Attacco di panico e amore

Roberta, una giovane e simpatica  lettrice del Blog, dal cuore gentile, che ama aiutare gli altri, scrive : “Sono Roberta e sono nuova del blog.
Brevemente la mia storia: è da un anno che soffro di DAP, sono sposata da pochi mesi, ho 35 anni.

Io e mio marito desideravamo un bimbo subito dopo il matrimonio, ma questo non è stato possibile perchè i miei attacchi  di panico più violenti li ho avuti proprio subito dopo il matrimonio ( sembrerà ridicolo ma è così). Ci ho messo un po’ a identificarli, poi, al pronto soccorso, un medico mi ha consigliato di prendere dei farmaci calmanti. Mi è crollato tutto addosso: non volevo farmaci, volevo un figlio e la felicità con mio marito…

Una domanda: l’amore vince sempre, l’amore è più forte di tutto, ma allora perchè mi lascio sopraffare dalle mie paure ? Perchè allora l’amore si lascia bloccare ? Perchè non è abbastanza profondo ? Perchè è egoista ?

Il libro della dott.ssa Laura Bolzoni Codato mi ha aiutata moltissimissimo, ogni volta, quel libro aveva da dirmi qualcosa di nuovo e di diverso, così come i suoi MP3, così come leggere le vostre vite, le vostre storie, i vostri combattimenti contro il malessere…

…Ho cominciato e rinascere.
…Ho rimesso su i 12 chili persi, ho ricominciato ad andare al lavoro, a vedere gente, a stare bene, a sorridere e a ridere.
Non ho più avuto attacchi di panico (ora è da luglio) …”

Rispondo alle domande di Roberta, che come tutti i lettori del Blog non ho mai conosciuto di persona, ma solamente attraverso le parole scritte nei Commenti, dedicandole questo piccolo racconto, che da solo esprime il valore e il significato profondo dell’amore.

RITORNA AD AMARE,  RIAPRI LA PORTA DEL TUO CUORE

Questa è la storia di un nuvolotto di nome Puffi, che viveva insieme a tanti piccoli nuvolotti, con cui solcava i cieli velocemente, lasciandosi andare al vento.

E proprio il Vento era il maestro di  Puffi e gli insegnava i misteri della vita.

Il Vento lo portava a conoscere i luoghi più lontani della terra e gli spiegava tutti i perché delle cose.

Puffi voleva scoprire i misteri più grandi dell’universo.

Ma,  a dire il vero, la cosa che più voleva conoscere era l’amore.

Un giorno Puffi chiese al Vento: “Come posso trovare quello che cerco?”

“Devi amarlo e desiderarlo più di ogni altra cosa!” rispose il Vento.

“Oh!” esclamò il nuvolotto e corse veloce nel cielo, impegnandosi con tutto se stesso nella ricerca.

Lungo il suo percorso incontrò alcune nuvole, dedite ai divertimenti di una vita spensierata e si unì a loro per dimenticare la tensione e lo struggimento della sua ricerca.

Correva spensierato nel cielo fino a notte fonda, passava sulle città, andava nei luoghi più rumorosi, per far tacere il suo forte richiamo interiore.

Un giorno correva nel cielo, sorvolando il deserto del Sahara insieme ai suoi nuovi compagni.

Volando vide una duna dorata, splendida.

Rimase incantato a guardarla, mentre i compagni di gioco e di avventura lo richiamavano con sé a gran voce.

Puffi era rapito dalla bellezza di lei.

“Salve” , gli disse la duna, “mi chiamo Onda”.

“Salve, mi chiamo Puffi, “Come è la vita laggiù?”

“Sole…vento e tanto caldo” rispose Onda  “ E la tua vita com’è?”

“Sole, vento e tanti voli nel cielo!”

“Che bello deve essere poter godere di tanta libertà. Sarai un essere molto felice!”

“No! Non sono felice” rispose Puffi “da tanto tempo cerco qualcosa che ormai, credo non riuscirò mai più a trovare”.

E tutto il dolore che era nel suo cuore di nuovo sgorgò.

La duna vide il dolore di Puffi e aprì il suo cuore: “La mia vita è molto breve. Quando il vento ritornerà, probabilmente sparirò, verrò spazzata via”.

“ Ti dispiace?” chiese Puffi.

