Attacco di panico: che cosa ci fai al Pronto Soccorso?

Se per un attacco di panico corri spaventato, per la seconda volta, al Pronto Soccorso, forse sei nel posto sbagliato al momento giusto!

Perché?

Perché quando vivi l’attacco di panico è il momento in cui hai veramente bisogno di un aiuto caldo, profondamente umano e il tuo corpo è sano, anche se ti sembra di stare malissimo.

Al pronto soccorso si affida il proprio corpo fisico, quando temiamo di avere qualcosa di serio da controllare e da curare, come un trauma, una brutta ferita, un inizio di infarto, una slogatura, una crisi respiratoria, ma… se già conosci le ormai note sensazioni che accompagnano fedelmente l’attacco di panico, allora è il momento di riconoscere CHI ti puo’ aiutare e COME  VUOI ESSERE AIUTATO.

Quando hai l’attacco di panico non è la macchina, ovvero il tuo corpo, che ha qualcosa da aggiustare in carrozzeria (  il Pronto Soccorso ), ma è il guidatore della macchina che è confuso, spaventato, smarrito, che sente  il proprio normale senso di sé che si sta allontanando e dissolvendo, che chiede disperatamente: AIUTOOOOO!

Scrive sul Blog il 31 agosto 2009 (ecco dove trovi il suo commento integrale, clicca qui)  Roberta, una lettrice di 44 anni, mamma di due figli, che vive in una città dell’Alto Adige:

“Una volta io sono stata portata con l’ambulanza dal mio posto di lavoro al pronto soccorso, ero accompagnata da una delle mie sorelle che tra l’altro faceva l’infermiera in quello stesso ospedale, e quando all’orecchio, lei ha sussurrato al medico che probabilmente si trattava di uno dei miei soliti attacchi di panico, lui si è girato verso di me e mi ha detto con una tale arroganza misto sarcasmo…:”Allora bastano solo due sberloni fatti bene “….

non ti dico la mia reazione interna, già perché a quei tempi non riuscivo nemmeno a sfogare la mia rabbia all’esterno e mi rimaneva soltanto l’umiliazione di essere stata derisa un’altra volta e dentro di me mi sono chiesta…ma allora se nemmeno a loro posso chiedere aiuto a chi mi rivolgo?…”

SE NEMMENO AL PRONTO SOCCORSO POSSO CHIEDERE AUTO A CHI MI RIVOLGO?

Roberta, in un momento molto delicato e confuso della sua vita, aveva bisogno di un aiuto puro, pulito dai giudizi critici e dalle sopraffazioni, aveva soltanto bisogno di essere compresa e rispettata nella sua difficoltà, invece ha trovato a soccorrerla la persona sbagliata, che ha usato con lei  delle parole offensive e inutili.

La buona notizia, in tutta questa triste situazione, è la comprensione che conferma a Roberta di aver chiesto aiuto alle persone che operano nel posto sbagliato, nel momento giusto in cui aveva bisogno ricevere un vero sostegno.

E’ utile andare al pronto soccorso, se ci siamo arrivati una prima volta di corsa, per ricevere la DIAGNOSI che il medico ci fa dopo la visita: attacco di panico oppure attacco di ansia.

Ma non serve andarci una seconda volta, visto che non hai una malattia fisica, né una patologia psichiatrica.

Non sei un paziente da Ospedale!

Sei solamente una persona tanto spaventata che ha bisogno di essere accolta, compresa e aiutata con amore.

COME AIUTARE CHI HA UN ATTACCO DI PANICO?

Chi soffre di attacchi di panico è sempre una persona forte, sana e sensibile.

Nella relazione di aiuto va  trattata con delicatezza e con rispetto.

Le sensazioni che prova la persona durante l’attacco di panico sono vere, anche se non sono reali, quindi bisogna credere completamente al terribile inferno emozionale, fisico e mentale che vive in quel momento.

Quell’attimo di grande apertura, durante l’attacco di panico,  è simile a quando la porta di casa viene spalancata violentemente da un colpo di vento gelido, in quel momento la persona vive un “appannamento interiore” e un acuirsi della sensibilità a livello dei cinque sensi fisici.

In quei momenti di sbandamento totale, si diventa vulnerabili e  impressionabili.

