” dai farmaci, ma magari qualcuno potrà consigliare anche me!
    Grazie

  33.  
    mauro
    19 agosto 2011 | 12:41
     

    Gentile Dott.ssa Bolzoni Codato le scrivo perchè vorrei esprimerle la mia attuale situazione . Cercherò di essere breve e conciso. Ho 30 anni ,sono laureato e sono un agente motociclista della Polizia Locale(dettaglio importante). Ho avuto un passato tribolato,genitori divorziati da quando ero in fasce,con tutto il suo bagaglio di sofferenze,continui cambi di residenza,città,scuola,amici etc per i primi vent’anni della mia vita. Mai avuti problemi di nessun genere derivanti da questo, anzi autoanalizzavo la situazione e mi piaceva conoscere posti nuovi e gente nuova. Ovunque mi sono trasferito ho avuto tanti amici e sono sempre stato un ragazzo spigliato,scaltro e socievole,riscuotendo anche un più che apprezzabile successo col gentil sesso. Lungi dall’essere egocentrico od esibizionista la mia personalità mi ha permesso una ottima interazione sociale. Negli anni lascio la scuola, lavoro,parto militare,poi riprendo la scuola,diploma prima e laurea subito dopo con buoni risultati e nel frattempo compio 28 anni. Fin qui tutto bene, poi un paio d’anni fa d’improvviso mi assale un misto di ansia e paure. Cerco di risolverle da solo,non ci riesco e vado da un medico. Sei sedute qualche goccia e poche chiacchiere,una dieta alimentare per escludere alimenti eccitanti e nel giro di un anno torno quasi come nuovo. Quasi. Mi è rimasta dentro una certa insicurezza,la mia autostima si è ridotta,con la moto non supero i 100km orari e le gallerie mi fregano quasi sempre. Ma questo lo sopportavo e mi dicevo che col tempo sarebbe passato. Poi,storia recentissima,negli ultimi quindici giorni mi prendono due attacchi di panico,il primo il giorno che sono partito per le ferie e l’altro ieri, e sono dovuto riccorrere a delle gocce per calmarmi. Quello che voglio dirle è questo: a me la vita piace e pure tanto,non sono depresso,non lo voglio diventare,adoro stare con gli amici,mi voglio divertire,voglio creare,fare,costruire,avere dei figli ,un cane,una casa ,lavorare la terra,crescere,seguire il mio cammino di uomo ora e negli anni a venire come figlio del mio tempo….MA QUESTA CORDA CHE MI TIENE LEGATO E NON MI FA VOLARE MI PESA COME UN MACIGNO NELL’ANIMA….
    Attendo una sua gradita risposta e la ringrazio anticipatamente
    in fede Mauro

  34.  
    nienteansia
    15 settembre 2011 | 01:29
     

    Salve a tutti mi chiamo Marzia e soffro di attacchi di Panico ogni tanto svengo e mi hanno parlato di sincopi , sono pericolose?

  35.  
    ROBERTA
    19 ottobre 2011 | 12:07
     

    Buongiorno,
    premetto che ho comprati il libro e che l’ho letto tutto d’un fiato rivedendomi in quasi tutto ciò che veniva descritto.
    Io credo di vivere un sintomo in più: spesso non parto e non mi allontano perchè temo, così come mi è successo, di voler tornare a casa tra le mie cose, nel mio nido. Come mai questa esigenza…è l’esigenza di sentirsi protetta tra le mie “Cose”???? come supero l’idea del NIDO??
    grazie mille!!!