“Sì, un po’. Credevo anch’io di poter trovare una cosa che invece ormai non verrà”.

“Che cos’è ?”

“L’amore. Quando una duna lo trova sboccia un giardino di fiori proprio qui, in mezzo al deserto…”

E mentre la duna parlava Puffi la guardava e provò per lei un amore profondo, immenso e in un solo istante desiderò la sua felicità.

Nulla fu più importante che darsi a lei in un dono totale, senza riserve.

Così le sussurrò: “Ti amo, piccola Onda” e con un intento forte aprì il suo cuore per donarsi completamente….

…..e nell’intento si sciolse in una pioggia luminosa…

…che, come una musica delicata, cadde sulla duna.

Puffi sparì nel cielo azzurro e di lui non rimase più nulla.

Il giorno dopo la duna era fiorita.

AMARE E’ APRIRSI A RICEVERE

Quando si attende un bambino, con sincero desiderio e in modo consapevole, ignorando la paura dell’ignoto, come sta facendo Roberta, ci si incammina spesso in un percorso di purificazione.

E’ come se il piccolo individuo che sta per arrivare, diciamo poeticamente, dallo spazio silenzioso dell’Infinito, chiedesse ai suoi genitori un cambiamento, per elevare ancora di più la loro realtà, già bella.

Nella vita per ottenere qualche piccolo successo bisogna spesso fare molta fatica, rimboccarsi le maniche, darsi da fare, affrontare numerose sfide e tanti sacrifici.

Si pensa che per attirare un nuovo piccolo essere nella nostra casa, si debba fare lo stesso sforzo.

Invece le cose non stanno proprio così.

Per creare un bambino non serve fare tanta fatica: il corpo, grazie all’energia vitale sa saggiamente da solo che cosa fare.

E allora che cosa può fare la futura mamma che continua ad aspettarlo, ma non lo vede arrivare?

La mamma può AMARE, può APRIRSI A RICEVERE.

Questa apertura all’ignoto, a un dono che può soltanto arrivare dal Nulla, portandoci la felicità, non è facile da mantenere.

Dopo qualche tentativo andato a vuoto si inizia a interrogarsi e a chiedersi: “Che cosa c’è che non va in me, nel mio corpo oppure in quello di mio marito? Perché il bambino non arriva?”

Tutto sta andando bene, Roberta, è soltanto il momento di trovare che cosa c’è ancora in te stessa oppure nella tua vita da cambiare, perché non è completamente allineato con questa nuova e meravigliosa meta.

Forse è più spazio nella tua casa che va conquistato, con il progetto interiore di creare una cameretta per il piccolino, forse è qualche paura fisica legata al parto che va abbandonata, forse è un nuovo modo di arrenderti alla Natura che va conquistato, forse è l’idea di fare con sforzo tutte le cose che va abbandonata, forse è più tranquillità, più allegria e meno stress che va creato nella tua vita.

Lascia che questo processo di purificazione si manifesti, perché ti permette di fare passi nuovi sulla strada dell’amore.

Continua ad avere fiducia, rimani aperta a ricevere l’amore, non soltanto a darlo, come sai già fare molto bene, con impegno e calore.

Se persegui lo scopo di rimanere incinta, ogni mese sarai in tensione, aspetterai con ansia il risultato e …se il test di gravidanza non sarà positivo, rimarrai delusa.

Lo scopo mancato lascia un vuoto e riporta la paura dell’ignoto.

Prova a lasciar andare lo stress dello scopo mensile di avere un risultato concreto e coltiva insieme a tuo marito con cura, con tanto affetto la vostra nuova meta evolutiva, da desiderare nel lungo periodo di tempo: “diventare  una famiglia, essere in tre a casa nostra” .

Roberta, ti auguro di  amare e di desiderare il tuo bambino più di ogni altra cosa al mondo, come ha fatto il nostro nuvolotto Puffi e spero insieme a te che nel vostro giardino fiorisca, quando sarà il momento giusto, il fiore più bello!

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1) Che relazione senti tra l’attacco di panico e la mancanza di amore?