Se dentro la sala di aspetto del Pronto Soccorso, illuminata dalle lampade al neon, che ho già spiegato non vanno bene per chi soffre di panico (ecco qui  il link dove spiego questo a Sabina il 12 marzo 2008 alle 14:28 alla voce Commenti)  si vedono persone con ferite che sanguinano, bambini che piangono disperati perché sono caduti e si sono fatti male, ci sediamo su mobili freddi e asettici e dobbiamo spiegare cosa ci succede a  infermieri e medici indaffarati a salvare corpi feriti, allora le nostre condizioni di ansia e di panico non possono che aumentare.

Chi si sente vittima dell’attacco di panico non è la persona adulta,  la brava mamma sicura di sé nella vita, come nel caso di Roberta ma il bambino piccolo, la bambina piccolina, che in passato ha attraversato da sola un momento, in cui ha vissuto delle sensazioni simili, anche se adesso non lo ricorda più e non  lo collega al momento attuale di ansia e panico, è quel PICCOLO PERSONAGGIO DENTRO CHE GRIDA : “S. O. S.”

Chi aiuta la persona che ha l’attacco di panico deve stare in silenzio e dare un contatto umano calmo e caldo.

Deve aiutare il “personaggio interiore” a ritrovare il proprio corpo, che adesso sente che lo ha tradito e abbandonato per fare, in modo totalmente incontrollato, quello che vuole lui.

Deve aiutarlo a riconoscere: “Questo corpo è il mio! Allora questo corpo sono Io!”

Parlare con queste parole: “Non è niente, vedrai che ti passerà!” non è utile in quel momento, perché è un modo per non accogliere affatto quello che la persona in preda al panico vive.

E’ vero che non morirà per nulla, ma in questo momento critico non è gentile ricordarglielo.

Lo sa già, solamente che davanti alla tempesta emozionale del momento non ci crede più.

Chi aiuta deve sapere che in quel momento la persona crede di essere precipitata un in’”area di morte” dove  si sente molto strana, dove sente che l’Io, su cui appoggia il senso di se stesso, non è più presente, ma si sta perdutamente allontanando.

Bisogna rispettare questo “senso di morte” e come ai funerali ( scusa il paragone) si sta in silenzio, si dicono poche parole vere di partecipazione e soprattutto si sta vicini, con la presenza fisica, nel dolore ai parenti, qui, in questo momento si fa lo stesso.

Si dà un contatto fisico delicato sulla schiena, si parla dolcemente come si fa con un bambino impaurito, si trovano le parole vere, giuste, che partono dal cuore e che accarezzano il cuore della persona disperata.

Va bene, se serve, anche parlare in  terza persona, dire per esempio: “So che hai tanta paura, adesso portiamo Roberta a casetta e stiamo insieme, finché le brutte sensazioni sono evaporate, vedrai che dopo Roberta starà meglio”.

La stanza dove rimanete vicini, accanto alla persona che si sdraia sul letto oppure sul divano, nella posizione che le viene spontanea, deve essere calda, accogliente, poco luminosa, silenziosa.

Chi aiuta è bene che veda il “bambino piccolo” , la “bambina piccola” dentro quel corpo adulto scosso dal panico, deve capire che è a quel piccolo bambino terrorizzato, che deve rivolgersi adesso, che deve consolare e rassicurare!

Ti invito a condividere nel nostro Giardino – Blog la risposta a queste due  domande:

1. Dimmi come vuoi essere aiutato quando hai un  attacco di panico?

2. Dimmi chi senti che  ti può veramente aiutare in quel momento?

Copyright 2010 di Laura Bolzoni Codato. Tutti i diritti riservati.

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210 risposte a Attacco di panico: che cosa ci fai al Pronto Soccorso?

  1. Virginia scrive:

    Grazie dott.ssa Laura Bolzoni Codato per questo nuovo bell’articolo che tocca un altro dei “temi caldi” con il quale noi affetti da panico e ansia ci troviamo a confrontarci.

    Anch’io ho avuto l’esperienza della prima visita al pronto soccorso e più o meno la reazione dei sanitari è stata sugli “stessi toni” di quella di Roberta.

    La situazione era inoltre peggiorata sapendo che all’epoca studiavo psicologia e quindi mi era stato detto che allora ero io che dovevo sapere come afforntare queste cose.