  36.  
    Penelope
    14 maggio 2012 | 15:41
     

    Buonpomeriggio, è la prima volta ke scrivo su questo blog,e mai avrei pensato di fare una cosa del genere visto ke sono circa 6 mesi ke soffro di ansia e la mia vita nn è piu’ la stessa, tra parentesi io nn sn piu’ la stessa persona di prima, però sto combattendo e con tenacia sto cercando di superare tt le sfide ke mi si presentano, perke’ non voglio ke il panico si impadronisca di me. Tra poco si avvicina l’estate,ed il pensiero di partire un po’ mi spaventa, e pensare ke adoro viaggiare e ho preso nella mia vita piu’ aerei e treni ke autobus, ma purtroppo così è la vita, vorrei qualke consiglio su come stare con gli altri senza pensare troppo ai miei attacchi di panico,andando all’estero…se qualcuno mi vuole contattare per parlarne a disposizione, complimenti per il blog lo trovo molto utile kissssssss

  37.  
    Laura
    15 maggio 2012 | 19:30
     

    Buonasera,
    ho trovato questo blog dopo aver sofferto di un attacco di panico per ferie.
    Dovevo partire per un viaggio che desideravo da un pò di mesi (settimana al mare – volo in aereo), avevo già avuto degli attacchi di panico precedentemente ma era un pò di tempo che non si “facevano vedere” quindi pensavo di riuscire nel mio intento.
    Invece il giorno della partenza mi ha travolto un attacco di panico fortissimo e ho rinunciato alla vacanza. Ora sono in un momento di sconforto, non sopporto l’idea di non essere riuscita a superare l’ostacolo e essermi persa la vacanza e non gestire gli ataccchi di panico…cosa dovrei fare?, già leggendo che non sono l’unica in questa situazione mi ha rasserenata un pò

  38.  
    Perla
    29 giugno 2012 | 17:54
     

    Buonasera,
    Sono una ragazza di 20 anni e da quasi 3 anni soffro di attacchi di panico.
    Quando mi vengono questi attacchi penso davvero di svenire e un senso di mancanza del respiro, stanca di ciò mi sono rivolta al mio medico , ma una volta fatti tutti gli esami mi disse ke sono sana come un pesce e non ho nulla e quindi di andare dallo psicologo… Io nn voglio andare dallo psicologo ma voglio cercare di vincere questo “disagio” da sola, anke se il mio dottore mi ha detto ke tutto quello ke sento in quei momenti di attacco sul mio corpo è tutto falso è solo una cosa psicologica perchè non ho nulla. Sn arrivata al punto in cui non entro più al supermercato o nei centri commerciali per la paura della paura che mi vengano degli attacchi e in questi posti e in tutti quelli ke ora le dirò s sono già presentati, dove cè molta gente sia al chiuso ke all’aperto, non vado in discoteca,non vado più al cinema, non vado da nessuna parte a piedi da sola perchè quando sono sola ho la sensazione ke mi venga un attacco di panico e appena mi allontano da casa comincio a sentire un nodo in gola e di non riuscire a respirare bene. Insomma l elenco delle cose e dei posti a cui ho dovuto rinunciare x questo mio problema è davvero infinito!! ma nessuno mi capisce, nessuno riesce a capire davvero cosa provo io in quei momenti in cui mi sento padroneggiata da una cosa più forte di me ke non riesco a controllare e quando mi vengono questi attacchi di panico io mi lascio prendere molto dalla paura perchè penso: cavolo non riesco più a respirare bene, sto x svenire, ora muoio! E ovviamente si accentua ancora di più la paura di un nuovo attacco e quindi mi sembra sempre di essere sul punto di un attacco di panico. Come posso fare x vincere questi attacchi senza rivolgermi a uno psicologo? Come posso attenuare la paura di un nuovo attacco rendendomi più e forte e dire no questa volta riuscirò a padroneggiarlo e a far si ke non mi venga? come posso calmarmi in queste situazione quando sento l attacco ke arriva? Un ultima cosa, vorrei andare al mare domani x il week- end, le mie amike vogliono ke vada con loro e anke il mio ragazzo, il mare dista 2 ore di macchina da dove abito io….Io vorrei andare moltissimo la valigia è già pronta, ma ho paura ke durante il viaggio in autostrada o una volta arrivate a destinazione si presenta un attacco… Secondo lei dovrei andarci o evitare?? sono stufa di rinunciare a tutte le cose belle … ma la paura è davvero tanta, so ke lei capisce benissimo cosa intendo dire….la mia vita è cambiata tantissimo dalla comparsa di questi attacchi di panico e mi sta rendendo una persona debole… come posso fare?? la prego mi aiuti
    Grazie x l ascolto, spero mi darà consigli utili anke solo x calmare un po la paura ….