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410 risposte a Attacco di panico e amore

  1. ANNA LISA scrive:

    HO SEMPRE SOSTENUTO, DAL PRIMO GIORNO CHE HO TROVATO QUESTO FANTASTICO BLOG, CHE LA DOTT.SSA LAURA BOLZONI E CHI CURA MAGNIFICAMENTE QUESTO SITO FOSSERO PERSONE DIVINE, MA NEL SENSO VERO DELLA PAROLA, NON LO SO SE E’ PERCHE’ AVERE UN BAMBINO OGGI E’ IL MIO DESIDERIO PIU’ GRANDE MA DOPO QUESTO BRUTTO PERIODO CHE STO ATTRAVERSANDO HO RIMANDATO SEMPRE DI PIU’ QUESTO MIO DESIDERIO, MA VOGLIO DIRLO E RIMBADIRLO LA DOTT.SSA MI HA REGALATO TANTO MA QUESTO ARTICOLO E’ STATTO QUELLO KE DI PIU’ TOOCCANTE ABBIA POTUTO LEGGERE , DOTT.SSA E’ RIUSCITA A TOCCARMI NEL PROFONDO CON LE SUE DOLCI E MERAVIGLIOSE PAROLE, DOTT.SSA E’ GRANDIOSA LA RINGRAZIO IN PRIMA XSONA, FARO’ TESORO DI QUESTO ARTICOLO E DEI CONSIGLI CHE HA DATO

    A ROBERTA E A TUTTE NOI DESIDEROSE DEL DONO DEL SIGNORE UN GRAZIE INFINITE ..

    ROBERTA SONO CONTENTA E RINGRAZIO ANCHE TE X QUESTO MERAVIGLIOSO ARTICOLO!

    AUGURISSIMI! UN BACIONE.

  2. eddi scrive:

    Cari amici,

    non risponderò alla domanda di Laura, non perché non sia interessante (lo è molto anzi, tant’è che prossimamente lo farò), ma perché voglio spendere due parole su questo blog.

    Nell’attuale declino dell’espressione scritta; in un momento storico in cui i vecchi imperativi morali sono caduti favorendo una permissività che tende a pervadere la società nel suo insieme; il fatto che il comportamento volgare e arrogante è considerato ormai necessario, non solo all’affermazione degli adulti, ma – temo – alla crescita del bambino addirittura;
    la poesia può salvarci (e per poesia intendo ciò che va di là dalla razionalità pura; l’immagine che zampilla inattesa; quella che i francesi definirono una volta esprit de finesse).

    La favola – tenerissima – di Puffi e Onda mi rammenta (e ci rammenta) che abbiamo bisogno dei miti, poiché da essi comincia la conoscenza di sé.
    L’avevano capito gli antichi che proprio attraverso i miti insegnarono a sé stessi e alle generazioni future ciò che è vita e ciò che è morte in noi, ciò che è amore e ciò che, scambiato per passione, è mera soddisfazione degli istinti primordiali.

    Grazie alla dottoressa Laura Bolzoni Codato dunque, non soltanto per l’ottimo e-book (è stato ed è tuttora è la mia medicina); ma anche perché, con la delicatezza e la sensibilità proprie di chi si nutre anche di intuizioni, dei messaggi che partono dal cuore, ci offre un aspetto della vita e del mondo che forse tendiamo a porre in secondo piano a causa della disarmonia che regna tra gli uomini.

    Grazie

    Un abbraccio…
    oggi voglio usare un aggettivo che ben rappresenti il mio entusiasmo per la scoperta di persone come Voi…
    un abbraccio, dicevo,
    \”vigoroso\”

    A presto

    E questo blog sovente è attraversato da poesia.

    • Dott.ssa Laura Bolzoni Codato scrive:

      Grazie Eddi!

      Il tema di questo articolo può toccare il cuore oppure può irritare moltissimo.

      Un cuore che è stato molto ferito, che è stato graffiato, che ha dovuto contenere molto dolore, quando nella vita viene nuovamente accarezzato per un attimo dall’amore oppure dal ricordo dell’amore ( perché ormai ha dimenticato la dimensione del sentire e dell’immaginare ) purifica, buttando fuori tutto il veleno che ha dovuto assaggiare fino a qui.

      E spesso la purificazione avviene con rabbia, con odio, con rancore.

      E’ come uno spartiacque, che indica percorsi diversi e completamente alternativi, che la persona liberamente sceglie.