    Ma io, giovane ragazza alle prese con i miei studi di psicologia non potevo essere certo indenne da questo tipo di problematiche… un medico è forse al riparo dalle malattie semplicemente per il fatto di aver studiato medicina?

    Comunque sia uscii dal PS in lacrime, umiliata, distrutta…

    Devo però dirvi che non c’è mai più stata una seconda volta e quindi forse avevo correttamente imboccato la strada suggerita in questo articolo dalla dott.ssa Laura Bolzoni .

    Non ho mai ritenuto il PS il luogo adatto per risolvere anche i momenti di maggiore crisi e col tempo si riesce anche a distinguere tutta la sintomatologia che quotidianamente ci accompagna.

    Vengo ai quesiti di riflessione proposti.

    1. Nel momento della crisi solitamente non amo essere particolarmente aiutata, come si dice… preferisco “rimanere nel mio brodo” e cercare di gestire la situazione al meglio. Certo comunque ho piacere di avere al mio fianco una persona che eventualmente so che mi può aiutare se dovessi sentirmi male, svenire… la vicinanza di una persona che mi può aiutare ha anche effetto preventivo.

    2. Sento che posso essere aiutata solo dalle persone che so che mi capiscono e che sono a conoscenza del problema.

    Purtroppo non sono molte.

    Permane in me la difficoltà ad aprirmi e a parlare liberamente di questo problema. Purtroppo, anche nel mio lavoro, ho trovato molta superficialità, derisione, poca comprensione e anche molta ignoranza rispetto a questo problema.

    Anche per i familiari non è sempre semplice starci accanto… non è facile comprendere e non lo si può nemmeno pretendere. Anche per me, fino a quando non ho provato panico ed ansia, era decisamente difficile spiegarmi certe cose con le quali ormai convivo da tanti – troppi! – anni.

    Attendo di leggere anche i vostri commenti su questo tema.

    Cari saluti a tutti!

  2. luigi arcuri scrive:

    trovo le considerazioni molto pertinenti: conosci le tecniche di psicologia energetica (EFT, soprattutto)? possono essere di grande aiuto, per quel bambino…

  3. raffaella scrive:

    niente di piu’ appropriato

    è come se la freccetta avesse fatto centro tutto cio’ descritto purtroppo rispecchia la mia situazione attacchi di panico iniziati due anni fa curati con psicofarmaci

    sono stata meglio ma ora ogni tanto ancora ricompaiono e cio’ mi spaventa parecchio l’anno scorso ho dovuto lasciare il mio lavoro e ora e’ difficile trovare ..e se poi trovassi un nuovo posto e mi accadesse di nuovo di ricadere in questo terribile tunnel?ho paura

  4. chadisja scrive:

    Ciao cari fiori.
    Grazie Dott.ssa Laura Bolzoni Codato, le sue e-mail sono preziose.

    Leggo l’articolo che Lei ha scritto ed è tutta la mia verità trascorsa in passato, eppure non ho mai fatto caso a come vorrei essere aiutata.

    Adesso le idee sono chiare vorrei essere aiutata solo con un semplice gesto: un forte abbraccio, un abbraccio che non ha bisogno di parole, un abbraccio che non ti fa’ sentire sola in quei momenti e ti fa’ capire che sei importante, che sei anche tu parte di qualcuno.

    La cosa triste è quella che io già sento che nessuno puo’ aiutarmi e non lo dico cosi’ per dire.

    Sono stata delle ore a pensare e la risposta è sempre quella: nessuno, e sono triste per questo.

    Ma poi penso a” Francesca con la sua piccolina” e mi dico:ho trovato qualcuno che puo’ aiutarmi e sono io sola io con la mia piccola.

    Per me questa è una grande vittoria è arrivare ad un obiettivo mai sperato, sapete quel che vuol dire per me?

    non avrei mai giurato eppure adesso quando sono giu’ e mi sento ansiosa l’unica persona che riesce a capirmi sono io solo io.

    Ho lavorato sodo Dott.ssa Laura Bolzoni, senza farmaci, senza (da parecchi mesi ormai) un aiuto medico, solo con i suoi consigli e le sue esperienze di vita che leggo ogni giorno, con i suoi articoli efficentissimi, finalmente sono arrivata a prendermi cura di me stessa, ormai ho imparato bene.