  39.  
    Lorenzo
    5 luglio 2012 | 18:33
     

    CIao a tutti; sono Lorenzo, ho 27 anni e da quando ne avevo 22 soffro di attacchi di panico. All’inizio erano frequenti, poi con l’aiuto di una brava psicoterapeuta sono quasi del tutto scomparsi.
    Ho per la mia età un’ottima posizione di lavoro, sono apprezzato, considerato un “talento”…mi sposto per lavoro senza particolari problemi…tutto sembra andar bene tranne quando si tratta di partire per le vacanze con amici. A quel punto mi blocco e l’ansia si impossessa di me. Ho già rimandato all’ultimo molte vacanze…le uniche vacanze che riesco a fare sono quelle brevi, di un weekend, con pochi amici o in solitudine. Ma se si tratta di andar via in gruppo non ce la faccio….accetto ogni anno di fare una vacanza, abbassando di anno in anno l’asticella di quello che vorrei fare; l’egitto no, troppo lontano, lì no, etc etc…. Dovrei partire tra qualche giorno per la Sicilia ma sn paralizzato dalla paura. La paura di star male, la paura di farmi vedere per quello che sono, la paura di fallire, la paura di non poter tornare immediatamente quando e come dico io, la paura di rovinare una giornata agli altri. Allo stesso tempo se nn parto scaturisce in me un senso di sconfitta e mi sento in colpa xchè a non partire probabilmente soffrirei meno che a partire..e allo stesso modo temo di nn esser accettato dagli amici.
    Mi sento quasi in colpa anche perchè i miei sono comprensivi…loro mi vogliono ben alla fine pur con tutte queste sconfitte e fallimenti in termini di “partenze”

    Ma qual’è il giusto equilibrio tra sforzarsi e accettarsi? Perchè tutti gli anni ci ricasco nella stessa situazione? Devo sforzarmi o no? Ho paura di perdere gli amici a nn partire..fosse se avessi una compagna tutto sarebbe più facile.

    Vorrei che questi giorni nn esistessero…vorrei saltarli a piè pari ed andare al giorno di rientro al lavoro!

  40.  
    Dujour
    3 settembre 2012 | 12:30
     

    Interessante questo blog e le storie che vi si raccontano che danno speranza ai lettori. Io non ho esperienze simili da raccontare, sono capitata sul blog per interesse verso la materia, anche se non è la mia. Io, però, sono appassionata di cinematherapy, e la sperimento su me stessa, a casa, e poi ne scrivo su un blog, sperando di far riflettere e aiutare a star meglio anche altri, attraverso i film. Ovviamente il tutto senza intenti professionistici o terapeutici, io casomai mi intendo più di cinema, anche se ho un’esperienza personale e interessi sulla psicologia.
    Se volete venire a trovarmi mi farà molto piacere.

  41.  
    Carla
    18 aprile 2013 | 00:09
     

    La vacanza x ora é un traguardo lontano..i miei attacchi di panico sono scomparsi apparentemente ma resta la paura di restare sola in casa,x strada,suprattutto di notte..e qst nn mi fa vivere