      La semplicità nella comunicazione e la naturalità nell’approccio, possono confondere e disorientare le persone, specialmente se c’è un’abitudine e una consuetudine, ormai diventata dominante, ad accostare l’attacco di panico solamente a concetti scientifici e clinici come: malattia cerebrale grave, disfunzione neurovegetativa quasi incurabile, una sindrome organica seria, ecc…

      Come se noi fossimo fatti solamente di corpo e di cervello, di biologia, come se esistessimo soltanto identificati nel corpo e avessimo dimenticato il “CHI” ha un corpo, il “CHI” sente l’attacco di panico.

      Naturalmente la persona che sta male è corretto che segua liberamente l’approccio che sente più adatto a sè, quello che le dà maggiore sicurezza.

      E come scrivo spesso, qui sul Blog, tutto, ma veramente tutto quello che una persona sente che le può fare bene, va fatto.

      Posso comprendere molto bene l’irritazione che l’accostamento di parole come “amore” a un problema serio ( anzi malattia secondo quasi la maggioranza degli attuali ricercatori) come il disturbo di panico, perché è capitato anche a me, nei dieci anni che ho convissuto con questo “indesiderato ospite” di rimanerci malissimo, quando la mia migliore amica, una cardiologa, ricercatrice ( un giorno forse parlerò di lei) mi disse: “L’attacco di panico in fondo viene solo alle persone che hanno il “ cuore piccolo e chiuso”, che non sanno amare, che non accettano di non poter controllare tutto…”

      Mi sentii profondamente ferita, rimasi in silenzio, mordendomi la lingua per non parlare perché ero troppo arrabbiata e tanto addolorata.

      Caro Eddi, sentirmi dire da una scienziata che non sapevo amare è stata una vera pugnalata al mio orgoglio di persona, che da sempre ha dato valore al servizio agli altri esseri umani.

      Però….quella frase forte, – che tuttora non condivido per nulla -, mi fece riflettere a lungo se veramente esiste una possibile relazione tra l’attacco di panico e l’apertura del cuore, l’apertura che fa dire finalmente “sì “ alla vita!

      P. S.

      Preciso che l’attacco di panico, come scrivo nell’Ebook, ha una natura multidimensionale e questa, anche se molto importante, è soltanto una delle dimensioni.

  3. lola scrive:

    eddi meraviglioso il tuo commento
    la poesia può salvarci

  4. manuela scrive:

    Buongiorno amci fiori, volevo chiedere alla dottoressa un consiglio sulla paura della gente, non so come si chiami, cioè la paura di alcune persone, come affrontarla. Ieri ho perso il controllo, mi ha chiamato la scuola che mio figlio si era fatto male ad un piede e il bimbo strillava, non vi dico come sono stata, ho ingigantito tutto, stavo male… Comq per fortuna nulla di rotto, consigliatemi!

  5. roberta scrive:

    ECCOMI QUI !
    Dott.ssa cara, GRAZIE.
    Grazie per aver dato colore e linfa alle mie domande con le sue risposte.

    Provo a rispondere alla domanda che ci propone premettendo che la mia risposta si basa molto anche su ciò che sta emergendo dai miei colloqui con la mia psicologa.

    Credo di stare scoprendo che è proprio la mancanza di amore a creare il conflitto, il disallineamento, il non equilibrio….
    Mancanza di amore nel senso più generale del significato.

    Nel mio caso, sto capendo, che a me stessa manca l’amore nei confronti di me stessa !!! (scusate il giro di parole ).
    Come raccontavo in qualche altro vialetto di questo giardino io avevo una sorella che non ho mai conosciuto perchè è nata e morta prima del mio arrivo sulla terra, è stato un incidente al momento del parto. Ho scoperto di aver avuto una sorella quando ero molto piccola imparando a leggere sillabando il mio nome e cognome sulla sua piccola lapide.(lei si chiamava come me).
    in modo molto inconsapevole (forse ne sto prendendo consapevolezza solo ora, ripeto grazie all’aiuto della psico), io non ho accettato me stessa credendo di essere lei, io ho vissuto fino a qualche tempo fa in una tomba, nella sua tomba, cercando di essere sempre una brava figlia per “meritare” di essere altrettanto accettata come figlia dei miei genitori che, secondo me piccola, non mi avrebbero mai messa al mondo se lei fosse vissuta.

    Io mi sono fatta piccola, credendo di dover vivere in silenzio, senza deludere le aspettative dei miei genitori perchè io , in fondo, ero la seconda roberta, lei era la prima.