    Non escludo che mi avrebbe fatto molto piacere sapere che poteva esistere un individuo, un amico/a, un parente in grado di aiutarmi ma pazienza c’è molto peggio ed io sono contenta di avere quel poco di salute che mi aiuta a stare bene nei momenti di malessere.

    Come potrei mai ricambiare tutto questo con Voi tutti e con Lei Dott.ssa?

    Saro’ sempre in debito, un debito che paghero’ promettemdoVi di non mollare mai e di essermi sempre di aiuto insieme alla Vostra forza.

    E’ bellissimo tutto questo, credetemi lo vivo come una grossa fortuna piovuta dal cielo e a volte penso di aver pagato veramente tanto per aver ricevuto questa fortuna è il premio che giusto tocchi a chi per anni ha sempre sofferto.

    Grazie a tutti.
    Chadisja

  5. ermeglio :-P scrive:

    Grazie di questi consigli.

    rispondo
    1. Dimmi come vuoi essere aiutato quando hai un attacco di panico?

    Scappare dalla situazione che provoca il panico è quella migliore per calmarsi ma non la migliore per superarlo. Pensandoci vorrei in quel momento imparare a controllare piano piano me stesso e calmarmi senza fuggire dal caos senza l’aiuto di nessuno, ma imparare a controllarlo.

    2. Dimmi chi senti che ti può veramente aiutare in quel momento?

    Sono molto credente quindi in primo luogo Dio e Maria SS., in secondo luogo la mia famifglia o quei pochi che sanno di cosa soffro.
    Per ultimo lo xanax che porto sempre con me ma che non lo prondo mai, nonostante gli attacchi di panico.

    Ultimamente sto uscendo a superare barriere come stare da solo lontano da casa in altri paesi, guidare la macchina da solo ecc.. mesi fà mi ero quasi bloccato a casa.

    Ringrazio a tutti per le vostre tetimonianze.

    Mi basta sapere che c’è gente che è uscito fuori da questo tunnel per avere più forza e serenità nell’andare avanti e imparare….🙂

    Grazie a tutti.

  6. ermeglio :-P scrive:

    ah scordavo di dire che al pronto soccorso ci sono andato la prima volta..
    poi qualche visita al cuore … capito che tutto era causato dal panico .. niente più PRONTO_Soccorso… sono anni che non vado.

  7. Monia scrive:

    Cara Dott.ssa Laura Bolzoni Codato

    le sue mail sono sempre gradite e scaldano il cuore.

    Io soffro di attacchi di panico da circa un anno e prima di venire a contatto con questo mondo oscuro non avrei mai pensato che un essere umano potesse provare determinate sensazioni forti, dolorose, incontrollabili.

    Sono stata in pronto soccorso una volta solo al secondo attacco di panico quando le colleghe d’ufficio, spaventate dal mio stare male mi hanno voluto accompagnare…ho trovato tanta superficialità, e nessuno ha saputo dirmi che cosa mi stava succedendo.

    E’ stata la prima ed unica volta in cui ci sono andata e mai ci tornerò.

    Rispondendo ai suoi quesiti:

    quando ho un attacco di panico voglio essere semplicemente essere lasciata in pace, tranquilla nella posizione in cui mi trovo (purtroppo i miei attacchi sono accompagnati da fortissime vertigini che mi impediscono durante l’attacco di muovermi perchè tutto intorno gira fortissimo), mi può far piacere una mano che stringe la mia, una mano sulla mia spalla, ma nulla di più, cerco di gestire la crisi da sola, controllando la respirazione e cercando interiormente di dirmi che passerà in poco tempo.

    Chi mi può veramente aiutare in quei momenti??

    per come sono fatta io e per come ho imparato a conoscermi in questi brutti momenti, prima di tutto sono io e solo io che mi posso aiutare e poi pochissime persone che mi stanno vicino che possono essere mia madre, mio fratello, mio marito, una cara collega e niente più, solo le persone a me più care che mi infondo tranquillità con la loro vicinanza.

    Un abbraccio forte a tutti quanti voi per tutte le vostre esperienze riportate.

    Con affetto

    Monia

  8. PAOLA scrive:

    Salve a tutti cari amici e cara corolla,

    nessuno ci può aiutare,solo noi lo possiamo fare,ma è difficile da soli,e questa solitudine a volte peggiora la situazione,

    quello che voglio quando sono in crisi è qualcuno vicino,ma non mi deve dire nulla,solo sapere che c’è se mi dovessi veramente sentire male.