  42.  
    Fity77
    30 aprile 2013 | 16:34
     

    Ciao a tutti! Io ho sofferto di ansia e attacchi di panico dal 1996, nel 2003 iniziai a vivere a viaggiare e a far tutto quello che le persone “normali” fanno. repentinamente nel estate del 2010 cominciai nuovamente ad avere qualche attacco di ansia ma non ci ho fatto caso più di tanto fino a natale. Andai in vacanza in montagna con i miei amici più cari e il mio ragazzo. i primi due giorni sono stata da dio con il mio ragazzo e un nostro amico,ma al terzo giorno quando sono arrivati tutti gli altri incominciai a stare male. il quarto giorno sono stata tutto il giorno in baita col desiderio di tornare a casa, il quinto non mi attentai nemmeno ad uscire, e cosi fino a quando per mio felice destino le vacanze finirono. Da allora non sono più andata in vacanza. ci ho provato ma il solo pensiero della partenza e di allontanarmi dal mio “luogo sicuro” mi terrorizza. da un anno ho ripreso a prendere l’antidepressivo e a frequentare una psicologa chi mi sta aiutando tantissimo. ora dovrei affrontare questo fatidico ritorno alla vita normale e a far una vacanza al mare (del quale ho tanta nostalgia) ma non so come affrontare la mia paura di avere paura.

  43.  
    MAURIZIO ISONI
    1 maggio 2013 | 14:19
     

    Salve a tutti, sono nuovo del blog, ho appena scaricato il libro di Laura.
    Soffro da più di venti anni di attacchi di panico, e mi sono molto rasserenato leggendo le stupende varie testimonianze, ed iniziando a sfogliare il libro.
    Volevo gentilmente chiedere a Laura, se ritiene sufficiente seguire il percorso indicato nel libro, oppure se consiglia di frequentare un suo seminario, (eventualmente quando e dove si tengono). Volevo anche chiedere se il fatto che uno soffre da tanti anni di questo problema, può essere di ostacolo alla guarigione. Grazie tantissimo, ho voglia di sentirmi libero e di rinascere. Maurizio

  44.  
    Chiara
    25 luglio 2013 | 23:09
     

    Buonasera Dott.ssa Laura,
    Mi chiamo Chiara e ho 30 anni e un terremoto dentro di me. Non ho mai scritto in nessun blog e ho paura. Paura di dare voce alle mie paure e di sentirmi una matta. Domani il mio ragazzo e i miei amici partono per una vacanza in barca a vela alle Eolie e io starò per il secondo anno consecutivo a casa. Vacanza desiderata, pianificata, sognata, pagata ed ora… Abbandonata. Due settimane fa un mio collega mi ha raccontato di una mini crociera alle Tremiti in cui, a causa del mare mosso, ha sofferto di un fortissimo mal di mare… Da quel momento ho iniziato ad avere la nausea, mi è passata la fame e ho iniziato a immaginare il viaggio in aliscafo Milazzo-Lipari come un viaggio della morte dove avrei vomitato la Pasqua di due anni prima. A questo pensiero già abbastanza devastante si è aggiunta l’idea della barca, il movimento, la lontananza da casa, amici intorno a me felici e spensierati e io lì paralizzata, immobile con la sensazione di vuoto e angoscia a pervadermi l’anima… Come posso vincere tutto questo? Riposta: non partendo. Ed eccomi qui, la sera prima della partenza, con il mio ragazzo in garage a sistemare i bagagli di tutti sul furgone e io sul divano a confidare le mie paure a un blog di quasi sconosciuti. dico quasi perché solo leggendo qualche testimonianza qua e là mi sono sentito meno sola… Questo però non cambia la realtà dei fatti. Domani non vado, genitori amici, collega, estetista tutti a mostrarmi la loro comprensione e a incitarmi alla partenza e a dirmi che andrà bene, che se avrò i miei momenti non succederà nulla e che vogliono che io parta. Ma la mia pancia dice no, no no. Forse sto ascoltando me stessa per una volta e in questo momento sono tranquilla ma so che il vortice di negatività tornerà a tormentarmi e il mio senso di inadeguatezza si ripresenterà con il conto in mano e pretenderà pure gli interessi. Come si può riafferrare la realtà in quei momenti così devastanti?!
    Sono un fiume in piena e vorrei continuare a scrivere ma ho voglia di coccolare il mio ragazzo prima di addormentarmi quindi saluto e ringrazio chi ha dedicato cinque minuti a leggere ciò che ho scritto. Sono vicina a chi condivide questi momenti difficili, intensi, faticosi e spero un giorno di riuscire a dire “io ce l’ho fatta” . Per ora ho bisogno di aiuto, di comprensione e di non dimenticarmi mai di sorridere. Buona notte a tutti e scusate gli errori, ho scritto di getto e non credo tornerò indietro a rileggere prima di pubblicare.