    Ma tutto questo film me lo sono creata tutta da sola, con tanto tanto tanto dolore da parte dei miei genitori adesso, quando ho raccontato dove mi ha portato il percorso psicologico.

    Io non mi sono mai veramente amata, da piccola, con il modo di vivere di una bimba di 5 anni, e poi, da grande ora.
    Poi qualcosa è scattato e roberta non ha più accettato di vivere nella tomba, roberta ora vuole uscire, vivere, sorridere, essere armonica …ma questa esplosione di vita che desidero è in contraddizione con la roberta che io stessa ho costruito. Allora PANICO.
    Sto capendo che devo pian piano imparare ad amarmi, a sentirmi unica nel bene e enl male, devo “ritornare ad amare e riaprire la porta del cuore”.

    Per questo cara dottoressa appena ho letto queste parole che lei mette come “titolo” ad una bellisssima immagine….ho pianto.

    Ho pianto lacrime di tristezza profonda per la piccola roberta che è ferita, che si è sentita non amata, che si è sentita “la sostituta di una sorella”, lacrime di rabbia, di tenerezza, ma anche di gioia perchè ora ne ho consapevolezza e posso ricostruire, imparare, amare, aprirmi all’amore.
    Penso che questo sia almeno l’inizio.

    Per quello che riguarda il bimbo che vorrei, le sue parole sono commoventi, toccanti e piene d’amore, cercherò di metterle in pratica.

    Cosa non è completamente allineato nella mia vita con questa meta? La paura del panico in gravidanza o nei primi mesi di vita del bimbo (sarò all’altezza ? e se mi viene ancora il panico ?), la paura di essere stanca fisicamente e quindi di provare palpitazioni, sudori ecc, e quindi la mancanza di allegria .

    Penso di non riuscire a trovare le parole giuste per ringraziarla cara Laura, non solo per l’articolo intero che mi ha dedicato, ma anche per la creazione di questo blog, per la cura e l’amore che mette per nutrirlo, per la sua delicatezza, per il suo modo di spiegarci le cose.
    GRAZIE di cuore.

    Penso che il modo più bello che ho per ringraziarla è prorpio quello di mettere in pratica, di fare miei nella mia vita i suoi consigli, suggerimenti, e allora voglio ringraziarla con questo proposito: fare ogni giorno della mia vita un piccolo passo verso l’amore !

    Le voglio bene di cuore,
    roberta

  6. daniela A. scrive:

    cara dottoressa, veramente aspettavo una sua risposta, ma vedo che risponde solo a chi le pare a lei…..tutti uguali siete perchè non mi risponde????????? e non mi dice cosa pensa di quello che ho scritto, forse è intenta a fare l’orticello o a fare il pane, ma si ricordi chi è dentro l’ansia ma quella brutta non ha la forza di fare queste cose e le sue belle parole servono a poco……

    • Dott.ssa Laura Bolzoni Codato scrive:

      Daniela A. ,

      perché desidera una risposta da me, se secondo lei le mie parole “servono a poco”?

      Il fatto che lei soffra di ansia, e mi dispiace, non le dona il “privilegio” di criticare e di sollevare inutili polemiche.

      Il mondo di internet è ricchissimo di siti e di forum, dove questo tipo di scambi verbali avvengono, dove le risposte ai suoi quesiti possono trovare piena soddisfazione.

      Le consiglio di leggere il mio articolo “Panico e l’arte del non ferire” (ecco qui il link per leggere ) e di partire da qui, se vuole migliorare la sua realtà di vita e le sue relazioni.

      Il non ferire viene prima, come valore, del dire la verità.

      Come la A nell’alfabeto viene prima della B, come il numero 1 viene prima del numero 2, come la primavera viene prima dell’estate, così il tentare di non ferire, che significa rispettare l’altro essere umano, amarlo, viene prima del dirgli “tutta la verità a tutti i costi”.

      Una verità che ferisce, che non rispetta l’altro essere umano nella sua libertà di scelta, nella sua piena e libera manifestazione, nella sua realtà, non è in armonia con come le cose sono, perchè nega la natura dell’altro come individuo consapevole.

      Ferire significa arrecare dolore fisico, emozionale e mentale all’altro essere umano, che se è molto sensibile e delicato, soffrirà.