    La superficialità e il modo che hanno di sottovalutare i nostri problemi mi porta sicuramente lontano da ogni medico,vorrei tanto ci fosse qualcuno in grado di aiutarci,ma non c’è,o almeno io non l’ho ancora trovato,ha ragione Chadisja,siamo solo noi a poterci aiutare ed accompagnare in questo impervio percorso,forse non so ancora bene come aiutarmi,ma so per certo che non mi fa bene chi mi dice “hai di nuovo le tue paturnie?” “ma cosa ti manca…”insomma i soliti discorsi superficiali del tipo “si vede che non hai altri problemi nella vita e allora te li crei da sola”...

    ecco sto allontanando tutte le persone così,che si permettono di giudicare non sapendo,le auguro di non dover mai affrontare una cosa del genere nella vita perchè ne verrebbero distrutti.

    Oramai io non ho più attacchi di panico ma una terribile ansia generalizzata che mi assale al mattino quando apro gli occhi e mi accompagna per tutta la giornata,magari mi lascia in pace per un paio d’ore ma poi ricomincia e mi fa vivere malissimo in ogni campo della mia vita.

    Dottoressa mi piacerebbe tanto che mi desse un consiglio su come muovermi e se posso chiedere aiuto a qualcuno.

    un abbraccio a tutti

  9. SIMONA scrive:

    ciao a tutti ,
    e grazie per le testimonianze mi tirano su di morale , mi fanno sentire meno sola .

    Sono quattro anni che soffro di attacchi di ansia e di panico e per risolvere il mio problema ho cercato di informarmi leggendo libri prendendo pillole dottori psichiatri poi ho smesso prendo solo delle gocce per placare un po quest’ansia che mi batte dentro , all’inizio ero molto piu spaventata di adesso .

    Oggi ho paura non posso negarlo , ma penso di essere piu’ forte e di affrontare quel momento con piu’ determinazione cercando di farlo passare piu velocemente possibile cercando di comunicare con qualcuno immediatamente ,

    mi aiuta se sono sola chiamo qualcuno a volte non dico neanche di stare male cerco di far finta di niente , ma dentro di me non è così .

    Spesso mi prendono mentro guido e non vi dico la fatica che faccio a prendere la macchina …

    spero per me e per tuttoi voi di trovare una soluzione che forse è dentro di noi , con questa brutta esperienza la mia vita è cambiata e vorrei ritornare ad essere serena come un tempo .

    Non so se questo accadrà ma lo auguro a tutti .

    Non abbiate paura .

  10. Katia scrive:

    Buongiorno d.ssa forse è la seconda volta che scrivo e devo dire che i suoi consigli sono molti validi.

    Sono finita una volta in P.S. e mi sono ritrovata su un lettino al centro della stanza da sola .

    Ero in preda a convulsioni con la pressione a mille, e per fortuna un’anima buona ha fatto entrare mio marito.

    Mi hanno riempito di tranquillanti dopo che uno psigologo con umanità ZERO, mi ha visitato.
    Sono uscita da lì dopo due ore, ubriacata di farmaci e basta!

    Da quel momento ho incominciato il calvario dei farmaci di serotonina che il corpo li rifiutava.

    Ora vado avanti con ansiolitici e psicoterapia, ma il problema grosso è che ho un bimbo di 3 anni mezzo e sono sola con mio marito.
    Lui ha fatto fatica a capire cosa mi stesse succedendo e solo dopo una seduta con me dalla psico ha capito.

    Quando ho gli attacchi ho bisogno di lui e quando sono sola mi faccio coraggio con mio figlio.

    Attuo le varie tecniche penso che è solo la mia mente che crea il problema e devo pensare in modo positivo ecc. , ma purtroppo non riesco più a fare le cose più banali (le passeggiate che adoravo farle, il ristorante mi è un pò ostile ecc.).

    Io non demordo anche perchè sono stufa di prendere farmaci (li odio) e spero che al più presto ci sarà una svolta nella mia vita perchè voglio vivere con mio figlio e mio marito al meglio senza essere un peso.

    Grazie e scusate dello sfogo .

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