  45.  
    Caterina
    15 settembre 2013 | 23:14
     

    Ciao Chiara…mi colpisce quello che scrivi…mi rivedo in te.Due anni fa stavo così,anzi peggio.Non credo esista una formula magica per far svanire le sensazioni che ci assalgono quando siamo nel pieno di un attacco. Quando qualche anno fa ero nel pieno della crisi più devastante della mia vita(un mese chiusa in casa col terrore di essere diventata irrimediabilmente pazza) sono capitata su questo blog…stavo smanettando febbrilmente in internet alla ricerca di un rimedio immediato alla mia angoscia…una magia,una pillola,una seduta di ipnosi…qualunque cosa!!!e mi irritavo leggendo nel blog che la guarigione e’un percorso…percorso era una parola che implicava un’intollerabile attesa!e invece adesso ti dico che e’proprio così!tornerai a fare quello che desideri,a sentirti libera,ad andare in vacanza…troverai la tua strada piano piano…credo sia diversa per ognuno ma credo anche che per tutti passi sempre e necessariamente dal volersi un po’ di bene…dal coccolarsi…dal ritrovare il tempo per far riposare il corpo e la mente…e dall’autostima che deriva dalle piccole vittorie sul panico!io non ne sono fuori del tutto,perché l’ansia c’è ancora…ma non le permetto di condizionare la mia vita!!!

    mi ha aiutato tantissimo la voce della dottoressa in una registrazione mp3 che mi ha fatta riflettere sul fatto che sono IO a provare il panico…io lo provo,non e’un mostro che mi attacca dall’esterno…io lo genero e quindi IO comando!!!lo penso sempre quando mi accingo ad affrontare qualcosa che la mia pancia vorrebbe evitare…la pancia non la ascolto più…quella non ragiona.io invece ragiono e scelgo consapevolmente di vivere appieno la mia vita….e sai una cosa???VINCO IOOOOOOO!!!non sprecare energie in pensieri negativi e catastrofici,che accumulano ansia nel tuo cuore…investi tutte le tue forze nella ricerca della strada che ti porterà fuori da sto maledetto tunnel!!!un bacione

  46.  
    Sam
    29 dicembre 2013 | 17:37
     

    Gentile Dottoressa, dopo molti anni di agorafobia con attacchi di panico, riesco a gestire bene le situazioni ansiogene e conduco una vita abbastanza normale senza assumere farmaci, ma non posso allontanarmi di casa per più di 20 Km. Raggiunto tale limite devo ritornare indietro. Lei pensa che dovrei agire sul vissuto infantile o su altro per eliminare questo ostacolo? Ovviamente per tale motivo viaggio solo in auto ed in compagnia, non prendo treni, navi, aerei ecc. Lei ritiene che si possa fare qualcosa? Seguendo quale terapia? Grazie. Samantha.