      E’ meno importante dire la verità che accettare la verità.

      Ecco perchè è corretto tentare di comunicare la verità con amorevole gentilezza, senza offendere.

      Può accettare la piccola verità che se lei continua a mordere la mano della persona alla quale si rivolge, questa stessa persona non la possa aiutare?

      Se lei non mi stima, come appare evidente, che valore può avere per lei quello che dico?

      Nel giardino c’è la neve, gli orticelli attualmente riposano, nel silenzio dell’inverno.

  7. daniela A. scrive:

    cara dottoressa,
    a quanto pare non ha capito niente di quello che ho detto, ha letto quello che ho scritto prima????
    le persone che soffrono di ansia e depressione purtroppo hanno bisogno di farmaci e non di belle parole questo volevo dirle e non volevo offenderla, solo che io a differenza di lei siccome dico la verità secondo lei offendo ma non è così, sono vicina alle persone che soffrono di ansia e depressione e quello che ho voluto dire è che lei non può generalizzare perchè chi sta male ha solo bisogno di stare bene e non vuole solo belle parole, vuole essere in grado di accompagnare i propri figli a scuola, vuole amare la vita, vuole andare dentro ad un negozio senza che il corpo ribolla, vuole essere utile, ma in quel momento purtroppo non ce la fai….perchè la tua volontà è violata, questo voglio dire ma se lei si sente offesa quol dire che non ha capito niente di quello che ho voluto dire, la depressione e l’ansia portano all’autodistruzione e quando hai figli, io non so se lei ne ha, hai solo bisogno di stare bene e non riesci neanche a leggere un libro perchè non trovi la concentrazione, se dicendo questo secondo lei io la offendo, beh sono sono contenta per lei significa che lei di ansia e depressione non ne comprenda molto…..io non voglio offenderla ci mancherebbe è l’ultima delle cose che vorrei fare, ma secono lei una mamma che non riesce a seguire i suoi figli perchè è in preda al panico che cosa deve fare???????
    Se secondo lei questa è un offesa……..se non riesce ad andare al lavoro perchè il suo corpo trema, ha le vertigini, perde la concentrazione, non riesce a fare niente in casa in quanto in preda agli sbandamenti, mi dica lei cosa deve fare???
    Io quando ero in quelle condizioni non riuscivo nenahce a tenere un libro in mano e a leggere perchè mi sbandava la testa, questo volevo dire e non credo che sia un offesa questa è pure e semplice realtà.
    Quando è necessario ci vogliono i farmaci perchè nel momento in cui devi far forza con la tua volontà è proprio la volontà che non hai.
    Ripeto non volevo assolutamente offenderla volevo solo dirle che non si può generalizzare tutto qui perchè non sai mai chi c’è dall’altra parte.
    La saluto cordialemente

  8. Katia scrive:

    Salve a tutti! Soffro di DAP da tantissimi anni. Alti e bassi, psicofarmaci, fiori di bach, psicoterapie e chi più ne ha più ne metta.
    Ho letto l’e-book della dott.ssa Laura almeno un paio d’anni fa, è interessante, ma quando ci sono i momenti bui son bui e basta.
    Ora ho un bimbo di tre mesi e mezzo e, anche per lui, vorrei liberarmi di questo disagio che m’invalida al 200% definitivaente.
    Mi piacerebbe pure scambiare consigli e pensieri con qualcuno di voi che ha gli stessi disagi e sintomi miei così da poterci far forza a vicenda.
    Salutoni

  9. daniela A. scrive:

    Ciao Katia,
    ti capisco benissimo, eccome se ti capisco vorrei contattarti ma non so come fare non posso lasciarti la mia email, ma mi piacerebbe molto confrontarti con te anche io sono nella tua stessa situazione.
    Ti abbraccio forte e mi raccomando cerca, nel modo che puoi, di stare vicino a tuo figlio…..bacioni
    Daniela

  10. Mattia scrive:

    Cara dottoressa

    rispondendo alla domanda, penso che la mancanza d’amore, o meglio,la percezione di non essere stati amati abbastanza, in tenera età, come ognuno di noi si aspetta e desidera, sia molto collegata con l’ansia e l’attacco di panico. anzi ,forse l’attacco di panico,in alcuni casi, è propio una richiesta esplicita di attenzione e amore che non si riesce a comunicare in altro modo.

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