  47.  
    Pino
    18 aprile 2014 | 09:03
     

    Buongiorno dottoressa Laura. Sono nuovo del blog e volevo lasciare la mia testimonianza. Io ho 47 anni e sono un musicista cantautore. Ho avuto il mio primo attacco di panico di pochi istanti a 20 anni. Pochi istanti, era il 1987 e non sapevo nemmeno cosa fosse il panico. Pochi istanti e tre mesi di depressione per la mancanza di accettazione e per il fatto di non capire cosa mi era successo. Di fatto non ebbi più attacchi ma qualcosa dentro di me era cambiato. Depressione curata con farmaci e ansiolitici e tanta voglia di tornare ad essere ciò che ero prima : brillante e socievole. In un anno riesco a superare tutto. 1993 quell’anno decido consapevolmente di farmi insieme ad amici una canna di erba. Dopo pochi minuti non un attacco di pochi istanti ma due ore di panico .. Comprendo che dovevo rilassarmi cerco di respirare faccio training autogeno. Ma niente, il panico mi depersonalizzava. Prendo un tav..r e finalmente torna la pace ma mi dicevo : e’ domani ? Il domani non è stato facile ma mi sono detto mai più erba. Pian pianino ritorno ancora una volta . 1999 vado a sciare : funivia ( ero felice non pensavo a nulla) tremendo attacco in alta quota sudo e mi sento morire davanti a tutti. E già mentre morivo pensavo al ritorno. Penso se mi ubriaco forse mi sento meglio e così ho fatto, e ritorno subito al sicuro in albergo . Dal 2000 in poi i miei Dap cominciano a presentarsi in galleria, solo in galleria. Poi in autostrada fino a non voler guidare più .. Faccio guidare la mia ragazza dicevo ed infatti tutto va meglio ma dopo un po’ sempre in macchina non riuscivo nemmeno a superare il Dap restando dal lato passeggero. Risultato ad oggi : io guido moto e macchina ma non vado in autostrada ne in strade diverse ma solo città e limitrofe. Ti ho cercata dottoressa e ti ho travata. Ho bisogno di aiuto.

  48.  
    Francesca
    4 settembre 2014 | 13:41
     

    Dottoressa, ho bisogno di lei!

  49.  
    massimo
    17 novembre 2014 | 10:57
     

    Buongiorno sono massimo soffro di panico paura ansia depressione pensieri immotivati e varie fobie da circa un anno e mezzo non riesco più a lavorare e stare solo

  50.  
    Eta
    4 luglio 2015 | 15:05
     

    Buonasera e un po che leggo questo blog. E seguo la dottoressa. ho letto il libro e si più semplice di così. Ha ragione nel passato ci sono tante emozioni che ci hanno inchiodati in schemi emotivi. Volevo fare una domanda. Come si fa a tenere a bada il senso di angoscia che riepie gli spazi dell anima quando l ansia non sembra ci sia?
    O meglo come fai a non pensare .

  51.  
    martina
    3 marzo 2016 | 17:17
     

    Ciao mi chiamo martina ho 31 anni e da nove anni soffro di ansia panico con agorafobia claustrofobia e quanto altro. Ho appena finito di leggere il tuo libro in un momento assai critico. Ho intrapreso varie terapie farmacologiche tutte con esistono positivo al momento to ma poi i sintomi si sono ripresentato e li ho combattuti a gran fatica con la psicoterapia cognitivo comportamentale anche se ho sempre continuato ad avere le mie fisse e piccole ansie. Adesso dopo quattro anni senza farmaci in cui ho avuto due gravidanze sto malissimo di nuovo…sono invalidata perché non riesco a stare sola e anhe le siuazioni più semplici come feste dove portare i bambini o una passeggiata in centro divengono complicate . Ho preso uno stacco dal lavoro. In più sono tornata dalla neurologa che mi ha dato e.. che sto prendendo e zo…t che non voglio riprendere. Ma così non posso più stare. Cosa è scattato in te quando hai acquisito la consapevolezza che dovevi infischiartene per citarti? Devo prendere o no lo zo…t?vincerò io prima o poi?sono a terra. Grazie

  52.  
    martina
    3 marzo 2016 | 17:20
     

    Ho bisogno di lei dottoressa perché ho molte domande relative al suo testo che mi hanno aperto un mondo che mi incuriosisce molto perche io voglio liberarmi da queste catene!

  53.  
    LILLI
    28 luglio 2016 | 14:43
     

    CIAO A TUTTI ..HO LETTO TUTTI I VOSTRI COMMENTI E MI RITROVO IN TUTTO..PANICO,ANSIA,PAURA DI STARE FUORI CASA DA SOLA E POI IL TERRORE DI FARE UN VIAGGIO DI 5 ORE IN MACCHINA..CHE NE PENSATE DI COMINCIARE CON X…X GOCCE ?UN ABBRACCIO A TUTTI !

Lascia un Commento